Crolla il petrolio e volano le Borse: l'effetto pace sui mercati

Il Wti perde quasi il 5%, i mercati azionari festeggiano la fine del rischio di una crisi energetica globale
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June 15, 2026
Crolla il petrolio e volano le Borse: l'effetto pace sui mercati
/ REUTERS
Il petrolio crolla, le Borse corrono, gli investitori tirano un sospiro di sollievo. L'annuncio dell'accordo tra Stati Uniti e Iran per mettere fine a una guerra che da quasi quattro mesi scuote il Medio Oriente ha provocato una delle reazioni più nette degli ultimi mesi sui mercati finanziari internazionali. A innescare l'euforia è stata soprattutto la prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz, l'arteria energetica attraverso la quale transita circa un quinto del petrolio commerciato nel mondo. Dall'inizio del conflitto, scoppiato dopo gli attacchi congiunti statunitensi e israeliani contro l'Iran a febbraio, il passaggio era stato progressivamente bloccato, alimentando timori di scarsità dell'offerta e spingendo le quotazioni del greggio verso livelli che non si vedevano da tempo.
La svolta è arrivata nella notte con l'annuncio di un'intesa preliminare tra Washington e Teheran. «Con l'apertura dello Stretto di Hormuz, prevista per venerdì, in concomitanza con la firma dell'accordo e per consentire le operazioni di sminamento, il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio sia della regione che del resto del mondo», ha scritto Donald Trump sul social Truth. Parole che sono bastate a cambiare radicalmente il sentiment degli operatori. Il mercato ha immediatamente scontato il ritorno di consistenti flussi energetici e la riduzione del rischio geopolitico in una delle aree più sensibili del pianeta.
Il risultato si è visto anzitutto sul petrolio. Il Wti americano con consegna a luglio è precipitato a 80,76 dollari al barile, in calo del 4,85%, mentre il Brent del Mare del Nord è sceso a 83,50 dollari, con una flessione del 4,39%. Un movimento brusco che riflette la convinzione degli investitori che la riapertura di Hormuz possa contribuire a normalizzare gli approvvigionamenti energetici dopo mesi di tensioni. L'onda positiva si è propagata rapidamente alle piazze finanziarie. In Asia Tokyo ha chiuso con un balzo vicino al 5%, mentre Seul ha guadagnato oltre il 5%. Bene anche i listini cinesi, favoriti dalla prospettiva di costi energetici più bassi e da un contesto internazionale meno incerto.
La stessa dinamica si è registrata in Europa. Lo Stoxx 600, l'indice che raccoglie le principali società quotate del continente, è salito ai massimi da fine febbraio. Francoforte ha aperto stamane in rialzo di oltre l'1,7%, Parigi dell'1,3%, Londra dello 0,7%. A Milano il Ftse Mib ha avviato la seduta con un progresso superiore all'1,4%, trainato soprattutto dai titoli industriali e dai gruppi più esposti al ciclo economico. In evidenza Stellantis, Ferrari, Buzzi e Brunello Cucinelli, sostenuti dall'aspettativa che una riduzione dei costi energetici possa favorire crescita e consumi. Di segno opposto la reazione dei titoli petroliferi. Eni ha ceduto oltre il 4%, mentre Saipem e Tenaris hanno registrato flessioni superiori al 2%. Un andamento quasi inevitabile: se per l'economia globale un greggio meno caro rappresenta una buona notizia, per le società legate all'estrazione e ai servizi energetici significa prospettive di margini meno generosi.
La reazione dei mercati va oltre il semplice andamento del petrolio. Gli investitori intravedono infatti la possibilità che il rientro dell'emergenza energetica contribuisca ad allentare le pressioni inflazionistiche che hanno accompagnato la guerra. Un greggio più basso riduce i costi di trasporto e produzione, alleggerendo uno dei principali fattori di tensione sui prezzi. Non a caso sono saliti anche i mercati obbligazionari, mentre sono diminuite le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali. La prospettiva di un'inflazione meno aggressiva offre maggior margine di manovra agli istituti monetari proprio nella settimana in cui sono attese importanti decisioni di politica economica negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone. Resta tuttavia un elemento di cautela. L'accordo annunciato tra Washington e Teheran è ancora preliminare e dovrà essere formalmente firmato nei prossimi giorni. Restano inoltre aperti nodi cruciali, dal programma nucleare iraniano alle modalità di gestione della navigazione nello Stretto di Hormuz. Ma per ora i mercati hanno scelto di guardare al dato più immediato: dopo mesi di guerra e di paura per le forniture energetiche mondiali, il petrolio potrebbe tornare a scorrere. E questo, almeno per gli investitori, basta per festeggiare.

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