Referendum, il "sì" di Barbera: «La Carta non rischia.
E il giudice sarà davvero terzo»

Il costituzionalista ed ex presidente della Consulta, da uomo di sinistra, è un sostenitore del Sì alla riforma. Non c'è alcuna prova, afferma, che la politica finirà per controllare i pm. E il sorteggio non è il miglior sistema, ma la Costituzione lo prevede in altri casi
March 20, 2026
Referendum, il "sì" di Barbera: «La Carta non rischia.
E il giudice sarà davvero terzo»
«Non c'è nessuna prova che, qualora passi la riforma costituzionale, il potere politico venga rafforzato rispetto al rapporto con la magistratura…». Parte da qui il colloquio col professor Augusto Barbera, docente emerito di diritto costituzionale all'Università di Bologna, fino al 2024 giudice e poi presidente della Consulta e, ancor prima, parlamentare nel Pci e nel Pds e ministro per i rapporti col Parlamento nel Governo Ciampi. «Nel testo della riforma non c'è nulla che preluda a una maggior invadenza del potere politico rispetto all’autonomia e all’indipendenza del potere giudiziario - ribadisce -. Anzi, esse verrebbero rafforzate. E i diritti dei cittadini ne beneficerebbero. Troverebbe finalmente attuazione sotto il profilo costituzionale quel passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio previsto penalmente dal Codice Vassalli, a vantaggio di un’effettiva terzietà del giudice e della parità delle armi tra chi accusa e il cittadino che si difende».
Gli equilibri costituzionali fra poteri, lei dice, sarebbero rispettati.
Ritengo di sì. E da credente e praticante, ho apprezzato il giusto richiamo alla loro importanza fatto dal cardinale Zuppi, presidente della Cei, e temo da qualcuno mal interpretato. Credo che la riforma non li alteri ma anzi li ristabilisca, perché attuerebbe finalmente il dettato della Carta. Dal 1948 la settima disposizione transitoria, approvata dall’Assemblea costituente, prevede infatti che valga «provvisoriamente» il regio decreto sull'ordinamento della magistratura, datato 1941 e tuttora in vigore. Ma nel 1999 è entrata in Costituzione all’articolo 111 la formulazione sul giusto processo. Perciò, l’attuale riforma della magistratura ristabilirebbe un equilibrio, altro che alterarlo.
L’Anm è fermamente convinta del contrario, sa?
Lo so, lo so. E obietto che siamo in tanti a pensarla all’opposto: questa riforma rafforzerà la terzietà del giudice e la sua libertà. Nei decenni abbiamo visto alcuni pm eccedere, forti del sostegno dell’opinione pubblica. Tant'è che qualcuno, ironizzando, ha detto che la vera separazione da portare avanti dovrebbe essere tra i pm e la stampa. I giudici, invece, non dispongono dei poteri penetranti dei pm, né del favore dell’opinione pubblica. La riforma renderebbe la loro carriera davvero separata, con la duplicazione dei Csm. Li renderebbe “terzi”. E senza indebolire il pm, il cui ruolo – e non mi pare poco - ora verrebbe menzionato in Costituzione.
La magistratura associata ritiene «punitivo» il sorteggio puro per i membri togati dei due Csm. A rigor di Costituzione, sarebbe penalizzante?
Il sorteggio non è il migliore dei modi possibili. Ma non è estraneo al nostro ordinamento: il collegio che giudica il presidente della Repubblica è la Corte Costituzionale integrata da 16 cittadini con certi requisiti, estratti a sorte, come prevede la Costituzione; le Corti d'assise sono formate col sorteggio tra cittadini iscritti a un'apposita lista. O ancora, il Tribunale dei ministri è formato da consiglieri sorteggiati fra i giudici. Insomma, non c’è bisogno di evocare la Serenissima Repubblica di Venezia: la nostra Carta prevede forme di sorteggio. Detto questo, va ricordato un aspetto…
Quale, professor Barbera?
In passato più di qualcuno, il professor Ceccanti ad esempio, aveva proposto il passaggio dal sistema elettorale attuale ai collegi uninominali. Ciò avrebbe indebolito il peso delle correnti togate: ragionando non più su liste, sarebbero pesate le capacità personali del singolo magistrato e il rapporto diretto con l’elettore. Ma, nel dialogo con la politica, l’Anm fu sorda, forse per perpetuare un meccanismo consono al potere correntizio, che si è visto a quali distorsioni possa portare. Aggiungo, come nota personale, che di sorteggio udii parlare per la prima volta da magistrati oggi schierati per il No, come i procuratori Di Matteo e Gratteri.
L’Anm e i partiti di opposizione però lamentano che, in Parlamento, Governo e maggioranza siano andati avanti senza ascoltare nessuno.
A me pare di ricordare che, mentre si avviava il dibattito, l’Anm abbia indetto uno sciopero, quindi la volontà di dialogare forse non c’era. E aggiungo, col dispiacere di chi si sente ancora appartenente alla sinistra e al Partito democratico, che se l'opposizione non ha avuto spazi nel dibattito, forse è perché non li ha voluti. Forse non sentiva di assumere una posizione, diciamolo francamente, diversa rispetto a quella della stessa Anm.
A sinistra, c’è chi la apostrofa come “la riforma di Licio Gelli” o “di Silvio Berlusconi”. E lei?
Io no. Anzi ricordo che alcuni contenuti ricalcano proposte avanzate a suo tempo anche da esponenti di sinistra. L’Alta Corte, ad esempio, figurava nel programma del Pd per le elezioni politiche del 2022. Certo, riguardo al suo funzionamento, forse si potrebbe ragionare, in sede di attuazione della riforma, sulla possibilità di mantenere, nel caso di ricorso, l’impugnazione in Cassazione e non solo davanti alla Corte stessa.
La campagna referendaria ha visto toni aspri, scontri, contumelie. Non teme che, chiunque vinca, la fiducia dei cittadini sia nella politica che nelle toghe alla fine ne risentirà ulteriormente?
Purtroppo la scissione fra politica e opinione pubblica non nasce oggi, ma si sta aggravando. E anche la magistratura vede il punto più basso della sua credibilità, che un tempo era al 95%. Credo che parte della responsabilità stia nella debolezza dei partiti, che non sanno più far intermediazione con la società. E se oggi il mio partito subisce l’egemonia dei magistrati, ciò è un portato della crisi della politica.

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