Trump minaccia di ridurre le truppe americane anche in Italia
Dopo aver annunciato un possibile parziale ritiro di militari dal suolo tedesco, il presidente Usa ha affermato che potrebbe fare lo stesso anche nel nostro Paese e in Spagna. Il ministro Crosetto: «Non capirei le ragioni di un ritiro»

Dopo aver annunciato di voler valutare una riduzione del contingente americano sul territorio tedesco, il presidente statunitense Donald Trump ha aperto alla possibilità di un ritiro di truppe anche dall’Italia e dalla Spagna, accusandole di non aver sostenuto adeguatamente gli Stati Uniti nel confronto con l’Iran. Trump è entrato nell’argomento rispondendo alla domanda di un giornalista in merito a un possibile ritiro di militari anche da Italia e Spagna, oltre che dalla Germania. «Probabilmente», è stata la risposta, «perché non dovrei?». Il tycoon ha poi rincarato la dose: «L’Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile».
Un motivo motivo forte di frizione con l'Italia riguarda quanto accaduto a fine marzo con il rifiuto del nostro Paese di concedere la base di Sigonella per l’atterraggio di alcuni velivoli militari diretti verso il Medio Oriente. La replica del governo italiano all'annuncio di una probabile riduzione di truppe Usa in Italia non si è fatta attendere: «Non ne capirei le ragioni - ha dichiarato all'agenzia Ansa il ministro della Difesa, Guido Crosetto -. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani».
Una questione di sicurezza strategica si sta dunque trasformando in un messaggio politico diretto agli alleati europei. Il primo bersaglio della Casa Bianca resta però la Germania. Se i militari statunitensi sul territorio italiano sono circa 13mila, a Berlino ne sono schierati 35mila, quasi la metà degli 80mila presenti complessivamente in Europa. La minaccia di ridurre questo contingente è maturata in seguito alle critiche del cancelliere Friedrich Merz alla gestione americana del conflitto con l’Iran, giudicata da Berlino inefficace e umiliante per Washington. Trump ha reagito accusando Merz di occuparsi troppo di politica estera e troppo poco dei problemi interni del suo Paese, dall’immigrazione all’energia. La possibile estensione del provvedimento a Italia e Spagna fa però capire che non si tratta soltanto di uno scontro personale con il governo tedesco.
Per comprendere il contesto di questo nuovo fronte, è necessario considerare che queste prese di posizione del presidente americano rientrano in una strategia più ampia che da tempo mira a ridefinire i rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Per l'amministrazione Trump, infatti, la protezione militare americana non può più essere data per scontata, ma deve tradursi in un sostegno concreto alle priorità strategiche di Washington. E il rimprovero agli alleati riguarda più situazioni: dal non aver affiancato gli Usa con sufficiente determinazione nello scontro con l’Iran, al non voler accettare che il peso del conflitto in Ucraina debba ricadere soprattutto sugli europei, trattandosi di una crisi «alla loro porta». L'idea di fondo di questa amministrazione è che gli Stati Uniti sostengano costi sproporzionati per la sicurezza dell'Europa e che, sempre nell’impostazione trumpiana, la Nato non sia un’alleanza difensiva fondata su solidarietà automatica, ma un "patto" da rinegoziare continuamente in base agli interessi americani.
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