Maretta in Fi: Gasparri si dimette da capogruppo al Senato

Il passo indietro è arrivato dopo che è stato "sfiduciato" in una lettera firmata da 14 senatori azzurri. A sottoscriverla anche i ministri Zangrillo e Casellati. Prende il suo posto Stefania Craxi
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March 26, 2026
Maurizio Gasparri in una foto d'archivio
Maurizio Gasparri in una foto d'archivio /Fotogramma
Una testa dopo l’altra. La maggioranza continua a scricchiolare. L’epicentro del terremoto politico post referendum adesso si estende anche a Forza Italia. Le scosse non si sono fermate solo in via della Scrofa, sede di FdI. Dopo le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi, Santanchè (e Chiorino nella giunta regionale del Piemonte), ieri a fare le spese della netta sconfitta al referendum del 22 e del 23 marzo è stato il senatore azzurro Maurizio Gasparri. Il suo posto è stato preso da Stefania Craxi, che è stata eletta per acclamazione. Gasparri però ha sottolineato di aver «deciso autonomamente» di lasciare il suo incarico di capogruppo al Senato. E ha aggiunto: «Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro», ha concluso Gasparri, che ha rimesso il suo mandato di presidente dei senatori azzurri nell’assemblea del gruppo di FI che si è tenuta ieri pomeriggio a Palazzo Madama.
La senatrice Craxi in una nota ha spiegato che il partito indicherà ora proprio Gasparri per sostituirla come presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato. L’avvicendamento è stato l’esito di una iniziativa del gruppo parlamentare azzurro, che ha raccolto gli “impulsi” giunti già martedì da Marina Berlusconi. E la figlia del fondatore ieri pomeriggio ha subito fatto trapelare, da fonti a lei vicine, che «nutre grande stima per la senatrice Craxi e da tempo sostiene una sempre maggiore apertura della classe dirigente», appunto. La notizia era stata anticipata dal leader di Forza Italia, Antonio Tajani, su X: «Ringrazio Maurizio Gasparri per l’impegno profuso in questi anni - aveva scritto il vicepremier -. La sua dedizione e lealtà verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare. A Stefania Craxi, neo presidente del gruppo di Forza Italia al Senato - aveva aggiunto -, rivolgo i migliori auguri di buon lavoro». La senatrice, da parte sua, ha ringraziato i colleghi (e i suoi predecessori) per la fiducia e ha definito il nuovo incarico «un onore».
Le stesse fonti vicine alla presidente di Mondadori e Fininvest fanno sapere che la stima e il sostegno al segretario Tajani «sono immutati». Come ha confermato la Craxi, secondo cui non ci sarebbe nessuna frattura all’interno di FI e la leadership del vicepremier non «è assolutamente in discussione». Più che plausibile però che, come detto, la «resa dei conti» ai danni di Gasparri sia stata orchestrata proprio dalla manager. Già da tempo, in realtà, ha manifestato malumore sulla salute del partito, indicando la necessità di far partire una «fase nuova», come aveva sottolineato a febbraio in un’intervista al Corsera, dove si era esposta sul Sì al referendum. E di certo proprio il risultato del voto non ha aiutato a calmare le acque. Anzi. Probabilmente è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Soprattutto se si considera che, come emerge da alcune stime, una buona fetta degli elettori di FI si sarebbe schierata con il No (il 16% secondo YouTrend). Altri invece, il 12%, si sarebbero astenuti. Per un totale del 28% che non avrebbe votato Sì.
Ed ecco gli ultimi sviluppi. Come riportato da la Repubblica, la presidente di Fininvest, delusa per il risultato, avrebbe alzato la cornetta chiamando tutti i ministri azzurri per ragionare insieme sul futuro. Da qui l’idea di far dimettere Gasparri, accusato di aver gestito male la campagna referendaria. Le “pulizie di primavera” hanno cominciato così a prendere forma. A guidarle il senatore Claudio Lotito, che sarebbe diventato il braccio operativo dell’operazione, promuovendo il testo di una lettera in cui Gasparri è stato “sfiduciato” da 14 senatori (su 20 complessivi del gruppo). Tra di loro anche i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Casellati. Lo stesso Zangrillo, interpellato poco prima della notizia delle dimissioni, non ha smentito: «Forza Italia è un partito vivo ed è dunque normale che ci siano dei momenti di cambiamento», aveva detto.
Non si può escludere, quindi, che possano saltare altre pedine. Il presidente dei deputati azzurri, Paolo Barelli, ieri ha negato di sentirsi sulla graticola. «Non so niente», ha detto. L’aria che tira, però, non è di certo di quelle migliori. Nessuno sembra essere al sicuro.

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