Dfp, l'Istat in audizione: noi autonomi e indipendenti. Per il deficit bisognava stare al 2,94%

Il presidente Chelli risponde al governo sul Documento di finanza pubblica ricordando che l'istituto coordina i dati seguendo le regole Ue. Corte dei Conti: ragionevole cautela nelle previsioni del Dfp, nel 2026 uscita dalla procedura d'infrazione
April 28, 2026
Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Autonomi e indipendenti rispetto a Ue e Ragioneria dello Stato e sul deficit bisognava fare di più del semplice stare sotto il 3%, bisognava stare sul 2,94%. Nel giorno delle audizioni davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato a Montecitorio, per spiegare la stima preliminare del primo trimestre che arriverà giovedì, il primo a comparire è il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli. «Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento – spiega il responsabile dell’ente di statistica - sembrano confermare una dinamica meno positiva per l'economia italiana rispetto a quanto rilevato nell'ultimo trimestre», al +0,3%. In particolare in cinque anni, tra primo trimestre 2021 e quarto del 2025, «le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali, malgrado un recupero nell'ultimo anno». Sul fronte della procedura di infrazione Ue, la precisazione ulteriore, per uscirne sarebbe stato necessario un deficit-pil al «2,94%, unico valore che avrebbe portato il paese fuori dalla Pde». In più Chelli, parla di «inaspettata resilienza» delle nostre esportazioni rispetto ai dazi statunitensi.
Poi però vira sul ruolo dell’Istat e sulla sua indipendenza. Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall'Istat da parte delle istituzioni comunitarie «segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei», la premessa. In particolare, la verifica dei Conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale «sotto il coordinamento tecnico di Eurostat. In questo contesto, l'Istat, pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte». Insomma, tutto il processo statistico è soggetto a «revisioni pianificate e codificate» ed Eurostat «monitora queste revisioni», tutto dentro comunque una logica di «indipendenza dell'istituto. Collaboriamo con la Ragioneria generale dello Stata, ma la valutazione finale è dell'Istat».
Infine nel tentare di prospettare eventuali andamenti futuri, spiega che «risulta complesso formulare ipotesi sull'evoluzione degli scenari globali e sulle reazioni degli operatori economici», visto che «dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, lo scorso 28 febbraio, lo scenario economico internazionale è peggiorato e l'incertezza ulteriormente aumentata».
Corte dei conti: ragionevole cautela nelle previsioni del Dfp
Subito dopo l’Istat è il turno della Corte dei Conti che in audizione sottolinea come «seppure caratterizzato da rilevanti rischi al ribasso, le previsioni presentate nel Dfp, caratterizzate da un progressivo riassorbimento dell'aumento eccezionale dei prezzi dei beni energetici, appaiono improntate a una ragionevole cautela». E sulla fine della procedura d’infrazione europea sull’Italia per eccesso di debito pubblico, aggiunge: «Nel 2026 il deficit è atteso al 2,9 per cento, con un peggioramento di 0,1 punti percentuali di Pil rispetto al quadro previsionale precedente, ma in grado, comunque, di consentire la fuoriuscita dalla procedura d'infrazione». Sulle politiche economiche da adottare poi nel caso di peggioramento del quadro economico, sarà necessario «sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese anche se la necessità di rispettare i parametri europei lascia spazi fiscali ridotti. Si conferma pertanto l'esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall'altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche». Sul fronte fiscale, invece, la Corte dei conti rileva che «è indubbio che negli ultimi anni ha raggiunto livelli elevati che sembrano stabilizzarsi, anziché indirizzarsi verso una riduzione che libererebbe risorse in favore delle imprese e delle famiglie, favorendo sia gli investimenti che i consumi». Sulle prospettive del rapporto debito/Pil, invece, «il quadro non sembrerebbe rassicurante».

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