Come spruzzi di energico limone
Una lettera inviata da una giovane alle monache del Monastero Benedettino di Bastia Umbra è l'occasione per riflettere su una competenza fondamentale: l'ascolto. Quello autentico, che accompagna e discerne

"Ascolta" è la prima parola della millenaria Regola di San Benedetto: la mia, la nostra. Un imperativo senza impero, che consegna uno stile, una prassi, una postura, un modo di stare nel mondo per “comprendere, accogliere, accompagnare e incoraggiare”, così come scritto al n. 30 del documento di sintesi del Sinodo della Chiesa, da cui veniamo esortati. Ed è proprio a questo che ho pensato, subito dopo aver letto le parole di una lettera rivolta al mondo degli adulti scritta da una giovane amica che ogni tanto viene a trascorrere del tempo e dello spazio con noi: "La nostra vita è un filo di lana. Scende, sale, si tende, si spezza, a volte vola. E voi ci avete convinti che ogni oscillazione è un difetto, che se non siamo dritti, perfetti, stabili… allora non valiamo. E così impariamo a controllare. Il cibo. Il corpo. I voti. La perfezione. Impariamo a stringere troppo forte ciò che ci fa sentire sicuri, fino a farci male. Impariamo dipendenze che non sono vizi, ma tentativi disperati di respirare. Perché nessuno ci ha insegnato a stare in equilibrio, solo a non cadere. E allora cadiamo lo stesso, ma da soli.”
Una riflessione, uno scossone, che come uno spruzzo di limone forte, profumato, fresco, energico e tagliente, stimola proprio la nostra postura di ascolto. Un ascolto che necessita di solide fondamenta, per far fiorire quelle altrui. Un profumo persistente quello agrumato, tanto da restare nella memoria olfattiva impresso come un “sigillo” memoriale di ricordi energici e vitali, capace di stimolare la riflessione, l'attenzione e l'intuizione. Addirittura, una ricerca recente mostra come l'esposizione durante il sonno a questa tipologia di profumo abbia migliorato del 226% la capacità di memorizzazione. Queste parole che I. ci ha condiviso credo siano voce e coro di tanti suoi coetanei: generazioni che classifichiamo solo con una lettera e che, date le statistiche degli ultimi anni sull'aumento del disagio e della sofferenza, ascoltiamo troppo poco e solo quando pensiamo di saperlo fare con i nostri criteri. San Benedetto espone il monaco e la monaca ad un ascolto attento, graduale, dettagliato, per decifrare, discernere e accompagnare, per insegnare a stare nelle naturali, evolutive oscillazioni della vita e ad esserci quando gli altri "cadono" perché per primi abbiamo imparato a cadere e a rialzarci noi, perché quel "ho toccato il fondo” non è l’ultima parola sulla vita di nessuno. Senza competenza sul profondo lasciamo che la vita sia relegata ai fondali dell’evasione, della superficialità, lasciandoci solo esperienze “sensitive” e non sensibili, emotive e non indicative, del sentire e non dell’ascoltare.
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