Le parole di Leone XIV all'udienza: «Il cristiano deve essere strumento di pace»
di Agnese Palmucci, Roma
Nell'udienza generale di stamattina il Papa ha lanciato, ancora una volta, un accorato appello per la pace in Medio Oriente. Poi ha proseguito le sue catechesi sulla Costituzione conciliare "Lumen Gentium", soffermandosi sulla «grazia di essere membri della Chiesa e Popolo di Dio», che deve spingere a vivere con «coerenza».

Un nuovo, ulteriore appello per la pace quello scandito oggi con forza dal Papa, dal sagrato di piazza San Pietro. La «grazia di essere membri della Chiesa, Popolo di Dio» spinga ciascuno «a prendere coscienza della responsabilità e della coerenza che ciò comporta». Perché in un tempo di odio e conflitti, ha proseguito Leone XIV salutando i pellegrini provenienti dai Paesi del Medio Oriente, al termine dell’udienza generale di oggi, «il cristiano è chiamato ad essere strumento di pace, amore e riconciliazione, affinché la vera pace possa prevalere tra tutti i popoli».
Alla Chiesa come «popolo di Dio» è dedicato il secondo capitolo della Costituzione conciliare "Lumen Gentium", su cui si sta soffermando il Papa nelle catechesi di queste settimane. «I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un “sacerdozio regale” - ha iniziato il Pontefice davanti a una piazza piena, sotto un cielo primaverile -. Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità e a “professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa”». Con il sacramento della Cresima, poi, come si legge ancora in "Lumen Gentium", «tutti i battezzati “vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo”». Tutti i cristiani, dunque, sono chiamati ad evangelizzare.

Proprio questa «consacrazione», ha sottolineato Leone XIV, «sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici», tenendo conto che, come osservava papa Francesco, «tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici». Il Battesimo, infatti, è il primo dei sacramenti, «quello che suggella per sempre la nostra identità, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi». L’esercizio del «sacerdozio regale», ha aggiunto, «avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia», ma anche «mediante la preghiera, l’ascesi e la carità operosa».
Con un passaggio ulteriore, poi, il Papa si è soffermato sul «tema importante del senso della fede e del consenso dei fedeli», che partecipano «anche della missione profetica di Cristo». La Commissione dottrinale del Concilio, ha spiegato, «precisava che questo sensus fidei “è come una facoltà di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede”». Dunque, in primo luogo, il senso della fede appartiene «ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme».

Proprio su questo aspetto si concentra la Costituzione conciliare, mettendolo in relazione «all’infallibilità della Chiesa» a cui si lega direttamente, «servendola, quella del Romano Pontefice». La Chiesa dunque, ha sottolineato il Papa, «come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non può errare nella fede», e l’organo di questa sua proprietà, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, «è il soprannaturale senso della fede di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel consenso dei fedeli». Dalla comune chiamata all’evangelizzazione, poi, lo Spirito Santo «dispensa “tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa”», ha specificato il Pontefice citando ancora i Padri conciliari. La dimostrazione di ciò, ha proseguito, «è offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia», ma anche «dalle tante forme associative ecclesiali», che «sono esempio luminoso della varietà e della fecondità dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio».
Saluti dopo l’udienza
Rivolgendosi ai fedeli di lingua tedesca, al termine della catechesi, Leone XIV ha esortato a vivere, negli ultimi giorni di Quaresima, «il sacerdozio comune dei battezzati nelle opere di penitenza, nella carità verso i fratelli e nella fedele e assidua partecipazione alla Santa Messa». Nel saluto ai pellegrini di lingua portoghese, ha ricordato che i cristiani, inseriti nel Popolo di Dio in virtù del Battesimo, sono chiamati ad essere «sempre testimoni coerenti del Vangelo». Ai fedeli di lingua cinese, invece, ha ribadito l’urgenza di continuare «a condurre un’esistenza ispirata ai valori cristiani per essere strumenti di pace nella società». Leone XIV ha rivolto il suo saluto anche ai pellegrini di lingua francese, spagnola, polacca e italiana. Tra i presenti anche pellegrini e turisti provenienti da Nigeria, Tanzania, Indonesia, Filippine, Tailandia e Stati Uniti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA






