Salari, supermercati, Paese reale: tutti i passaggi dello scontro Meloni-opposizioni
In Aula si è assistito a un “premier time" burrascoso. Scintille con il leader Iv, Renzi, che ha evocato la "famiglia Addams" e il dem Boccia. Dialogo franco con Calenda: «Porte aperte nel merito». Confermata l’accelerazione sul nucleare: «Delega entro l’estate»

I salari che crescono a dispetto delle «fake news». I miliardi «buttati» nel Superbonus e quelli recuperati dalla lotta all’evasione. Il Piano casa, ideale fiore all’occhiello di questo fine legislatura. E poi l’energia, con la legge delega sul nucleare promessa entro l’estate e le porte di Palazzo Chigi aperte per chiunque vorrà «anteporre gli interessi nazionali a quelli di partito». Tutto sommato il premier time di Giorgia Meloni in Senato non consegna grandi novità e si risolve nel consueto scontro in diretta streaming: molte rivendicazioni, qualche baruffa e la solita doppia lettura dei numeri a separare maggioranza e opposizioni.
Fatta eccezione per Carlo Calenda, che rilancia l’idea di una cabina di regia per l’emergenza carburanti, gli scambi con le opposizioni sono tutt’altro che cordiali. Specie quello con il dem Francesco Boccia. Del resto il capogruppo del Pd non ci va leggero. Provoca, punge la premier sul vivo e prova a scardinarne la narrazione da leader popolare: «Palazzo Chigi è diventata una bolla che la protegge alla realtà. Da quanto tempo non fa la spesa? Da quanto tempo non parla con una famiglia che a fine mese deve scegliere se pagare l'affitto o il dentista ai figli?». Meloni però non si tira indietro e la replica è decisamente sul pezzo: «Sono andata al supermercato sabato scorso, se vuole può andare a chiedere, non so quando capita a lei. Guardi, non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare la mia vita normale proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose e quello che capisco è anche che attorno a questo governo c'è tanto tanto affetto dopo 4 anni e anche questo un qualcosa significherà». Applausi dall’Aula. La premier rimprovera il dem anche per il numero di domande presentate («il vostro è un quizzone di fine anno»). Poi risponde sul diritto di veto in Europa, mantenendo le posizioni espresse in passato e attaccando la burocrazia di Bruxelles: «Non è il superamento del veto che può sbloccare la situazione».
Volano stracci anche con Matteo Renzi, che maramaldeggia sul rapporto con Donald Trump («l’ha sedotta e abbandonata») e infierisce sulle vicende che hanno tempestato il ministero della Cultura: «È incredibile come in questo governo dei leader, quando c'è un problema, vengano licenziati i sottoposti. Ma se c'è Giuli al ministero è perché lo ha scelto lei. Lui stava benissimo nei boschi a suonare il flauto di Pan». E ancora: «Avete scelto un ginecologo per la Corte dei Conti. Capisco che questa cosa crei imbarazzo, ma se invece di un governo sembra la Famiglia Addams mica è colpa mia». Renzi attacca anche sui salari, ma su questo Meloni si infiamma: «Il tema è serio, ma è stato raccontato con molti slogan. Abbiamo sentito dire in aula che in Italia i salari hanno perso 7 punti dal 2021. Bene, solo che chi lo sostiene è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022 quando l'inflazione è esplosa e i salari reali hanno perso oltre 8 punti e mezzo. Noi siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato e hanno ripreso gradualmente a crescere più dell'inflazione». Stessa rivendicazione fatta con il capogruppo M5s Stefano Patuanelli, anche lui molto duro sul punto: «Abbiamo tagliato le tasse, sostenuto l'occupazione e gli investimenti, rafforzato le pensioni più basse – incalza Meloni –. E avremmo anche potuto uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo». Un chiaro riferimento al Superbonus, che più avanti la premier indica esplicitamente come fattore di crescita del rapporto debito pil.
Restano i propositi per l’ultimo scampolo di legislatura e in cima alla lista c’è il piano casa: l’obiettivo è quello anticipato nell’intervista rilasciata a Panorama: 100mila alloggi in 10 anni e 10 miliardi a disposizione per raggiungerlo. Il principio è «molto semplice», osserva Meloni, «la casa non è un lusso, ma un bene fondamentale. E uno Stato giusto deve aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce ad affrontare i costi del mercato, difendere i cittadini dalle occupazioni abusive. Mi dispiace, francamente, che anche su questo si sia riusciti a fare polemica. Penso che invece vadano ringraziate la Conferenza Stato-Regioni e l'Anci, che hanno dato un convinto contributo all'iniziativa. A dimostrazione del fatto che, tolti i sacerdoti della contrapposizione a qualsiasi costo, gli altri si rendono conto che questi provvedimenti possono essere utili». Infine il capitolo energia, che porta con sé altrettante rivendicazioni e conferma l’accelerazione sul nucleare: «Il quadro economico internazionale è particolarmente complesso» e «le tensioni geopolitiche incideranno sulla crescita, sulla competitività delle imprese e sul potere di acquisto delle famiglie», proprio per questo «entro l'estate sarà adottata la legge delega e verrà completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia».
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