sabato 9 settembre 2017
Il Grande incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale ha concluso la seconda giornata del viaggio. La testimonianza di 2 vittime e 2 ex guerriglieri. Beatificati due martiri
Benvenuto a Villavicencio (Ansa)

Benvenuto a Villavicencio (Ansa)

La giornata di papa Francesco a Villavicencio, la seconda del suo viaggio apostolico in Colombia si è conclusa ieri sera (quando in Italia era già notte fonda) con il suggestivo Grande incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale. Un atto liturgico celebrato significativamente alla presenza del Cristo mutilato di Bojaya, quel che resta del crocifisso di una chiesa della regione del Choco sul Pacifico che venne fatta saltare in aria dalle Farc nel 2002 provocando 72 morti.

Il Papa ha risposto alle toccanti parole di quattro testimonianze: la vittima di una mina antiuomo, la mamma che ha avuto due figli uccisi dai paramilitari, un ex guerrigliero e una ex miliziana delle forze paramilitari. Successivamente si è raccolto in preghiera davanti la Croce della riconciliazione nazionale del Parque de los fundatores dove si trova una targa che riporta il numero delle vittime di sequestri, uccisioni e mine antiuomo che hanno insanguinato la regione orientale del Paese durante il lungo conflitto armato con le Farc. E ha piantato un albero, simbolo di nuova vita.

Il Papa abbraccia una vittima del conflitto (Ansa)

Il Papa abbraccia una vittima del conflitto (Ansa)


Quella trascorsa a Villavicencio era forse la giornata più più attesa del viaggio. La più attesa, perché dedicata al tema “riconciliarsi in Dio, con i colombiani e con il creato”. E questo grande Paese ha bisogno più che mai di riconciliazione. Al suo interno, perché reduce da decenni di aspri e sanguinosi conflitti politici. Con la natura, perché titolare di una biodiversità da record che però è continuamente minacciata dall’insipienza umana.

Il crocifisso mutilato (Ansa)

Il crocifisso mutilato (Ansa)


Villavicencio è l’ultima grande città prima degli sterminati Llanos (pianure) orientali. Particolarmente colpita dal conflitto con la guerriglia, ha accolto il Papa con gioia ed entusiasmo. In pratica quasi tutta la popolazione si è recata alla messa da lui presieduta nel terreno di Catama o si è distribuita lungo la strada per salutarlo festosamente.

La celebrazione eucaristica è stata l’occasione della cerimonia di beatificazione di due ecclesiastici, martiri dei conflitti che hanno insanguinato queste terre. Il vescovo di Arauca Jesus Emilio Jaramillo Monsalve, barbaramente torturato ed ucciso nel 1989 dai guerriglieri dell’Eln, e il sacerdote Pedro Maria Ramirez trucidato a colpi di machete nel 1948 da una folla inferocita per l’assassinio del candidato liberale alla presidenza che lo accusava di essere filo-conservatore. Due uomini, ha sottolineato il Papa, che “sono espressione di un popolo che vuole uscire dal pantano della violenza e del rancore”.

CHI SONO I DUE NUOVI BEATI

Il ricorso alla riconciliazione, ha spiegato il Pontefice nell’omelia riprendendo quanto detto da san Giovanni Paolo II nel 1982 in Salvador, “non può servire per adattarsi a situazioni di ingiustizia”. Citando papa Wojtyla, Francesco ha detto che il riconciliarsi “è un incontro tra fratelli disposti a superare la tentazione dell’egoismo e a rinunciare ai tentativi di pseudo-giustizia”.

Infatti, ha sottolineato, “quando le vittime vincono la comprensibile tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili dei processi di costruzione della pace”. Infatti “riconciliarsi è aprire una porta a tutte e ciascuna delle persone che hanno vissuto la drammatica realtà del conflitto”.

“Bisogna che alcuni abbiano il coraggio di fare il primo passo in questa direzione, senza aspettare che lo facciano gli altri – ha quindi proseguito il Papa tra gli applausi -. Basta una persona buona perché ci sia speranza! Non dimenticatelo! Basta una persona buona! E ognuno di noi può essere questa persona!” Ciò non significa disconoscere o dissimulare le differenze e i conflitti. Non è legittimare le ingiustizie personali o strutturali”. Secondo il Papa infatti, la riconciliazione “si concretizza e si consolida con il contributo di tutti, permette di costruire il futuro e fa crescere la speranza. Ogni sforzo di pace senza un impegno sincero di riconciliazione sarà un fallimento”.

Nella sua omelia il Pontefice ha anche richiamato il tema del “sì” ad una riconciliazione che “comprenda la nostra natura”. E lo ha fatto citando le parole di una brano (Minas piedras) del cantautore colombiano Juanes. Infine, prima del termine della messa, il Pontefice ha rivolto un pensiero alle vittime del terremoto che ha squassato il Messico e dell’uragano Irma che sta devastando i Caraibi.

Al termine della giornata a Villavicencio il Papa è volato a Bogotà per tornare nella nunziatura che lo ospita. Ad accoglierlo gruppi di vittime della violenza, militari, agenti ed ex guerriglieri.

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