Un Dio ospitale e insieme bruciante
Siamo come Elia: “appa[riamo] in modo inatteso e imprevisto” e poi “in modo altrettanto improvviso scompari[amo]”, ma tutti “incamminati… ‘in Dio’”. Il filo è “il viaggio, il cammino”

Sto iniziando un lavoro sul profeta Elia e, dopo aver letto le pagine bibliche che lo riguardano, cerco alcuni libri che possano servirmi a scendere nel mistero del famoso personaggio biblico, ritrovo un appunto di tanti anni fa del mio professore di esegesi, don Giacomo Facchinetti, “…quest’uomo, che appare alla società degli uomini in un modo inatteso e imprevisto, in un modo altrettanto inatteso e imprevisto scompare dagli uomini per concludere il suo cammino in Dio, un Dio ospitale e insieme bruciante. Ecco il ritorno a Dio su un carro di fuoco. Questo sembra essere l’elemento unificante: il viaggio, il cammino”. Leggo e dimentico Elia, mi aggrappo alla bellezza della frase e penso all’uomo, ad ogni uomo, penso a questa rubrica, alle persone che mi leggeranno, penso alla sapienza contenuta in queste poche righe.
Siamo gente che appare in modo inatteso e imprevisto, come Elia. Nel mio stano modo di vivere lo sperimento quasi quotidianamente, gente che arriva, passa, si confida, persone che poi, magari, non rivedrò mai più. Questo dovrebbe aiutarmi a vivere gli incontri con grande intensità, a donare tutto quello che ho, a non risparmiarmi. Ancora non riesco del tutto, è faticoso eppure è esercizio di fede indispensabile, di affidamento, di consegna. Sto imparando qui ma avrei dovuto impararlo prima. Quante occasioni sprecate, quante relazioni vissute nell’illusone di un tempo percepito come quasi infinito. Invece vivere nelle città da credenti dovrebbe portarci a sentire ogni incontro, anche il più scomodo, come un’epifania improvvisa e divina.
Persone che, come Elia, in modo altrettanto improvviso scompariranno, perché chiamati da altre strade o dalla morte, rischiando di lasciare chi rimanere con tante parole incastrate nel cuore, grumi d’amore soffocante per non aver saputi tramutare in tempo l’affetto in una dichiarazione. Per fortuna, e questo dice la nostra fede, sappiamo che siamo tutti incamminati a concludere il nostro itinerario “in Dio”. E qui mi commuovo, e qui sento tantissimo lavoro da compiere. Immaginare che ogni persona che incontro, in modo più o meno consapevole, correndo o zoppicando, cercando o lasciandosi trascinare, è comunque incamminata verso Dio. Tendere una mano, essere meno duro nei giudizi, ricordare la mia personale fatica nel trovare un sentiero percorribile e imparare dalla memoria la misericordia, guardare dall’alto la città e percepire che siamo tutti nella circolazione sanguigna di Dio, corriamo tra arterie e vene che di sistole in diastole partono a Dio e a Dio ritornano, come Elia, come l’amore, come la vita.
“Un Dio ospitale e insieme bruciante”, mi colpisce la vicinanza di due atteggiamenti che sembrerebbero opposti, Dio è un fuoco che accoglie, illumina, brucia ma non consuma, roveto di biblica tradizione. Ma questa visione, tra le tante interpretazioni possibili, racconta anche delle diverse fasi che possiamo vivere nel rapporto con lui. Un Dio che a volte può apparirci tenero e ospitale e altre bruciante e spaventoso. Estremi che solo la mistica può armonizzare in pienezza. Se ricordassimo questo sapremmo lasciare a ciascuno il tempo di vivere la propria personalissima esperienza di fede. Che belli gli occhi buoni delle persone sagge che sanno accompagnare i tempi dei fratelli con pazienza e profonda intelligenza dello spirito.
Il resto, come per Elia, è un viaggio. Dall’alto di casa mia vedo scorrere l’autostrada della Cisa, tantissimo traffico, alcune sere si scorgono interminabili serpenti rossi, luminosi, sono i fari delle auto che si spostano, guardo e a volte prego per le persone in fila inscatolate nelle auto, penso alla quantità di desideri, preoccupazioni, sogni, paure…prego e grazie a loro mi sento anche io in viaggio. Quel rosso è una traiettoria di fuoco, un carro incendiato, quello che ci sta accogliendo tutti nel nostro liberante ritorno a Dio.
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