Grazie don Peppino, sguardo di una Chiesa vera

Stare al fianco di don Peppino Maffi è stato come sentire credibile e vicina la presenza del Vangelo. Vivere per Cristo sembrava la cosa più naturale e luminosa del mondo, da ragazzo non potevo dubitare che quella fosse una vita piena, buona, giusta
February 15, 2026
Grazie don Peppino, sguardo di una Chiesa vera
Tramonto in collina / ICP
“È morto don Peppino” e una luce dentro si spegne a portarsi via una parte di me che i ricordi non riusciranno a tenere in vita. “Il tempo si è fatto breve anche per me Signore”, così prego, mentre sento il mondo rimpicciolirsi, mentre percepisco che occorre stringersi attorno alle poche cose essenziali, evangeliche. Don Peppino Maffi non era solo un mio strettissimo parente, non solo il modello di prete che ho cercato di imitare, ma anche la presenza fissa di una vita, il compagno di viaggio, lo sguardo saggio di una Chiesa molto esigente e, insieme, estremamente affettuosa. Don Peppino mi ha accompagnato sempre, dalla nascita al mio approdo a Crocetta, era lui, ottantenne, a venire a trovare me, qui, tra i boschi, e questo per me aveva un valore inestimabile. Se ve ne parlo, se condivido con voi questo ricordo, è perché io non ho altro che la mia vita da consegnarvi, è perché Città alta cerca di essere uno spazio dove provo a ringraziare con voi il Signore per il suo modo di visitarmi.
Don Alessandro e don Peppino, mentre concelebrano a Romano di Lombardia
Don Alessandro e don Peppino, mentre concelebrano a Romano di Lombardia
Ma se vi parlo di don Peppino è anche perché, mi pare, ci siano almeno due aspetti che possano aiutare ciascuno di noi a stare al mondo in modo più saggio, più evangelico. Ripensando a don Peppino mi sono accorto che in questi miei cinquant’anni lui è stato per me il volto famigliare della Chiesa. Stare al suo fianco è stato come sentire credibile e vicina la presenza del Vangelo. Vivere per Cristo sembrava la cosa più naturale e luminosa del mondo, da ragazzo non potevo dubitare che quella fosse una vita piena, buona, giusta. La vedevo, la respiravo, la sperimentavo, la desideravo. E questo senza proclami, senza voler convincere nessuno ma con un’autorevolezza dolce che veniva da una relazione viva e discreta con il Risorto.
Ecco, vi scrivo di lui su Città alta perché credo che sarebbe preziosissimo accorgersi delle persone che sanno testimoniare alle nostre storie un’appartenenza a Cristo totale e quotidiana e felice. Non si tratta di idealizzare una religiosità senza tensioni, senza dubbi, non è questo, ma di imparare a vivere un legame con Cristo che sia semplice e vitale, come respirare, bere, mangiare. Vivere. Un legame che ci faccia sentire figli dello stesso Padre. Più invecchio e più mi accorgo, soprattutto ascoltando le vite di fede travagliate di tante persone, che questa famigliarità è il vero grande dono che gli adulti possano regalare ai figli. Forse il mio vero motivo di profonda gratitudine al mio passato. La seconda cosa che don Peppino regalava era il suo sguardo sulle persone, i suoi occhi dilatavano la luce che le persone si portano dentro. A volte, da fuori, sembrava addirittura esagerato, lui vedeva il bello e il buono fin quasi ad annullarne (apparentemente) le sfumature. Io non ho mai capito se fosse frutto della fede, o del suo carattere, o di una disciplina, davvero non lo so e forse non è neppure importante saperlo. Però so che essere guardati e benedetti da persone così, soprattutto in certi momenti della propria storia, è vitale. Non esagero: vitale! Se vi parlo di don Peppino in questo spazio di Città alta è perché in queste ore la mia preghiera di nostalgia e di ringraziamento non può proprio esistere fuori dalla sua nuova presenza accanto alla mia storia ma, soprattutto, vorrei condividere con voi la speranza che ognuno di noi possa trovare sguardi profondi e luminosi, capaci di vedere la luce che ci portiamo dentro. E di mostrarcela. E poi, il tempo per tutti si sta facendo breve, forse è anche il momento di smettere di cercare testimoni, è tempo di raccoglierlo noi il testimone. Che il Signore abiti i nostri tentativi di luce.

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