Una Madre in cielo, fratelli sulla terra

La Liturgia di questo giorno ci aiuta a leggere questo nostro tempo. È sempre così: il Signore ci aiuta a entrare nella storia. L’Apocalisse ci descrive questo tempo che vede troneggiare indisturbato il primato della forza, la “cultura della potenza” come la chiama papa Leone. Ci aiuta a farlo con speranza e responsabilità. La speranza c’è quando si misura con il drago, non quando lo ignora. È nella notte che crediamo alla luce. Guai a rassegnarsi
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August 15, 2026
Una Madre in cielo, fratelli sulla terra
Tiziano, Assunzione della Vergine (1530). Duomo di Verona
Oggi, tutti i cristiani, d’Oriente e d’Occidente, celebrano assieme la festa dell’Assunta. Non dobbiamo smettere di respirare bene usando i due polmoni! È dolorosa oggi l’evidenza di un aggravamento della divisione, conseguenza di una guerra che aggrava le separazioni fra i cristiani. La data ci unisce, la realtà ci divide, fino al conflitto e alla scomunica reciproca. I cristianesimi, poi, si dividono anche all’interno delle loro stesse tradizioni. Penso ai figli dell’Occidente che si misurano con la guerra e con la crisi della partecipazione e della democrazia. I cristiani hanno la responsabilità di un cambio di passo necessario per affrontare quest’epoca di cambiamento. Papa Leone ha chiesto con mite fermezza di vivere e adattare la bellissima e ancora troppo poco vissuta “dottrina sociale” della Chiesa. Non si tratta di un qualche aggiustamento etico, ma di una vera rivoluzione culturale di fronte a sfide epocali e alla minaccia di perdere l’umano o che l’ humanitas non sia magnifica perché ridotta a oggetto. Ogni guerra è fratricida, tanto più, come è avvenuto per secoli, tra cristiani! Maria, la Mater dolorosa non ha finito di stare juxta crucem ! Il ricongiungimento col Figlio, nel grembo del Padre – è il senso dell’Assunta – non la scioglie ancora del tutto dalla compassione per i fratelli del Signore che, dalla croce, le ha affidato, fino al ritorno di Lui.
Sì, Maria è assunta nel cielo. Ma sta ancora sotto la croce. E lei, come il Crocifisso risorto che ha sempre il segno dei chiodi e della lancia nelle mani, nei piedi e nel costato, pur se “assunta nel cielo” resta accanto ai tanti crocifissi sulla terra. E ci porta anche a noi, che scapperemmo lontano pensando così di salvarci. Ce lo ricorda la pietà popolare: l’Assunta è anche la “ mater dolorosa ” con le “sette spade” che le trafiggono il cuore (quante immagini dell’Addolorata ci sono nei nostri paesi e quanto hanno suscitato compassione ma anche hanno fatto sentire amato il nostro dolore!). Oggi, la Mater dolorosa – che festeggiamo anche Assunta – continua a “stare” in Europa (in Russia e in Ucraina), in Terra Santa, in Medio Oriente, in Asia, in Africa, nelle Americhe e dovunque nel mondo si uccidono con violenza i suoi figli, tutti, soprattutto i più indifesi, a cominciare dai bambini.
La Liturgia di questo giorno ci aiuta a leggere questo nostro tempo. È sempre così: il Signore ci aiuta a entrare nella storia. L’Apocalisse ci descrive questo tempo che vede troneggiare indisturbato il primato della forza, la “cultura della potenza” come la chiama papa Leone. Ci aiuta a farlo con speranza e responsabilità. La speranza c’è quando si misura con il drago, non quando lo ignora. È nella notte che crediamo alla luce. Guai a rassegnarsi. Sarebbe una resa, quella che descrive papa Leone parlando della tentazione di «pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. È una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo». E ci indica cosa fare: «Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace con verità, sobrietà, prossimità, cura» (MH 212). Sono gli umili come Maria che compiono le cose grandi di Dio.
L’Assunta ci conferma che il Male, il grande ingannatore, cerca di imbrogliare tutti, compresi quelli che dividono l’unità credendo di difendere la verità e ne finiscono per essere sciocchi o presuntuosi complici. Il Male è stato già sconfitto con Maria che entra nella pienezza del Regno. Certo, il drago continua a cercare di “divorare il bambino”. È un mostro con sette teste – scrive l’Apocalisse – e tutte coronate! I signori della forza diventano i signori della guerra, con gli strumenti micidiali e temibili della distruzione. Papa Leone – davanti ad un’assemblea di giovani ad Assisi – ha ammonito i potenti della terra riproponendo l’ideale di una “pace disarmata e disarmante”.
Non è ingenuo! Anzi: è realista, perché questa è l’unica via per fermare il distruttore! Il mistero di Maria, assunta in cielo dal Figlio, ci invita a riprendere la tessitura della fraternità tra i popoli come cuore della missione della Chiesa, oggi. Inizia da noi. Questa è la sfida. Una Madre nel cielo che ci insegna a essere Fratelli tutti sulla Terra. L’evangelista Luca ci ricorda che Maria dopo l’annuncio dell’angelo rispose: «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Ecco, Lei, la prima dei credenti, è la prima ad essere assunta da Dio. La prima a prendere tra le sue braccia Gesù bambino, e anche la prima ad essere presa dalle braccia del Figlio e portata nel cielo di Dio. Il suo Magnificat è anche il canto a Dio delle nostre comunità segnate anche da tante difficoltà, ma sempre arca che contiene la salvezza e la genera nel mondo. È il canto che accoglie il canto di tutte le donne che trasmettono la vita, sempre straordinaria e benedetta. Sono anche le donne considerate inutili se non sono proprietà di un uomo, che vengono umiliate o consegnate ad una vita di seconda scelta – o anche senza alcuna scelta – che l’economia mondiale tiene saldamente in ostaggio. Dio rovescia i potenti dai troni, rimanda i ricchi e i forti a mani vuote e ricolma di beni chi ha fame e sete di pane e di amore, di amicizia e di tenerezza, di giustizia e di pace. Volgerci a Maria ci ricorda che siamo figli, che è una Madre ed è affidata al discepolo che la prende con sé. Maria ci prende come figli e quindi ci mostra Gesù, la via del cielo. Noi prendiamo Maria come Madre di una famiglia umana riconciliata. Amiamo le nostre Comunità, piccole o grandi, perché non si è cristiani senza una madre, senza una comunità di fratelli e sorelle, prendendola nel nostro cuore ma anche sentendoci suoi figli e quindi fratelli, ad iniziare sempre da quelli più piccoli di Gesù, i poveri. Sono nostri. «Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità. Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri. Sono segni di un’umanità che continua a credere che ogni corpo è tempio dello Spirito e casa di Dio, e proprio questa alleanza tra gloria e fragilità diventa criterio per valutare i modelli antropologici proposti dalla cultura attuale» (MH 239).
Cardinale, arcivescovo di Bologna e presidente Cei

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