Il Papa: «La Parola di Dio è l'unica che viene incontro alla nostra sete di significato»
di Irene Funghi
Nell'udienza del mercoledì, Leone XIV, chiede di imitare Cirillo e Metodio nella costruzione di un'Europa unita politicamente e spiritualmente. Poi la catechesi sulla costituzione dogamatica "Dei Verbum"

Nella Giornata mondiale del malato, Leone XIV parla i fedeli del mondo, nell’udienza generale del mercoledì mattina in aula Paolo VI, della «risollevante medicina» della Parola di Dio, cuore della catechesi “Costituzione dogmatica Dei Verbum. La Parola di Dio nella vita della Chiesa”, parte del ciclo su “I documenti del Concilio Vaticano II”. Nei saluti, si unisce spiritualmente a quanti celebrano questa giornata a Chiclayo, sua terra di missione in Perù, e a quanti sono stati colpiti dalle inondazioni in Colombia di questi giorni: «Esorto tutta la comunità a sostenere con la carità e la preghiera le famiglie colpite», ha detto. Si rivolge poi a quanti soffrono per le divisioni causate delle guerre, altro morbo che affligge l’umanità. Lo fa salutando i cristiani di Terra Santa di lingua araba, della scuola delle suore di Nazareth di Haifa, in Galilea, e, rivolgendosi ai polacchi, ricordando i santi Cirillo e Metodio: «Torniamo alla loro opera apostolica», ha chiesto, citando l’impegno di san Giovanni Poalo II, «nella costruzione di una nuova unità del continente europeo, per superare tensioni, divisioni e antagonismi – religiosi e politici».
La scuola a cui ha chiesto di tornare è anche quella di Maria, venerata oggi come Vergine di Lourdes e maestra per chi vuole accogliere la Parola di Dio. Nell’udienza, il Papa ha sottolineato il «legame profondo e vitale che esiste» tra la Parola e la Chiesa, luogo in cui, ha ricordato citando la Dei Verbum, non è mai mancata la venerazione per le divine scritture come per il corpo del Signore: due mense, entrambe, di cui i fedeli hanno bisogno. Proprio per questo, è stato sottolineato, «la vita della Chiesa» è stata da sempre il «luogo originario dell’interpretazione scritturistica», ricorda Prevost, citando l’esortazione postsinodale di Benedetto XIV Verbum Domini, arrivata nel 2008, dopo l’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.
L’attenzione alla Parola di Dio, però, parte da lontano. Il Papa prende in prestito le parole di san Girolamo per ricordare che «l’ignoranza della Scrittura» «è ignoranza di Cristo». E lo fa insistendo sulla relazione personale con Dio che la Scrittura permette di coltivare: «Questa celebre espressione di San Girolamo ci ricorda lo scopo ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in rapporto con Dio, rapporto che può essere inteso come una conversazione, un dialogo», in cui «Dio parla agli uomini come ad amici». Questo accade, ha indicato il Papa, quando «leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi». È per custodire questo tesoro e permettere a tutti i fedeli di «abbeverarsi a questa fonte», quindi, che viene richiamata l’importanza del lavoro degli esegeti e di quanti svolgono il ministero della Parola, tra cui vescovi, presbiteri, diaconi e catechisti. «Ma la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di sé stessa – esordisce poi Leone XIV –, la apre continuamente alla missione verso tutti». «Viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote!», esclama. Nel rumore quotidiano, il sussurro di Dio rimane l’unico in grado di nutrire davvero, nonostante «a volte ascoltiamo anche parole sagge», continua. La Parola, invece, «viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita – conclude –. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze». Al termine dell’udienza, e dopo il canto del Padre nostro, infine, Leone XIV si è fermato in preghiera, accedendo un cero, davanti alla riproduzione della grotta di Lourdes nei Giardini vaticani.
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