venerdì 14 settembre 2018
Ricevendo i partecipanti al gruppo di lavoro sulla crisi in Medio Oriente, il Papa chiede alla comunità internazionale di mettersi a servizio della pace. «Ogni giorno prego per quelle amate terre»
Bambini ad Aleppo (Foto di archivio Ansa)

Bambini ad Aleppo (Foto di archivio Ansa)

“Non dimenticare i tanti bisogni delle vittime di questa crisi, ma soprattutto superare la logica degli interessi e di mettersi al servizio della pace ponendo fine alla guerra”. È l’appello lanciato dal Papa “con forza” alla comunità internazionale, durante l’udienza concessa oggi ai partecipanti al sesto incontro di lavoro sulla crisi in Iraq, in Siria e nei Paesi limitrofi. L'incontro è organizzato in questi giorni in Vaticano dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, col coinvolgimento della Sezione Migranti e Rifugiati, in collaborazione con la Segreteria di Stato e la Congregazione per le Chiese Orientali. Presenti rappresentanti di Chiese locali, nunzi apostolici, delegati di istituti cattolici e oltre 50 organismi caritativi.

“Guardiamo al futuro”, l’invito ai presenti, incoraggiati “a continuare a prendervi cura dell’educazione dei bambini, del lavoro dei giovani, della vicinanza agli anziani, della cura delle ferite psicologiche; senza dimenticare quelle dei cuori, che la Chiesa è chiamata a lenire: ‘Dov’è offesa, che io porti il perdono. Dov’è discordia, che io porti l’unione’”.

“Non possiamo chiudere gli occhi sulle cause che hanno costretto milioni di persone a lasciare, con dolore, la propria terra”, l’ennesimo grido di Francesco a proposito dei migranti, a favore dei quali ha chiesto a “tutti gli attori coinvolti” e alla comunità internazionale “un rinnovato impegno in favore del rientro sicuro degli sfollati alle loro case”. “Assicurare loro protezione e futuro è un dovere di civiltà”, ha commentato il Papa, secondo il quale “è asciugando le lacrime dei fanciulli che non hanno visto altro che macerie, morte e distruzione che il mondo ritroverà la dignità”.

"Ogni giorno, nella preghiera, porto davanti al Signore le sofferenze e le necessità delle Chiese e dei popoli di quelle amate terre, come pure di coloro che si prodigano per dare loro aiuto. E questo è vero: ogni giorno!".

Di qui l’apprezzamento “per i grandi sforzi a favore dei rifugiati compiuti da diversi Paesi della regione e dalle varie Organizzazioni tra cui alcune qui rappresentate”. “Essere strumenti di pace e di luce”, l’augurio finale sulla scorta della “Preghiera semplice” di San Francesco.

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