Nascondimento

Il desiderio di passare inosservati, oggi, può diventare una forma radicale di libertà: non fuga dal mondo, ma scelta di umiltà, attesa e apertura a un Altrove.
May 5, 2026
“I grandi uomini vogliono i quattro mari: io desidero soltanto passare inosservato”, sono parole di Tao Yuanming poeta eremita cinese del IV secolo. Lo scopro grazie all’amico Davide Brullo che dalle pagine della sua preziosa rivista culturale, pangea.news, regala quotidianamente perle poetiche. Tao Yuanming fece carriera come funzionario ma, quarantenne, abbandonò tutto, rifugiandosi tra i monti, da lì provengono le sue parole: “io desidero solo passare inosservato”. Il corpo nella sua concretezza diventa così qualcosa da nascondere agli occhi degli altri, una sorta di paradosso, venire alla luce per poi scegliere l’ombra.
Nella nostra epoca (ma come in tutte le epoche!) in cui impera il dogma della visibilità il desiderio di passare inosservati rimane forse l’unica scelta rivoluzionaria possibile, l’ultimo sussulto di libertà, se il nascondimento però è accompagnato da sofferenza, incomprensione, povertà, se è aperto all’alterità, se non sfocia nel narcisismo. A ognuno di noi di interrogarsi sul valore del nascondimento, a noi il chiederci se il corpo che siamo non chieda, in fondo, solo di essere sepolto, Altrove. Si può scomparire per umiltà, ci si può nascondere come un tesoro, si possono prendere le distanze dal mondo per sfinimento o per cercare Dio. Si può nascondere il nostro corpo come un seme, testimoniando l’arrivo di una primavera chiamata Resurrezione.

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