La grazia, la «supposta falsità» e la richiesta del Colle: perché è scoppiato il caso Minetti
La lettera del Quirinale al ministero della Giustizia: l'ex igienista dentale, condannata a quasi 4 anni, aveva chiesto la clemenza per poter accudire un minore con una grave patologia. L'inchiesta del "Fatto" e la reazione immediata della presidenza della Repubblica, che «non dispone di strumenti di indagine». Ora Nordio promette chiarezza in 24 ore

Troppi elementi non tornano e il Quirinale chiede approfondimenti sulla grazia concessa a Nicole Minetti. La richiesta è contenuta in una lettera inviata dal Colle al ministero della Giustizia e punta a fare luce sul possesso dei requisiti per la domanda presentata dall'ex igienista dentale e in passato anche consigliera regionale della Lombardia, nota soprattutto per il ruolo nel "Ruby gate" e le "cene eleganti" di Silvio Berlusconi. Minetti era stata condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi in carcere per peculato e favoreggiamento della prostituzione. Ma il 18 febbraio aveva ricevuto la grazia dal Quirinale, come rivelato in seguito dalla trasmissione televisiva "Mi Manda Rai Tre" e poi riportato dal "Fatto Quotidiano", che sulla vicenda ha dedicato un'ampia inchiesta.
Nella lettera del Quirinale si fa riferimento proprio alle «notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza» che hanno portato alla richiesta di Sergio Mattarella di «voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa».
L'iniziativa del Colle arriva dopo una serie di articoli del "Fatto" che ha sollevato degli interrogativi sulle circostanze che hanno portato alla grazia. E su questi punti il Quirinale ha chiesto lumi: in particolare, il Procuratore generale di Milano e il ministro Carlo Nordio avrebbero motivato il parere favorevole alla grazia in quanto l'affidamento in prova di Nicole Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l'assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all'estero. Il punto, spiega il Quirinale, è che il presidente della Repubblica non dispone di strumenti di indagine e dunque si basa sulle valutazioni dell'autorità giudiziaria e del ministro della Giustizia. Circostanze sulle quali a questo punto saranno necessarie ulteriori valutazioni.
Il ministero della Giustizia ha risposto al Quirinale dicendo di aver avviato le verifiche richieste in riferimento alle concessione della grazia a Nicole Minetti: un eventuale primo esito potrebbe arrivare entro le 24 ore. A quanto si apprende, gli uffici di via Arenula stanno effettuando gli opportuni accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Parere firmato da sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova.
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