Non è una fine, non è un fine

Ci avete fatto caso? Si chiamano talent show ma lo spazio al talento è poco, mentre l'attenzione si sposta sul giudizio, e sui giudici.
Google preferred source
June 12, 2026

Numero #4 | Non è una fine, non è un fine

Ci avete fatto caso? Si chiamano talent show ma lo spazio al talento è poco, mentre l'attenzione si sposta sul giudizio, e sui giudici. Un minuto di canzone, cinque di discussione, e ogni tanto una polemica che non fa mai male agli ascolti. Tutto si regge sul giudizio: anche nei talent dedicati alla cucina, il primo posto non è per le ricette (peraltro la tv non trasmette né odori né sapori), ma alla reazione del giurato di turno, che magari, se insoddisfatto, prenderà il piatto e lo scaglierà contro il muro. Inutile girarci intorno: l’umiliazione pubblica attira interesse.
Siamo nella società del giudizio: la tv se ne è accorta da tempo, e i ragazzi pure. Molti di loro iniziano gli esami – a proposito, in bocca al lupo! – immaginando una quota da raggiungere. Per tanti la scuola è questo: un distributore automatico di numeri.
Da tempo si discute della valutazione. È un bene, perché si ha la consapevolezza che è un elemento importante nel percorso di formazione dei ragazzi. Anche chi insegna religione non può sottovalutare quest'aspetto, e sarebbe un errore riempire frettolosamente i tabelloni virtuali riparandosi dietro un «tanto non fa media»: dare dignità al procedimento valutativo significa dare dignità alla disciplina stessa.
C’è poi un però, che riguarda tutti gli insegnanti, nessuno escluso. I ragazzi non devono percepirsi come dei numeri. Certo, anche loro sono abituati a elaborare giudizi e pregiudizi, dieci secondi dopo aver conosciuto un insegnante (questo è noioso, questo è simpatico, questo darà tanti compiti...). È la società, e la società siamo noi, che li spinge a ragionare in questo modo, generando ansie ad ogni rito di passaggio.
Alla vigilia della scorsa maturità, Marco Erba su Avvenire ha individuato alcuni personaggi in grado di guardare oltre: da Ettore, l'eroe troiano dell'Iliade, che «anche nelle condizioni più difficili» ce la mette tutta «per dare il meglio», al poeta Gabriele D'Annunzio, «uomo degli eccessi, ma che nel Vittoriale, la sua casa museo, fece incidere questa frase: “Io son quel che ho donato”. Credo che il senso più profondo della maturità sia proprio questo – scrive Erba –, capire che sei chiamato a trasformare tutto ciò che hai imparato in questi anni di scuola in dono per chi è intorno a te».
Il viaggio allora è tutto da scoprire, e la vera maturità inizia dopo l'esame.
Sembra una fine, ma è un inizio: il quarto numero di «Ora Libera» parte da qui.

🧮 Se non basta...

Lo stesso tema, altre storie
«Perché ai ragazzi servono adulti che non giudichino i loro errori» 
Lo psicoterapeuta Luigi Ballerini spiega perché oggi gli adolescenti hanno bisogno di sapere che “anche i grandi sbagliano”. Gli errori spaventano tutti, ma i giudizi molto di più. A qualunque età. E se ci alleassimo? 
I giudizi dei prof fanno crescere. Ci crediamo? 
Sempre più spesso allievi e genitori faticano a gestire i rilievi degli insegnanti, li vivono come un attacco all’onore di famiglia e si mettono sulla difensiva. Ma per migliorarsi non c’è alternativa. Ce lo spiega lo scrittore (e insegnante) Marco Erba 
È finito l’anno del nuovo “voto in condotta”: cosa dicono i numeri 
In questi giorni, i docenti alle prese con gli scrutini dovranno decidere chi “rimandare” in condotta. Con il 5 si boccia, con il 6 si presenta a settembre un «elaborato critico su tematiche di cittadinanza attiva». Ma la riforma ha davvero portato i risultati sperati? Una risposta la dà il pedagogista Matteo Morandi nell’intervista di Andrea Ceredani

🚸 Qui primaria

Lo spazio a misura di bambino
 Spiega Ferdinando Ciani sulla copertina di Popotus di ieri: un voto non definisce il nostro valore. Il maestro della “Scuola del gratuito” - esperimento educativo nato all’interno dell’esperienza di condivisione della comunità Papa Giovanni XXIII – consola i bambini e le bambine che, sulla pagella, hanno visto un voto deludente. E sprona i piccoli lettori a godersi le vacanze, il momento perfetto per riscoprire le nostre passioni e le nostre diverse intelligenze (leggilo qui). Invece, qui, trovi una puntata di “Nessuno escluso”, la rubrica del Cedisma (il Centro studi e ricerche sulla Disabilità e Marginalità dell’Università Cattolica) che l’inserto di attualità per bambini ospita una volta al mese. Qual è la strada verso il successo?  Imparare a non temere gli errori e a non guardare gli altri come persone con cui competere ma, piuttosto, come a compagni di strada vicino a cui brillare, ognuno con il proprio personale colore.   

Il dramma del caporalato nel lavoro ed El Niño che riscalda l'Oceano e la Terra. E infine i Mondiali di calcio che iniziano: le notizie spiegate ai bambini

Ascolta qui la nuova puntata de Le notizie della Illy, il podcast di rassegna stampa per i più piccoli.   

🌐 Sguardi sul mondo

Pezzi d'attualità che meritano un po' di attenzione
San Francesco oggi mi dice che...  
Avvenire ha iniziato a pubblicare ogni domenica un intervento d’autore su cosa ci dice la figura e il messaggio del Santo di Assisi a 800 anni dalla morte. Il primo a dire la sua è il poeta Davide Rondoni. Per il quale oggi Francesco ci parla soprattutto di speranza.  
A Rondine incontro tra “opposti” sulla pace  Cosa succede quando pacifisti e produttori di armi vengono messi in dialogo? In Toscana nella Cittadella della Pace ci sono riusciti, davanti ai ragazzi di tutto il mondo ospiti dello Studentato (e del 4° anno di Liceo). Ecco il racconto di un “metodo” educativo 
Crans-Montana-Amendolara, così lontane così vicine  I ragazzi italiani vittime del rogo di Capodanno ci sono apparsi “figli di tutti noi”. E i giovani afghani vittime del caporalato in Calabria? Sogni e desideri sacrificati sullo stesso altare del profitto, scrive Francesco Riccardi.  

La Parola in classe

Che voti dà la Sapienza di Rosanna Virgili
Tra le differenze che individuano l’Insegnamento della Religione Cattolica rispetto a tutte le altre discipline di docenza c’è il “giudizio” al posto del voto. Essendo quest’ultimo il “deterrente” maggiore presso l’utenza scolastica – ne dipende la promozione o la bocciatura – una materia che non lo può giocare rischia di apparire indifferente o inutile. Come affrontare, allora, la debolezza del nostro “giudizio”? Magari anche auspicando nuove discussioni tra la Chiesa e lo Stato italiano che portino a garantire alla Religione la pari dignità con le altre discipline. Ma possiamo fare di questa “debolezza” un’occasione di forza per sviluppare l’immaginazione.  Il metodo di insegnamento che vede la lezionecoram populoe prevede la restituzione individuale di quanto ascoltato e quindi valutato con il voto non è certo il migliore, e si è dimostrato in larga misura inefficace ai fini di un reale apprendimento. Chi insegna Religione può pensare, elaborare, applicare un metodo diverso che sia formativo e non semplicemente informativo. Ciò di cui i ragazzi hanno anzitutto bisogno.  Nella Scrittura c’è una scuola disposta come un banchetto cui invita la Sapienza che dice: «Voi tutti inesperti venite qui». Lo scopo non è tanto che qualcuno, alla fine, prenda il voto che merita e qualcun altro quello che non merita (!) ma che tutti insieme imparino il diritto e la giustizia, accendano l’amore per la conoscenza come la “via della vita” (cf. Pr 9,1-6).  

🏫 Tutti in aula

Con i miei studenti io ho fatto così...
Quelle che vi propongo sono tre situazioni nelle quali l’utilizzo dell'Intelligenza Artificiale si è rivelata funzionale ed efficace all'interno di lezioni di religione, nella scuola secondaria di primo grado.  
INTERVISTA A SAN FRANCESCO. Con Character.Ai puoi chiedere all'intelligenza artificiale di fingere di essere qualcuno, e di rispondere come quella persona, secondo lui, risponderebbe. Gli dai il comando di «essere» san Francesco, o san Pietro, o chi vuoi tu. I ragazzi preparano delle domande e, insieme, cercano di valutare quanto sono vere – o meglio, verosimili – le risposte. Ovviamente non è un'operazione che si fa «a freddo»: prima occorre che gli alunni conoscano bene quel personaggio, altrimenti quale giudizio possono dare sulla validità delle risposte?  Quello che ho notato è che qualche anno fa l'intelligenza artificiale dava risposte molto approssimative: i modelli erano primitivi e si notava. Oggi le risposte date sembrano più attendibili, più simili a quelle che ci saremmo davvero attesi dal personaggio in questione. Ovviamente questa operazione la si può fare anche con personaggi della storia recente.  
IMMAGINI E «INGANNI». Nel libro di testo Religame ho provato a fare questa proposta, tra le altre: chiediamo all'intelligenza artificiale (chat Gpt, ma anche altre vanno benissimo) di produrre l'immagine di un luogo – per esempio, il lago di Tiberiade – e sfidiamo i nostri alunni a riconoscere l'immagine autentica da quella che autentica non è. Riusciranno a dare la risposta giusta? Se sì, cosa li ha convinti di quella scelta? Se no, cosa li ha ingannati? I ragazzi devono anche fare il percorso a ritroso: messi davanti all’immagine generata con intelligenza artificiale, devono indovinare il prompt che l’ha generata. È una sorta di gioco dove vince chi si avvicina di più al prompt originale. Mi sembra un modo per ragionare di intelligenza artificiale all'interno dei nostri percorsi.  
SCRIVERE PROMPT. Stavolta sono loro, i ragazzi, a chiedere all'intelligenza artificiale di realizzare un'immagine su un tema assegnato. Sarà importante scrivere un prompt quanto più preciso possibile e, allo stesso tempo, riconoscere eventuali errori causati o da un prompt errato o troppo generico, o dall'intelligenza artificiale stessa. Per esempio, può capitare di chiedere l'immagine di un sacerdote babilonese, e di ritrovarselo con un copricapo egiziano.   
Non è un'attività leggera: una competenza che avrà molto peso in futuro, e forse già da adesso, sarà proprio quella di saper scrivere prompt e valutare le risposte a ciò che verrà prodotto dall'intelligenza artificiale.   
Luca Paolini, scuola secondaria di primo grado, Livorno 

Parole d'Ufficio

L'ultima campanella è suonata e le aule si sono svuotate, ma il nostro lavoro non si esaurisce.
Tra gli impegni scolastici che proseguono, vi consiglio di prendervi un momento per voi.
Potete ripercorrere l'anno appena concluso: quali relazioni sono maturate, superando magari le difficoltà iniziali?
Quali gioie avete trovate nel vostro impegno quotidiano? Quali fatiche rimangono?
Fare memoria degli aspetti buoni e dei nodi critici è un atto di cura verso la nostra vocazione.
Buon cammino di verifica.
don Alberto Gastaldi
Responsabile del Servizio nazionale per l’Insegnamento della Religione cattolica e direttore dell’Ufficio nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della Cei   

💬 La vostra voce

Gli insegnanti si raccontano, scrivici anche tu
Il ruolo dell’Irc agli esami 
Quando arrivano gli esami, torna sempre una domanda che in molti ambienti scolastici resta sullo sfondo: che senso ha la presenza del docente di Religione Cattolica in una prova dove la disciplina non incide sulla valutazione finale? A qualcuno può sembrare una presenza marginale, quasi dovuta più per organizzazione che per reale funzione educativa. Ma chi vive la scuola ogni giorno sa che la realtà è un po’ diversa.  
Dentro molte commissioni, il docente di Irc è spesso una delle poche figure che ha seguito gli studenti per tutto il triennio. In un sistema scolastico dove il ricambio dei docenti è frequente, anche per via del precariato, non è raro che molti insegnanti non abbiano una continuità completa sul gruppo classe. L’Irc, invece, in diversi casi rappresenta proprio questo: una memoria stabile del percorso. Questa continuità cambia lo sguardo. Non si tratta solo di conoscere il programma svolto, ma di avere un’idea complessiva del ragazzo: come è cresciuto, che percorso ha fatto, quali fragilità ha mostrato e quali progressi ha costruito nel tempo.  
C’è poi un altro aspetto che spesso passa sottotraccia. L’Irc, per come è strutturato, intercetta in modo naturale molte dimensioni che appartengono anche all’educazione civica: il senso della convivenza, il rispetto reciproco, la responsabilità, il rapporto con la comunità. Non come contenuti separati, ma come temi che attraversano la vita scolastica quotidiana. All’esame, tutto questo diventa ancora più evidente. La presenza del docente di Irc, proprio perché legata a una relazione già costruita nel tempo, ha spesso anche un effetto semplice ma concreto: contribuisce a tranquillizzare gli studenti. Ritrovare una figura conosciuta in un momento carico di tensione aiuta a vivere la prova con maggiore equilibrio e meno pressione emotiva. Il docente di Irc conosce i ragazzi, riconosce le loro storie, contribuisce a leggere ciò che in una prova d’esame non sempre emerge. Non è una figura “in più” o “in meno”. È una presenza con una funzione diversa: aiuta a dare profondità al contesto umano in cui il voto viene assegnato. Forse la domanda vera non è se questa presenza sia necessaria in senso tecnico, ma cosa succederebbe se la scuola rinunciasse proprio a chi, in molti casi, ha mantenuto un filo continuo nel percorso educativo degli studenti. In questa prospettiva, la presenza dell’insegnante di religione agli esami non è un’anomalia del sistema, ma uno degli ultimi punti di continuità educativa rimasti dentro una scuola sempre più frammentata. 
Marcello Carbone e Anna Marrone, scuola secondaria di primo grado, Piacenza

🎧 Leggere, vedere, ascoltare

Per distrarsi, o concentrarsi
La lezione di Pinocchio
  • È uscito il nuovo numero di Religione e Scuola, il periodico della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna. Tra gli articoli pubblicati, quello di Matteo Pasqualone, docente Irc della secondaria di primo grado a Cesenatico, su Pinocchio e l’esperienza della morte, con accostamenti a brani evangelici.  
L’estate è troppo lunga per non andare a scuola.
  • Nel nuovo episodio del podcast Dentro l’Avvenire, Andrea Ceredani esplora il circolo vizioso che mette in crisi milioni di famiglie ogni estate: le scuole chiudono, mancano i nonni a cui affidare i figli e i centri estivi costano troppo. Che fine fa il diritto allo studio tra giugno e settembre?

Fuori registro

La media a scuola di Lorenzo Galliani
 «Semplicità, sorella mia», si canta nel musical Forza venite gente dedicato a san Francesco. Chi conosce gli esami di terza media sa che invece la semplicità, qui, non è una sorella, e neppure una cugina di trentaduesimo grado.
Prendiamo le regole per la determinazione del voto finale, approvate nella cosiddetta riunione preliminare nella quale i docenti, di comune accordo, stabiliscono tutte le norme che si dimenticheranno in sede d’esame («Davvero avevamo deciso questa cavolata? E chi l’aveva proposta? Ah, io?»). Mettetevi comodi. Il voto finale è la media del voto di ammissione con il voto d’esame. Il voto d’ammissione è un numero intero, ossia senza virgole, determinato in questo modo: si inizia prendendo le medie voti dei tre anni, con il terzo che ha un «peso» del 60%, il secondo del 25% e il terzo del 15%, almeno nella mia scuola. Su questo punto abbiamo discusso per trentasei minuti, perché la Mariotti avrebbe preferito la scansione 50-30-20, mentre la Narducci 48-28-24. Una volta mostrato che, di fatto, non sarebbe cambiato un granché, è spuntata una terza opzione che non c’entrava nulla con le due precedenti (la Mariotti ha comunque rilanciato con un «60-30-20», ed ha sbuffato quando le è stato fatto notare che le tre percentuali, essendo percentuali, sommate dovrebbero fare cento e non centodieci. Si è risentita e ce lo ha fatto pesare, come se avessimo chiesto alla signora Matematica di farle un dispetto). Dunque, questa media ponderata a sua volta fa media – ma pesando il 90% – con il voto di comportamento, che a sua volta è una media dei voti di comportamento – non ponderata – dei tre anni. La media tra le due medie, una ponderata e una no per non fare dispetto a nessuno, è arrotondata in eccesso se il decimale è superiore a 5, e costituisce il voto d’ammissione.
I miei studenti che sono arrivati fino a questo punto potrebbero evitare di iscriversi alle superiori, e puntare direttamente al terzo anno di Ingegneria. Nel frattempo, il modulo di Excel è già alla terza seduta di psicoterapia, nauseato dalle troppe formule, e si chiede come mai lui non sia nato come un Word qualsiasi.
Ma c’è anche il voto d’esame: come dimenticarlo? È la media – non ponderata e non arrotondata – delle quattro prove: italiano, matematica, lingue straniere (un’altra media tra inglese e l’altra, giusto per non farsi mancare nulla) e l’orale, al quale informalmente ogni docente attribuisce un voto, e di comune accordo si fa una media (e si arrotonda).
Il riepilogo è dunque questo: il voto finale è dato dalla media tra il voto d’ammissione (dato dalla media ponderata tra la media ponderata dei voti nei tre anni e la media non ponderata del comportamento) e il voto d’esame (dato dalla media non ponderata tra il voto d’italiano, quello di matematica, la media dei voti delle due lingue e il voto d’esame, sostanzialmente una media dei voti dati dai docenti). Poi chiedetemi perché, quando mi presento, non dico di insegnare in una secondaria di primo grado, ma in una scuola… media.  

🗣️ Restiamo in contatto  

Si chiude qui il quarto numero di Ora Libera, la newsletter di Avvenire in collaborazione con il Servizio nazionale per l’Insegnamento della Religione Cattolica e l’Ufficio scuola della Cei che desidera informare, ispirare, connettere gli insegnanti di religione, ma non solo.
Siamo appena partiti: se ti piace o ti interessa, falla conoscere. Se ancora non sei iscritto, procedi con il login, poi vai sul sito di Avvenire nella sezione “newsletter” e clicca su Ora Libera.
Hai una storia da raccontare o un tema da suggerire? Una domanda da farci o da porre a colleghi e colleghe di tutta Italia?  

👋 Alla prossima!

A questa newsletter hanno lavorato, in particolare, Massimo Dezzani, Marco Ferrando, Paolo Ferrario, Lorenzo Galliani, Nicoletta Martinelli, Francesco Ognibene, Francesco Riccardi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire

Abbonamento

Scegli l’abbonamento più adatto alle tue esigenze e accedi ai servizi a te dedicati

Abbonati ad Avvenire