«In Libano in atto un ecocidio». L'accusa del governo a Israele

Dal 2023 al 2025 nel Sud del Paese il 48% delle terre agricole è stato distrutto. Danneggiati pure 5mila ettari di foreste e rase al suolo 220mila unità abitative in decine di villaggi lungo il confine
April 30, 2026
«In Libano in atto un ecocidio». L'accusa del governo a Israele
Fumo bianco sale dal villaggio di Taybeh, nel Sud del Libano, durante una operazione di demolizione israeliana/ Ansa
«Un atto di ecocidio». Questa è la conclusione di una ricerca che esamina nei dettagli il bilancio ambientale degli attacchi israeliani in Libano. La documentazione è stata raccolta in un rapporto di 106 pagine presentato nei giorni scorsi a Beirut dalla ministra dell'Ambiente libanese Tamara el-Zein. «La portata e l’intenzionalità dei danni di Israele alle foreste, ai terreni agricoli, agli ecosistemi marini, alle risorse idriche e alla qualità atmosferica» scrive Zein nella prefazione del rapporto, «costituiscono ciò che deve essere riconosciuto come un atto di ecocidio, con conseguenze che vanno ben oltre la distruzione immediata».
Se il documento si limita ad esaminare le azioni relative al periodo ottobre 2023 - dicembre 2025, precisano le fonti libanesi, ciò non significa che l'ecocidio si sia fermato. E ricordano il continuo uso di sostanze chimiche vietate dalle Convezioni Onu (Ccw) a salvaguardia dei civili, come nelle munizioni al fosforo bianco lanciate proprio ieri contro la zona di Baraashit e Shaqra. Due giorni fa, anche l'associazione ambientalista “Green Southeners” ha denunciato l'uso del fosforo nella zona di Yaroun provocando l'incendio di una foresta con querce ultra centenarie. Avvenire aveva denunciato quasi due anni fa l'uso del fosforo bianco in Libano pubblicando documenti riservati dell'Onu che accusavano le forze israeliane di aver usato queste munizioni in almeno tre attacchi con l'intenzione di «fare – letteralmente – terra bruciata».
I dati resi noti nell'ultimo report illustrano come il Sud del Libano abbia subito profondi disordini ecologici e la perdita di servizi ecosistemici essenziali. Circa il 48 per cento della copertura arborea e delle terre agricole risulta distrutto; uliveti e fattorie ridotti a terra compattata; falde acquifere contaminate da munizioni e tossine; aria inquinata da fumo e particelle di zolfo e ossido di azoto oppure da composti tossici, come la diossine. Gli attacchi israeliani avrebbero danneggiato, sempre secondo il rapporto, 5.000 ettari di copertura forestale, causando erosione del suolo, e distrutto 2.154 ettari di frutteti, uliveti, agrumi e piantagioni di banane. «Il danno ambientale che affrontiamo non è semplicemente ecologico», ha dichiarato la ministra Tamara el- Zein alla conferenza stampa. «È una questione che mina la salute pubblica, la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e il tessuto sociale». Ma ci sono, ha precisato il ministro, altre due forme simultanee di distruzione che si sommano alle perdite umane.
La prima, un «domicidio» che consiste nella distruzione totale o parziale di oltre 220mila unità abitative. La seconda, un «urbicidio» che si riflette nella distruzione sistematica di decine di villaggi lungo il confine meridionale, inclusi alcuni quartieri residenziali, infrastrutture, monumenti storici, luoghi di culto e siti archeologici. Il costo totale per il Paese dei cedri è stimato attorno a 25 miliardi di dollari, inclusi 7,2 miliardi di dollari in perdite economiche e 11 miliardi di dollari in costi di ricostruzione. «Il Libano non può sopportare questo peso da solo», ha specificato Zein. «Chiediamo solidarietà internazionale e sostegno per condividere la responsabilità della ricostruzione ambientale. La portata dei danni e i costi del restauro richiedono azione collettiva e partnership a lungo termine».
Commentando i risultati del rapporto libanese, Doug Weir, direttore del Conflict and Environment Observatory, un'organizzazione no-profit con sede nel Regno Unito che studia l'impatto ambientale delle guerre, ha detto al Guardian che «purtroppo, alcuni elementi del rapporto sono già obsoleti a causa della devastazione causata da Israele successivamente al periodo esaminato, in particolare nell'area che occupa illegalmente a sud del fiume Litani». Un'area che assomiglia sempre più a una landa desolata. Ieri, dopo fosforo, ruspe, erbicidi e dinamite ha fatto la sua comparsa «l'esplosivo rosa». Sui media libanesi sono circolati filmati e foto di unità del genio israeliano intente a piazzare alcune taniche di plastica sotto alcuni edifici civili. Le taniche contengono un’emulsione liquida a base di nitrato di ammonio, un componente chimico altamente esplosivo e al tempo stesso molto economico.

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