Un cristiano su 7 nel mondo subisce discriminazioni: dove si vive peggio
II rapporto di Open Doors: 388 milioni di cristiani vivono in aree dove si registrano persecuzioni. l'Africa subsahariana è la parte del mondo dove è più difficile vivere la fede

Se la Corea del Nord si conferma il Paese dove la persecuzione contro i cristiani è al livello più alto, per Open Doors è l’Africa subsahariana ad essere la parte del mondo dove è più difficile professare la propria fede. Un livello di persecuzione che l’organizzazione – fondata nel 1955 da Andrew van der Bijl, cristiano evangelico olandese – localizza sul planisfero con una serie di Paesi rappresentati in rosso (livello estremo) o arancione (livello molto alto) che attraversa tutto il continente dalle coste dell'Atlantico al Corno d’Africa.
Tutto questo in un contesto di violenza crescente nel mondo. Dal primo ottobre 2024 al 30 settembre 2025, secondo il “World Watch List 2026” di Open Doors, il numero dei cristiani uccisi nel mondo è aumentato da 4.476 casi a 4.849, sono invece in diminuiti i rapimenti – da 3.775 a 3.302 – come sono pure in calo gli attacchi a case e negozi di cristiani passati da 28.368 a 25.794. Praticamente invariato, invece, il numero di cristiani detenuti, passati in un anno da 3.775 a 3.302. Cifre che dimostrano secondo il presidente di Open Doors Italia Cristian Nani, che il «2025 è di nuovo anno record dell’intolleranza: 1 cristiano su 7 patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede». Il rapporto, giunto alla sua 33esima edizione – monitorato sin dal 2014 dall’Istituto Internazionale per la Libertà Religiosa – non specifica il contesto di tali violenze che spesso avvengono durante guerre o conflitti interni che coinvolgono indistintamente tutta la società. Ma la violenza che finisce per colpire i cristiani risulta in costante crescita negli ultimi anni.

«Un livello record» ha infatti denunciato David Haemerlin, direttore esecutivo di Porte Aperte Francia e Belgio, illustrando il rapporto a Parigi. La Ong protestante – che ha presentato il dossier in contemporanea in diverse capitali – ha precisato che questa cifra «non significa che 388 milioni di cristiani siano direttamente perseguitati, ma che vivano in aree con gravi persecuzioni». Un dito puntato sulla situazione di fragilità e insicurezza di moltissime comunità cristiane in contesti complessi e, per questa ragione, difficili anche da analizzare. L’organizzazione cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) lo scorso ottobre aveva invece stimato nel suo annuale rapporto che «413 milioni di cristiani vivono in paesi in cui la libertà religiosa non è rispettata e 280 milioni sono direttamente esposti alla persecuzione».

Il triste primato, in questa classifica, secondo Open Doors spetta dunque all’Africa subsahariana, presente con 14 Paesi nel Rapporto che individua i 50 Paesi del mondo più a rischio per i cristiani. La Nigeria registra il maggior numero di uccisioni (3.490 vittime) a causa di un conflitto armato interno molto frammentato e con una componente jihadista ma a spartire il triste primato del livello massimo di violenza, sempre secondo Open Doors, sono anche Sudan e Mali. Se i livelli di violenza nell’Africa subsahariana sono già al massimo o quasi da anni, ad essere più evidenti in questi ultimi 12 mesi sono i cambiamenti nelle altre categorie della vita dei cristiani (privato, famiglia, comunità, chiesa, nazione) che rappresentato una «persistente metastasi di vecchie e ampie forze che colpiscono, collettivamente, un ottavo dei cristiani nel mondo».
Una fragilità che si trasmette alle stesse istituzioni: tra i 14 Paesi subsahariani presenti nel rapporto, cinque hanno subito colpi di Stato negli ultimi cinque anni. Il Niger ha sospeso la costituzione, nell’Eritrea è completamente disattesa da 28 anni, mentre nella Repubblica Democratica del Congo un golpe è stato respinto solo due anni. Un contesto di instabilità che permea tutta la regione dell’Africa subsahariana e non solo nel mondo: dal 2020 a oggi, conclude il direttore di Open Doors Italia Cristian Nanni, «massacri» e «rapimenti»,, gli attacchi a «oltre 47mila chiese» e il saccheggio di «più di 108mila case e attività economiche» costringono famiglie ed intere comunità cristiane alla fuga con «esodi inumani» dando a «una Chiesa profuga che chiede aiuto».
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