Dfp, Confindustria: «Rischiamo la più grave crisi energetica della storia». Tajani frena sul Patto di stabilità

Il Documento di finanza pubblica al vaglio di industriali, sindacati ed enti locali. Cgil: «Con inflazione al 2,9%, i lavoratori rischiano di perdere altri 1.500 euro»
April 27, 2026
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani / ANSA
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani / ANSA
È il primo giorno delle audizioni alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (Dfp), le cui risoluzioni – di maggioranza e opposizioni – arriveranno in Aula a Montecitorio il prossimo 30 aprile. E mentre da Tajani arriva il no a soluzioni unilaterali sul Patto di stabilità, sindacati ed enti locali sferzano il governo su salari e conti pubblici. Intanto, però, nel corso della prima giornata di interventi, l’allarme che risuona più forte in Sala Mappamondo è quello di Confindustria: «Rischiamo la più grave crisi energetica della storia».

Da Viale dell’Astronomia sì allo scostamento di bilancio e alla proroga del taglio delle accise

A prendere la parola è Alessandro Fontana, il direttore del Centro studi di Confindustria. «Se la guerra in Medio Oriente finisse oggi, l'impatto del conflitto varrebbe tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di mancata crescita – è il messaggio a tinte fosche –. Con una guerra più lunga, già fino a fine anno, potremmo trovarci in una crisi sistemica». Di fatto, per Viale dell’Astronomia, la peggiore di sempre. E le misure che l’organizzazione degli industriali propone suonano come un alert: scostamento di bilancio per aiuti mirati al contrasto dell'aumento del costo dell'energia; proroga del taglio delle accise sui carburanti (in scadenza il 2 maggio); aumento del credito d'imposta per l'autotrasporto; aiuti per il trasporto aereo e marittimo.

Tajani: «Noi contrari all’uscita unilaterale dal Patto di stabilità»

Ma sul fronte politico, dal Forum economico Italia-America Latina di Prato, arriva l'altolà di Antonio Tajani. «Credo che sia possibile e anche giusto intervenire per tenere fuori dal Patto di stabilità le spese legate alle vicende di Hormuz, quindi le spese per l'energia, però deve essere un provvedimento a tempo. Sono assolutamente contrario all'ipotesi di uscire unilateralmente dal Patto», le parole del ministro degli Esteri. «Poi lo dico e lo ripeto – aggiunge il leader azzurro –, ci sono i 400 miliardi del Mes: non vedo perché devono rimanere là congelati. Invece di aumentare il debito pubblico si potrebbero utilizzare quei soldi per il debito pubblico». Solo pochi giorni prima, era stata la premier Giorgia Meloni a chiedere a Bruxelles (senza successo) la sospensione del Patto. Con il contestuale pressing del Carroccio per l'inserimento del tema anche nella risoluzione di maggioranza in discussione il 30 aprile.

Confindustria: «Nostra principale vulnerabilità


è l'energia»

Intanto prosegue l'audizione di Confindustria e Fontana si lancia anche in un affondo alle istituzioni europee: «Siamo arrivati a un punto in cui sono assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide – difesa comune, politica industriale, politica estera: occorre superare questa fase e non lo possiamo fare da soli perché saremmo ancora più deboli». Per il direttore del Centro studi delle imprese, «occorre federarsi con chi ci sta, per recuperare la tempestività e l'efficacia delle dimensioni che hanno gli Stati sovrani, ma avere anche la dimensione adeguata a livello globale come possono averla Cina e Usa». Poi una bordata anche sulle fonti di approvvigionamento: «La nostra principale vulnerabilità – prosegue Fontana – è l'energia e resterà tale per altri anni: è importante adesso – visto che è la seconda volta che accade in pochi anni – mettere a terra una strategia per superarla che sia a milestone e target, come il Pnrr, fissando dei tempi e degli obiettivi, altrimenti rischiamo di trovarci molte altre volte in situazioni come questa anche se questa dovesse risolversi nel migliore modo possibile». Per Confindustria, da un lato serve «una strategia di lungo periodo, per arrivare a una transizione e ad avere maggiore autonomia energetica, anche con l'utilizzo del nucleare» e dall'altro occorre lavorare per «predisporre un piano di emergenza che ci consenta di affrontare le diverse emergenze».

Anci: «Forti criticità nel Dpf, a rischio la tenuta dei bilanci comunali»

In audizioni successive, le Commissioni riunite sentono anche enti locali, sigle sindacali, Confesercenti, Coldiretti, Confprofessioni, Consulenti del lavoro. «I Comuni italiani continuano a garantire servizi essenziali pur operando dentro un quadro sempre più complesso e con margini finanziari sempre più ristretti», la linea espressa da Alessandro Canelli, delegato Anci alla Finanza. Dal Dfp 2026 si evidenziano, spiega, «forti criticità che rischiano di compromettere già nel triennio 2026-2028 la tenuta dei bilanci comunali. La pressione sulla spesa corrente cresce per effetto dell'inflazione, dei maggiori costi energetici». Anci stima una perdita di 2,2 miliardi nel triennio 2026-2028, con circa un miliardo di euro di squilibrio annuo nel biennio 2026-2027.

Cgil: «Con inflazione al 2,9%, i lavoratori rischiano di perdere altri 1.500 euro»

Poi, mentre i Consulenti del lavoro chiedono «meno tasse per arginare la fuga dei cervelli», Confesercenti ribadisce la necessità di una «riduzione strutturale degli oneri di sistema e l'introduzione di un'accisa mobile». Ma è nell’audizione della Cgil che si intravede una critica più dura nei confronti dell’esecutivo. «Con una crescita dei prezzi al 2,9% – come da previsione del governo – un lavoratore con un imponibile fiscale da 35mila euro subirebbe nel 2026 un ulteriore prelievo di oltre 1.500 euro, mentre un pensionato da 1.000 euro al mese pagherebbe al fisco 370 euro in più», le parole del segretario confederale Christian Ferrari, che chiede di «neutralizzare il drenaggio fiscale attraverso l'indicizzazione automatica di tutta la struttura dell'Irpef all'inflazione».

Anche Cisl e Uil in pressing sul Documento di finanza pubblica

La Uil punta il dito sul sistema fiscale: il segretario confederale Santo Biondo denuncia «un carico sproporzionato su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre restano deboli sia il contrasto all'evasione sia le misure di reale redistribuzione», avvertendo inoltre che «il percorso di rientro del deficit rischia di comprimere ulteriormente gli spazi per politiche espansive» e che «non si può affrontare questa fase con un ritorno alle regole del Patto di stabilità». Più costruttivo il tono della Cisl: il segretario confederale Ignazio Ganga riconosce «alcuni aspetti positivi» del Dfp – fisco, digitalizzazione, politiche attive del lavoro – ma esprime «grossa preoccupazione per il rischio di una nuova contrazione delle retribuzioni e delle pensioni, già fortemente erose dall’inflazione», chiedendo «un cantiere Paese» fondato su «crescita dei salari, sostegno all’occupazione e all’innovazione» e un progetto europeo che «metta in campo la riforma del Patto di stabilità in senso più equo e sostenibile».
Il 28 aprile le audizioni riprenderanno con l'Istat, seguita dal Cnel, dalla Corte dei conti, dalla Banca d'Italia e dall'Ufficio Parlamentare di bilancio. In serata, chiude il cerchio il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti.

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