Dopo la legge elettorale, ora le scommesse sulla data del voto. Anticipato?

La premier: «Manca ancora un anno alla fine della legislatura». Ma Fazzolari ripropone l’ipotesi giugno: avremmo un tempo congruo per la manovra. Forza Italia e Lega frenano. L’incognita Vannacci
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October 8, 2026
Dopo la legge elettorale, ora le scommesse sulla data del voto. Anticipato?
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad Ascoli Piceno, 8 ottobre 2026. ANSA/Francesco Mazzanti
Per Giorgia Meloni il dibattito sulla data del prossimo voto nazionale è «surreale». Lei, assicura, «pensa a lavorare» e visto che «alla scadenza della legislatura manca un anno» preferisce concentrarsi sugli ultimi obiettivi di governo e «lasciare ad altri le loro alchimie». Tuttavia, il tema continua ad alimentare tensioni tra gli alleati della maggioranza. Soprattutto, nonostante le parole della premier, è proprio dal suo partito che continuano ad arrivare segnali in direzione di un possibile voto in primavera.
Dopo il capogruppo in Senato Lucio Malan ci si è messo anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari. Che però, a differenza del collega, ha argomentato in modo circostanziato. Votare a giugno, è il ragionamento del fedelissimo della premier, «consentirebbe di tornare alla normalità del ciclo elettorale» e soprattutto «permetterebbe al nuovo governo di fare la legge di bilancio con un minimo di serenità». Mentre andare alle urne in autunno «vorrebbe dire ripetere quello che questo governo si è trovato a dover fare nel 2022, con la prima manovra scritta in pochissimi giorni e senza dare al Parlamento i tempi consueti per valutarla».
Come Malan, anche Fazzolari ha tenuto a precisare che la decisione «non compete a noi». Ma al di là del galateo istituzionale e del rispetto delle prerogative del Colle, è evidente che tra i fratelli d’Italia la tentazione resta forte. Ed è un fatto che quelle del 2022 sono state le prime elezioni nazionali d’autunno nella storia della Repubblica.
Stuzzicato sulle parole di Fazzolari, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, come già aveva fatto dopo le parole di Malan, è tornato a ribadire che per Forza Italia non ci sono ragioni per anticipare la chiamata alle urne: «Fazzolari giustamente ha le sue idee, io credo che si debba votare a fine legislatura, l'opinione di Forza Italia è questa». E così ha fatto il leader di Noi moderati Maurizio Lupi: «Non vedo voti anticipati. Compatti fino alla fine». Anche la Lega è contraria: il capogruppo in Senato, Massimiliano Romeo, ha già chiarito che prima di qualunque discussione sulla data del prossimo voto occorre portare a casa l’autonomia differenziata. E ieri il deputato Stefano Candiani ha voluto smentire alcune voci su sue presunte dichiarazioni in merito: «Non ho mai detto che si voti il prossimo marzo. Credo si debba andare al voto alla scadenza naturale della legislatura, nell'autunno 2027. Per la Lega non ci sarebbe alcun problema».
Il totodata è abbastanza circoscritto. Le finestre possibili sono tre. La prima, appunto, quella di marzo-aprile. La meno probabile, per il semplice motivo che i parlamentari di prima nomina non matureranno la pensione prima del 14 aprile. C’è poi l’opzione maggio-giugno e in questo caso ci sono già pronostici precisi. Ieri in Transatlantico c’era chi ipotizzava il 30 maggio, chi il 6 giugno. E va aggiunta la profezia di Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord, convinto che si andrà alle urne «la seconda metà maggio» sia per le politiche che per l’Assemblea regionale siciliana. La possibilità di un voto in primavera è anche quella che consentirebbe un eventuale election day, con l’accorpamento del voto nazionale a quello di alcune grandi città (tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna). È su questa opzione che si concentrano pure le previsioni di Matteo Renzi e di altri esponenti delle opposizioni. Mentre nessuno o quasi sembra pronto a scommettere sulla terza ipotesi, quella che coincide con la scadenza naturale della legislatura, ovvero settembre. Del resto, il problema sollevato da Fazzolari, la manovra, vale anche per il centrosinistra.
C’è poi l’incognita Vannacci. C’è chi sostiene che la premier tema una crescita esponenziale e voglia tagliare le gambe all’ex generale prima che possa esplodere definitivamente, e per questo punti a votare entro maggio. Ma c’è anche chi crede sia opportuno votare più avanti nella speranza che la bolla si sgonfi. Di fatto, sondaggi alla mano, il centrodestra non sembra in grado, senza Futuro nazionale, di raggiungere quel 42% appena sancito come soglia minima per ottenere il premio di governabilità. E ovviamente Meloni farà i suoi conti anche in base a questo.

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