Giuseppe

Giuseppe, nel silenzio, diventa corpo obbediente e coraggioso: si alza nella notte, porta in salvo Maria e Gesù e testimonia una libertà che nasce dall’ascolto dell’appello di Dio.
May 1, 2026
"Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo", Giuseppe non dice mai una parola, nemmeno una. È il suo corpo che parla, è il suo corpo che ascolta. Deposto si lascia raggiungere in sogno dalle parole degli angeli, principe dei sogni, come il Giuseppe del Testamento Antico, non oppone mai resistenza, la sua annunciazione non prevede dialoghi, opposizioni, discussioni, Giuseppe è un corpo che trasforma spazio e tempo i comandi del Signore. Giuseppe è mani che stringono al cuore Maria e Gesù per portarli in salvo, Giuseppe è piedi che camminano in controesodo fino all’Egitto, Giuseppe è uomo che attende, sempre in silenzio, il segno per poter ritornare.
Giuseppe sembra l’opposto dell’idea di libertà che ci abita, dell’autodeterminazione, invece Giuseppe ci testimonia che l’unica libertà che abbiamo è quella di lasciarci plasmare dall’appello del Padre, che è sempre una chiamata alla vita. Giuseppe “si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”, un corpo che nella notte si alza, risorge, coraggioso e commovente, patrono di tutti i corpi a cui è richiesto di vedere la vita nel ventre delle tenebre. Giuseppe che porta in salvo Gesù, il nuovo e definitivo Mosè, salpando tra le acque di un Nilo tenebroso e pericoloso. Giuseppe patrono di chi è chiamato a credere in un Dio che vuole avere ancora bisogno del nostro corpo per non morire.

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