lunedì 8 gennaio 2018
Occorre adoperarsi concretamente per la pace. Rispettare lo status quo per Gerusalemme. Con le armi nucleari "un imprevisto può scatenare conflitti". Bene l'Italia sull'integrazione dei migranti
Papa Francesco: il primo diritto violato è quello alla vita

Il Papa ha incontrato i rappresentanti del Corpo diplomatico nel tradizionale incontro di inizio anno per lo scambio degli auguri e ha rilanciato la Dichiarazione dei diritti dell’uomo: tra i richiami fatti il fermare la corsa agli armamenti, le "colonizzazioni ideologiche" e la tratta di esseri umani. Non sono mancati poi gli appelli per il dialogo in Corea e in Siria, per l’accoglienza e l’integrazione di migranti e rifugiati, per il rispetto degli impegni sul clima. E nel discorso del Papa sono state invocate anche reali politiche di sostegno alla famiglia.

Sul sito della Santa Sede è stato pubblicato il testo integrale.

Il video dell'incontro del Papa con i rappresentanti delle diplomazie internazionali in Vaticano

Che cosa ha detto papa Francesco nel suo tradizionale discorso di inizio d'anno al Corpo diplomatico?

È positivo per papa Francesco il bilancio dei viaggi apostolici che ha compiuto nel corso del 2017 in Egitto, Portogallo, Colombia, Myanmar e Bangladesh. "In Portogallo - ha affermato il Papa, salutando il Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano in occasione del consueto incontro di inizio anno - mi sono recato pellegrino, nel centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima, per celebrare la canonizzazione dei pastorelli Giacinta e Francisco Marto. Lì ho potuto constatare la fede piena di entusiasmo e di gioia che la Vergine Maria ha suscitato nei molti pellegrini convenuti per l'occasione".

"Anche in Egitto, Myanmar e Bangladesh - ha continuato papa Francesco - ho potuto incontrare le comunità cristiane locali che, sebbene numericamente esigue, sono apprezzate per il contributo che offrono allo sviluppo e alla convivenza civile dei rispettivi Paesi. Non sono mancati gli incontri con i rappresentanti di altre religioni, a testimonianza di come le peculiarità di ciascuna non siano un ostacolo al dialogo, bensì la linfa che lo alimenta nel comune desiderio di conoscere la verità e praticare la giustizia. Infine, in Colombia ho voluto benedire gli sforzi e il coraggio di quell'amato popolo, segnato da un vivo desiderio di pace dopo oltre mezzo secolo di conflitto interno".

Nel suo discorso, papa Francesco ha anche reso omaggio "al compianto ambasciatore della Colombia, Guillermo Leòn Escobar-Herràn, deceduto pochi giorni prima di Natale".

Pace non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto

"Dalle ceneri della Grande Guerra si possono ricavare due moniti, che purtroppo l'umanità non seppe comprendere immediatamente, giungendo nell'arco di un ventennio a combattere un nuovo conflitto ancor più devastante del precedente. Il primo monito è che vincere non significa mai umiliare l'avversario sconfitto". Lo ha affermato il Papa nel suo discorso al Corpo diplomatico, in cui ha ricordato che "nel corso di quest'anno ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale: un conflitto che ridisegnò il volto dell'Europa e del mondo intero, con l'emergere di nuovi Stati che presero il posto degli antichi Imperi".

"La pace - ha affermato - non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto. Non è la legge del timore che dissuade da future aggressioni, bensì la forza della ragionevolezza mite che sprona al dialogo e alla reciproca comprensione per sanare le differenze". Da ciò deriva il secondo monito: "la pace si consolida quando le Nazioni possono confrontarsi in un clima di parità". Lo intuì un secolo fa, proprio in questa data - ha aggiunto Francesco - l'allora presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson, allorché propose l'istituzione di una associazione generale delle Nazioni intesa a promuovere per tutti gli Stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d'indipendenza e di integrità territoriale". "Si gettarono così idealmente le basi - ha osservato il Pontefice - di quella diplomazia multilaterale, che è andata acquisendo nel corso degli anni un ruolo e un'influenza crescente in seno all'intera Comunità internazionale".

Difendere il diritto a vita, libertà e inviolabilità di ogni persona

A settant'anni di distanza dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, "duole rilevare come molti diritti fondamentali siano ancor oggi violati", ha affermato papa Francesco nel discorso al Corpo diplomatico. "Primo fra tutti quello alla vita - ha osservato -, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana. Non sono solo la guerra o la violenza che li ledono". Nel nostro tempo, ha proseguito, "ci sono forme più sottili: penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta solo perché malati o malformati o per l'egoismo degli adulti. Penso agli anziani, anch'essi tante volte scartati, soprattutto se malati, perché ritenuti un peso. Penso alle donne, che spesso subiscono violenze e sopraffazioni anche in seno alle proprie famiglie. Penso poi a quanti sono vittime della tratta delle persone che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù". "Quante persone, specialmente in fuga dalla povertà e dalla guerra, sono fatte oggetto di tale mercimonio perpetrato da soggetti senza scrupoli?", ha aggiunto.

"Difendere il diritto alla vita e all'integrità fisica", ha sottolineato papa Francesco nell'incontro con i rappresentanti delle diplomazie internazionali, "significa poi tutelare il diritto alla salute della persona e dei suoi familiari. Oggi tale diritto ha assunto implicazioni che superano gli intendimenti originari della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, la quale mirava ad affermare il diritto di ciascuno ad avere le cure mediche e i servizi sociali necessari". In tale prospettiva, "auspico che, nei fori internazionali competenti, ci si adoperi per favorire anzitutto un facile accesso per tutti alle cure e ai trattamenti sanitari". "È importante - ha aggiunto il Pontefice - unire gli sforzi affinché si possano adottare politiche in grado di garantire, a prezzi accessibili, la fornitura di medicinali essenziali per la sopravvivenza delle persone indigenti, senza tralasciare la ricerca e lo sviluppo di trattamenti che, sebbene non siano economicamente rilevanti per il mercato, sono determinanti per salvare vite umane".

Il disarmo integrale e l'impegno per la pace

"Difendere il diritto alla vita", ha detto papa Francesco al Corpo diplomatico, "implica pure adoperarsi attivamente per la pace, universalmente riconosciuta come uno dei valori più alti da ricercare e difendere". Eppure, ha proseguito. "gravi conflitti locali continuano ad infiammare varie Regioni della terra. Gli sforzi collettivi della Comunità internazionale, l'azione umanitaria delle organizzazioni internazionali e le incessanti implorazioni di pace che si innalzano dalle terre insanguinate dai combattimenti sembrano essere sempre meno efficaci di fronte alla logica aberrante della guerra". Tale scenario "non può far diminuire il nostro desiderio e il nostro impegno per la pace, consapevoli che senza di essa lo sviluppo integrale dell'uomo diventa irraggiungibile". "Il disarmo integrale e lo sviluppo integrale sono strettamente correlati fra loro - ha aggiunto -. D'altra parte, la ricerca della pace come precondizione per lo sviluppo implica combattere l'ingiustizia e sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre".

Nel suo tradizionale discorso di inizio d'anno al Corpo diplomatico, papa Francesco ha sottolineato che "la proliferazione di armi aggrava chiaramente le situazioni di conflitto e comporta enormi costi umani e materiali che minano lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura". Il "risultato storico", ha sottolineato, raggiunto lo scorso anno con l'adozione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, "mostra come il desiderio di pace sia sempre vivo". Secondo il Pontefice, "la promozione della cultura della pace per uno sviluppo integrale richiede sforzi perseveranti verso il disarmo e la riduzione del ricorso alla forza armata nella gestione degli affari internazionali".

"Desidero pertanto incoraggiare - ha aggiunto - un dibattito sereno e il più ampio possibile sul tema, che eviti polarizzazioni della Comunità internazionale su una questione così delicata. Ogni sforzo in tale direzione, per quanto modesto, rappresenta un risultato importante per l'umanità". Da parte sua la Santa Sede ha firmato e ratificato il Trattato sulla proibizioni delle armi nucleari, "nella prospettiva formulata da San Giovanni XXIII nella Pacem in terris, secondo la quale 'giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari". Infatti, anche "se è difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile e incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l'apparato bellico".

Dialogo, pace e ricostruzione tra le Coree, in Siria e a Gerusalemme

Papa Francesco ha sottolineato la necessità di sostenere "ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana, al fine di trovare nuove strade per superare le attuali contrapposizioni", ed è anche "importante che possano proseguire, in un clima propositivo di accresciuta fiducia tra le parti, le varie iniziative di pace in corso in favore della Siria, perché si possa mettere fine al lungo conflitto che ha coinvolto il Paese e causato immani sofferenze". "Il comune auspicio è che, dopo tanta distruzione, sia giunto il tempo di ricostruire. Ma più ancora che costruire edifici, è necessario ricostruire i cuori, ritessere la tela della fiducia reciproca... In tal senso è vitale che siano tutelate le minoranze religiose, tra le quali vi sono i cristiani, che da secoli contribuiscono attivamente alla storia della Siria". Un appello per il dialogo è stato chiesto da papa Bergoglio anche per l’Iraq, lo Yemen e l’Afghanistan.

Papa Francesco ha rivolto un pensiero particolare a israeliani e palestinesi, e "nell’esprimere dolore per quanti hanno perso la vita nei recenti scontri", rinnova un "pressante appello a ponderare ogni iniziativa affinché si eviti di esacerbare le contrapposizioni», invitando «a rispettare, in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani. Settant’anni di scontri rendono quanto mai urgente trovare una soluzione politica che consenta la presenza nella regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti». Il Papa ha ricordato poi il Venezuela, che sta attraversando una crisi politica e umanitaria senza precedenti e ha chiesto al tempo stesso di non dimenticare «le sofferenze di tante parti del Continente africano, specialmente in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia, in Nigeria e nella Repubblica Centroafricana, dove il diritto alla vita è minacciato dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dal terrorismo, dal proliferare di gruppi armati e da perduranti conflitti". Non basta indignarsi, spiega il Papa, "occorre piuttosto che ciascuno nel proprio ambito si adoperi attivamente per rimuovere le cause della miseria e costruire ponti di fraternità, premessa fondamentale per un autentico sviluppo umano". Un analogo impegno a "ricostruire ponti è urgente pure in Ucraina", dove l’anno appena concluso "ha mietuto nuove vittime continuando a recare grandi sofferenze alla popolazione, in particolare alle famiglie che risiedono nelle zone interessate dalla guerra e che hanno perso i loro cari, non di rado anziani e bambini".

Servono politiche a sostegno della famiglia

"Alla stabilità di un progetto definitivo, si preferiscono oggi legami fugaci. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Occorre piuttosto la roccia, sulla quale ancorare fondamenta solide. E la roccia è proprio quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna, una comunione che ha una bellezza austera e semplice, un carattere sacro e inviolabile e una funzione naturale nell’ordine sociale". Il Papa ha invocato l'urgenza di "politiche a sostegno" della famiglia, dalla quale, ha aggiunto papa Francesco "dipende l’avvenire e lo sviluppo degli Stati". Senza la famiglia, ha ribadito ancora il Papa, "non si possono infatti costruire società in grado di affrontare le sfide del futuro. Il disinteresse per le famiglie porta poi con sé un’altra conseguenza drammatica – e particolarmente attuale in alcune Regioni – che è il calo della natalità. Si vive un vero inverno demografico! Esso è il segno di società che faticano ad affrontare le sfide del presente e che divengono dunque sempre più timorose dell’avvenire, finendo per chiudersi in se stesse. Francesco ha proseguito soffermandosi sulle "famiglie spezzate a causa della povertà, delle guerre e delle migrazioni", evidenziando "il dramma di bambini che da soli varcano i confini che separano il sud dal nord del mondo, sovente vittime del traffico di esseri umani".

I migranti sono persone, basta alimentare paure

In un altro dei passaggi fondamentali del discorso al Corpo diplomatico papa Francesco ha ricordato "che le migrazioni sono sempre esistite. Nella tradizione giudeo-cristiana, la storia della salvezza è essenzialmente storia di migrazioni. Né bisogna dimenticare che la libertà di movimento, come quella di lasciare il proprio Paese e di farvi ritorno appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo. Occorre dunque uscire da una diffusa retorica sull’argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone". Nel citare il Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2018, Francesco ha esortato ancora una volta ad "accogliere, promuovere, proteggere e integrare" i migranti. "Conservo ancora vivo - ha proseguito il Papa - nel cuore l’incontro che ho avuto a Dacca con alcuni appartenenti al popolo Rohingya e desidero rinnovare i sentimenti di gratitudine alle autorità del Bangladesh per l’assistenza che prestano loro sul proprio territorio. Quindi la gratitudine del Papa va all’Italia, che in questi anni ha mostrato "un cuore aperto e generoso e ha saputo offrire anche dei positivi esempi di integrazione".
"Il mio auspicio è che le difficoltà che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una riscoperta di quelle radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della Nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero". Ringraziamenti sono stati espressi dal Papa anche per gli sforzi compiuti al riguardo da Grecia e Germania.

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