lunedì 28 marzo 2022
Il pensiero di Francesco è andato anzitutto ai bambini ucraini. "Basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace"
Gli organizzatori della marcia Perugia-Assisi, insieme agli alunni di alcune scuole romane, hanno portato in piazza San Pietro una bandiera della pace lunga 25mt durante l'Angelus di Papa Francesco per chiedere la fine della guerra in Ucraina

Gli organizzatori della marcia Perugia-Assisi, insieme agli alunni di alcune scuole romane, hanno portato in piazza San Pietro una bandiera della pace lunga 25mt durante l'Angelus di Papa Francesco per chiedere la fine della guerra in Ucraina - Roberto Brancolini / Fotogramma

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Papa Francesco domenica all'Angelus è tornato a lanciare un messaggio affinché cessi la guerra in Ucraina, "bestiale", "barbara", "sacrilega". "È passato più di un mese dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, dall'inizio di questa guerra crudele e insensata che come ogni guerra rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi", ha detto Francesco davanti ai fedeli in piazza San Pietro, tappezzata di bandiere della pace e dell'Ucraina. Due giorni prima, venerdì, il Papa aveva consacrato la Russia e l'Ucraina a Maria, Regina della Pace.

Francesco ha parlato della terra "martoriata" e ha evocato il rischio di un conflitto globale che potrebbe essere, nel caso dell'utilizzo di armi nucleari, senza ritorno. "Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l'umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell'uomo prima che sia lei a cancellare l'uomo dalla storia".

"Prego per ogni responsabile politico - ha proseguito il Papa - di riflettere su questo, di impegnarsi su questo e, guardando alla martoriata Ucraina, di capire come ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti". "Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace".

La guerra è "luogo di morte, dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono". Francesco pensa soprattutto ai bambini: metà dei minori ucraini sono sfollati. "Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli innocenti".

Ieri erano esattamente due anni da quel 27 marzo 2020 in cui il Papa pregò in una piazza San Pietro vuota a causa del lockdown. "Proprio due anni fa - ha ricordato lui stesso all'Angelus - da questa piazza abbiamo elevato la supplica per la fine della pandemia. Oggi l'abbiamo fatto per la fine della guerra in Ucraina". E come per la prova della pandemia anche oggi, con le bombe che devastano un Paese nel cuore dell'Europa, Papa Francesco torna a indicare che non se ne può uscire senza cambiare, tutti, profondamente. "La guerra non può essere qualcosa di inevitabile. Non dobbiamo abituarci alla guerra, dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell'impegno di domani perché se da questa vicenda usciremo come prima saremo in qualche modo tutti colpevoli". E per questo "c'è bisogno di ripudiare la guerra".

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