Semplice, come un pugno di riso bianco

S. ha uno stile di vita opposto a quello della Comunità benedettina di Sant'Anna: compie continui viaggi. È un fotografo e con le sue immagini raccoglie fondi per costruire pozzi laddove manca l'acqua. S. potrebbe essere una ciotola di riso bianco: un piatto semplice, che sa di condivisione.
January 22, 2026
Riso bianco su un tavolo
Un pugno di riso bianco
Abbiamo conosciuto S. mentre presentava uno dei suoi tanti progetti di costruzione di pozzi in villaggi di alcuni Paesi dell'Africa, e da lì abbiamo mantenuto i contatti. È fiorita una solida amicizia. S. gira il mondo con la sua macchina fotografica: non visita solo grandi centri come Parigi, Londra, Roma, Firenze, Venezia, dove allestisce le sue mostre, ma arriva soprattutto in piccoli villaggi dell'Africa, dell'Asia, del Sudamerica; luoghi in cui i colori, i volti, le tradizioni hanno ancora il sapore della terra. Il suo stile di vita è diametralmente opposto al nostro, poiché viaggia tantissimo, conosce molti popoli, etnie e tradizioni; aerei e treni sono i suoi uffici, monta e smonta a cavalletti, mostre, macchine fotografiche, principalmente per raccontare storie attraverso la profondità di un obiettivo e per raccogliere fondi e costruire pozzi. Nei villaggi che visita manca l’acqua, quella che noi comodamente abbiamo in casa grazie al nostro rubinetto. S. ha tradotto in armoniosi tatuaggi molte delle storie che incontra, che siano di bambini, adulti, anziani, contadini, capi tribù. Ha scelto di segnarle sul corpo: in quelle culture, i tatuaggi non sono estetismi per essere alla moda, ma ricordi tangibili e visibili del vissuto personale.
S. ha il cuore grande, gli occhi puliti, grandi progetti, valori, desideri da realizzare nei quali e per i quali investe tempo, energie, risorse, passioni, dimentico delle fatiche e delle difficoltà, dei chilometri e dei piedi piedi sotto il sole, della pioggia che entra in tenda, del sacco a pelo o troppo freddo o troppo caldo. Non si risparmia, non si tira indietro, ci prova e va avanti finché non raggiunge a modo suo l'obiettivo prefissato, con il suo sorriso. Osservando le sue foto hai la percezione di toccare l'umano con le sue rughe, il suo tempo che passa, la sua fragilità, il suo essere creaturale e il suo essere un pugno di terra. S. potrebbe essere un pezzo di pane arabo, quello cotto a pietra, che emana un profumo in tutto il villaggio; S. potrebbe essere una ciotola di riso bianco, con un uovo sodo, una zuppa di verdure e legumi, piatti estremamente poveri, semplici, "di base" ma che sanno di condivisione, di qualcosa che si spezza e si mangia con le mani. Mani che sanno di balli e di canti, di falò accesi; c'è lo schiamazzo dei bambini, il sorriso degli adulti, la gioia di stare insieme. Zaino spalla, sandali ai piedi, e la voglia di fare di quell'istante che la camera riesce a fermare, un annuncio di bellezza e di gratuità, di supporto e di conoscenza. Le sue fotografia aiutano a ricordare che non siamo i soli su questo mondo. C'è una bellezza che fa ampliare il nostro orizzonte, spostandolo un po' più in là di quello a cui siamo abituati. E tutto questo, poi, diventa un'azione concreta: la possibilità di raccogliere fondi, ancora una volta, per costruire un pozzo, per avere acqua potabile da bere, acqua per i campi, acqua per lasciarsi bagnare sotto un sole cocente. Il cuore è grande e si rivela nel sorriso, nella tenacia e nella condivisione; nel vivere di ciò che basta per l’oggi, per poi andare e tornare attorno a quel fuoco che ti riscalda e ti ricorda chi sei e chi puoi diventare, nello sguardo degli altri.

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