Non solo Trentini:
28 i detenuti “politici” italiani in Venezuela. Ecco chi sono

I dati raccolti da Avvenire rivelano un numero alto di persone trattenute nelle carceri perché oppositori di Maduro o con accuse pretestuose. Eccone le storie, mentre Il Governo tratta per la loro liberazione, con la mediazione della Chiesa.
January 7, 2026
Non solo Trentini:
28 i detenuti “politici” italiani in Venezuela. Ecco chi sono
L'edificio a Caracas dove sono tenuti prigionieri 7 italiani / Epa
Dal 1980, la lugubre silohuette del carcere di massima sicurezza “El Rodeo I” si staglia sul panorama di Guatire, località a 30 chilometri da Caracas. In una cella di quel tetro palazzone con le sbarre, sinistro simbolo dei mali del sistema penitenziario venezuelano e del trattamento inumano riservato a molti detenuti, il cooperante Alberto Trentini attende da 418 giorni la propria liberazione. Arrestato il 15 novembre 2024 a Guasdualito, nello Stato di Apure, senza precise accuse formali, mentre lavorava per la ong “Humanity and Inclusion”, ora - dopo il terremoto politico innescato dagli Usa - spera che presto arrivi quella notizia che anche la sua famiglia (che lo ha sentito tre volte al telefono, il 15 maggio, il 26 luglio e il 9 ottobre 2025) aspetta con ansia. Nelle ultime ore, il negoziato sotterraneo fra le autorità italiane e i diplomatici della nuova presidente Delcy Rodriguez si è intensificato: «Per dovere di riserbo nel pieno delle trattative, come è stato detto autorevolmente da Roma, c'è massima attenzione, massimo impegno dell'ambasciata e del Governo, ma non dico una parola di più, che rischierebbe solo di fare dei danni», taglia corto l'ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito. Il 23 settembre, quando ha potuto effettuare la prima visita consolare, l’alto diplomatico ha trovato Trentini «dimagrito di 5/6 kg». E il 27 novembre, durante una seconda visita, il cooperante ha riferito di essere stato rinviato a giudizio. Ma Trentini non è l’unico italiano a condividere quella sorte. Alcuni media hanno ipotizzato una dozzina di casi. In realtà i dati raccolti da fonti dell’esecutivo italiano, che Avvenire ha visionato in esclusiva, riferiscono di 46 connazionali attualmente detenuti in Venezuela. Diversi sono stati arrestati per crimini comuni. Ma fra loro, ben 28 sono reclusi per presunti reati connessi alle vicende politiche del Paese: in particolare, 12 sono stati arrestati in seguito alle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024. Ventotto italiani, dunque, non uno solo, su un totale di circa mille "presos politicos" ancora trattenuti dal regime bolivariano, secondo quanto denunciano le associazioni di difesa dei diritti umani.
Il giornalista Biagio, Daniel l’imprenditore e gli altri 26 italiani
Oltre a Trentini, dunque, altri 27 connazionali (alcuni con doppio passaporto) sono finiti nel mirino degli apparati repressivi venezuelani per aver espresso un’opinione ad alta voce, per il loro mestiere o perché ritenuti in qualche modo “scomodi” per il regime madurista. le loro storie sono poco note all’opinione pubblica. Sette risultano detenuti nel famigerato “Rodeo I”: oltre a Trentini, c’è ad esempio il 47enne Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, imprenditore italiano originario di Avellino, marito e padre di due ragazzi. Arrestato illegalmente insieme alla famiglia il 2 agosto 2024, è stato poi trattenuto e sottoposto a «sparizione forzata» (una pratica purtroppo diffusa negli ultimi anni in Venezuela, con diverse decine di casi) per alcune settimane. Ora si trova in una cella non lontana da quella di Trentini, in condizioni estreme di isolamento. Soffre di asma, secondo i familiari ha perso 18 chili e versa in uno stato di prostrazione. Poi c’è l’imprenditore torinese Mario Burlò: condannato in primo e secondo grado in un processo di 'ndrangheta in Piemonte, ma poi assolto in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa, deve rispondere di indebite compensazioni fiscali legate alla squadra di Basket Auxilium Torino. Ma dal 12 novembre 2024 era sparito nel nulla, finché il Consolato italiano ha confermato il suo arresto, per ragioni ancora non precisate. Sarebbe dimagrito di 20 chili. E ieri i suoi avvocati hanno chiesto attenzione anche sul suo caso. I casi di Echenagucia e Burlò erano già stati indicati in un documento approvato il 28 ottobre 2025 all’unanimità dal Consiglio regionale del Piemonte, in un ordine del giorno (promosso dal presidente del Consiglio regionale, Davide Nicco di Fdi) che conteneva un elenco in cui erano inclusi pure Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi e Perkins Rocha, oltre a ricordare la scomparsa del connazionale Hugo Marino,  datata 2019. Nell'elenco di ottobre era incluso anche il 67enne Amerigo De Grazia, arrestato il 7 agosto 2024 e poi liberato nell'agosto 2025: di origine calabrese e fervido oppositore del presidente Maduro, era stato anche lui recluso per più di un anno in una cella del famigerato Helicoide. 
Altri sette prigionieri “politici” italiani si trovano invece nel cosiddetto Helicoide, in uso al Sebin (il servizio di intelligence nazionale), edificio modernista tristemente noto negli ultimi anni come centro di interrogatori ruvidi e torture. Fra loro c’è il 60enne Biagio Pilieri, italo venezuelano di origini ragusane: giornalista, ex deputato e leader del partito di opposizione "Convergencia", sarebbe stato arrestato arbitrariamente il 28 agosto 2024 a causa del suo sostegno all’opposizione democratica e del suo lavoro nel campo dell’informazione. Ha moglie e due figli e soffre di diverse patologie. Un mese fa, nello stesso carcere è morto Alfredo Díaz, ex governatore dello Stato di Nueva Esparta, recluso nella stessa cella di Pilieri, che è stato testimone del suo aggravamento. Nei giorni scorsi la moglie di Pilieri, Maria Livia Vasile, e quella di Echenagucia, Marien Padilla, hanno rivolto un accorato appello alle istituzioni italiane: «I nostri mariti sono innocenti. Vi chiediamo di non lasciarli soli di fronte alla malattia, all’abbandono e al rischio di morte. Chiediamo che si faccia tutto ciò che è umanamente possibile per salvare le loro vite e consentire il loro ritorno a casa». 
Il negoziato del Governo
e la mediazione della Chiesa
Secondo quanto riferiscono fonti qualificate ad Avvenire, la trattativa per la liberazione di Trentini si è intensificata negli ultimi mesi. Nel negoziato, ritengono le fonti, avrebbe avuto un ruolo sottotraccia ma cruciale anche la Chiesa cattolica, capace di svolgere una importante azione di mediazione con le autorità venezuelane sul tema dei detenuti politici. Un passaggio sarebbe avvenuto, viene spiegato, il 19 ottobre scorso in occasione della canonizzazione dei primi santi venezuelani (José Gregorio Hernandez Cisneros e Maria Carmen Rendiles Martinez) a cui ha preso parte fra gli altri l’arcivescovo di Caracas, monsignor Raúl Biord Castillo. Di recente, con Maduro ancora presidente, il Governo venezuelano avrebbe preteso un “riconoscimento politico” in cambio della liberazione di Trentini. Poi il blitz militare degli Usa e la sua cattura hanno messo una nuova interlocutrice, la neopresidente Delcy Rodriguez, di fronte al Governo Meloni. «Speriamo che con lei il dialogo sia più facile», valuta il ministro degli Esteri Antonio Tajani, aggiungendo di aver avuto assicurazioni del rinnovato «impegno» del segretario di Stato Usa Marco Rubio sulla questione. La trattativa, ora divenuta politica, conta sul supporto dell’intelligence e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. A Palazzo Chigi e alla Farnesina dunque si sta facendo «il possibile e l’impossibile» per favorire la liberazione di tutti i detenuti “politici” italiani, per citare ancora il ministro Tajani, che ieri ha menzionato nuovamente i casi di Trentini, Pilieri, Burlò e di un altro italovenezuelano, l'imprenditore Luigi Gasperin. Feluche e 007, si sa, sono usi a lavorar tacendo. E non fanno pronostici. Ma le mutate condizioni politiche, sommate alle pressioni della società civile venezuelana per un’amnistia di tutti i "presos politicos", non fanno escludere che si possa presto arrivare a una svolta per Alberto, Biagio, Daniel e tutti gli altri.

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