La strage di Amendolara: gli "invisibili" non sono i nuovi schiavi ma i vecchi padroni

La settimana è stata dominata da una terribile vicenda di cronaca: l'uccisione di quattro giovani braccianti stranieri (tre afghani e un pachistano), bruciati vivi in un minivan ad Amendolara, in provincia di Cosenza
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June 6, 2026
La strage di Amendolara: gli "invisibili" non sono i nuovi schiavi ma i vecchi padroni
Care lettrici e cari lettori,la settimana è stata dominata da una terribile vicenda di cronaca: l'uccisione di quattro giovani braccianti stranieri (tre afghani e un pachistano), bruciati vivi in un minivan ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Lavoravano nei campi e subivano un trattamento da schiavi: ore e ore di fatica sotto il sole e in cambio niente soldi, solo un po' di cibo e due stanze da condividere in dieci. La colpa di Wassem, Amila, Ullah e Safi è stata quella di aver chiesto ciò che era stato promesso e spettava loro: una giusta retribuzione. Ad appiccare il fuoco, due cittadini pachistani, che sono stati arrestati. Ma la strage di Amendolara è solo la punta di un iceberg che nella nostra civilissima Italia preferiamo ignorare. A Milano è stata aperta un'inchiesta sulla costruzione del nuovo consolato americano, a cui lavoravano 400 esseri umani costretti a orari massacranti e paghe da fame. Il 4 ottobre scorso a Scanzano, in Basilicata, 4 braccianti indiani sono morti in un incidente stradale mentre tornavano in Calabria dopo una lunghissima giornata di lavoro nelle campagne materane: erano stipati in 10 in un'auto da 5 posti. La settimana scorsa nel Mantovano è stato scoperto un laboratorio clandestino dove si lavorava di notte per 12 ore consecutive a 75 centesimi di euro all'ora. Amendolara è la tragica punta dell'iceberg, dicevamo: perché il Far West dei nuovi schiavi è anche nella moda, tra i rider, in tanti cantieri che vediamo nelle nostre città, nei campi di pomodori o di insalata. E noi, che facciamo? Il vescovo di Cassano all'Jonio, monsignor Savino, ha invocato «una rivolta delle coscienze» per dire basta a quel pensiero strisciante che alcune vite valgono meno perché straniere, povere o migranti. Certo, la scusa che "non sapevo", "non immaginavo" non regge più: tutti sappiamo, tutti vediamo. Gli unici realmente invisibili, oggi, non sono gli sfruttati, bensì gli sfruttatori, come scrive Francesco Riccardi: i proprietari dei terreni, i committenti dei lavori edili, i padroni degli opifici, le finte coooperative... Occorre far uscire allo scoperto i meccanismi malati e perversi per cui il profitto si ottiene comprimendo i diritti di chi non conta nulla. Un impegno, per ciascuno di noi, è non essere complici dello sfruttamento quando acquistiamo. Accertiamoci che ciò che scegliamo sugli scaffali rispetti una filiera "pulita". Non sempre è facile, ma possiamo provarci. LEGGI ANCHE il commento di Marina Corradi: il lavoro che ammazza nella Repubblica dei diritti dimenticati

Gli Usa "parcheggiano" i loro concittadini in Kenya per paura dell'Ebola

Esteri. La struttura di quarantena per contrastare l'epidemia di Ebola che gli Stati Uniti vogliono allestire a Nanyuki, nel Kenya centrale, dice molto più di quanto sembri. Racconta una gestione del rischio costruita a distanza. I cittadini statunitensi potenzialmente esposti al virus nella Repubblica Democratica del Congo non verrebbero riportati negli Usa, ma trasferiti in Africa orientale, dentro una base militare. Lontano da Washington, lontano dalle telecamere, lontano soprattutto dalle paure dell’elettore americano. Così un problema che investe la Casa Bianca viene esternalizzato sul territorio keniano. In linguaggio diplomatico si chiama cooperazione; in termini politici, è un modo elegante per spostare il pericolo nel cortile di qualcun altro. Ne parla in questo commento Giulio Albanese.

Le "guerre dimenicate" fanno tappa in Myanmar con un reportage dai campi profughi

Esteri. La nostra inchiesta sulle guerre dimenticate, che proseguirà per l'intero 2026, ha fatto tappa in Myanmar, l'ex Birmania. L'inviata Angela Napoletano ha visitato il campo profughi di Ban Mai Nai Soi, nel nord della Thailandia, dove 10mila rifugiati birmani aspettano una pace che non arriva mai. Grazie al reportage si possono conoscere le storie dei disperati in fuga dalla guerra civile che dilania il Paese, mentre due chilometri più in là si combatte. Una guerra che non può essere raccontata se non da chi scappa dalla furia della giunta militare; in maggioranza i profughi sono Karenni, cioè provenienti dall'omonimo Stato semi autonomo, dove i cristiani sono più del 30 per cento degli abitanti. Si buttano giù gli alberi della giungla per far posto a casette sopraelevate in bambù e foglie di fico, non c'è elettricità, le gente mastica caramelle artigianali fatte di semi per non sentire la fame. E c'è anche il racconto di padre Dominic Nyareh, tornato nello Stato Karenni dopo cinque anni e testimone della distruzione di città e villaggi.  

Al via la visita di papa Leone in Spagna. Tra le tappe, la Sagrada Familia a Barcellona

 Chiesa. Oggi inizia il viaggio di papa Leone in Spagna, una settimana intensa tra Madrid, Barcellona e le Canarie. Tra i momenti più significativi, ci sarà sicuramente l'ingresso del Pontefice, mercoledì, nella Sagrada Familia, giorno in cui si celebra il 100esimo anniversario della basilica, per celebrare la Messa e inaugurare la nuova e più alta torre, quella del Gesù. La tappa alle Canarie segna l'inizio di un itinerario sulle rotte dei migranti che porterà il 4 luglio il Papa anche a Lampedusa. Qui l'intervista al presidente della Conferenza episcopale spagnola, Luis Javier Arguello Garcìa. Qui si possono seguire le notizie sulla visita apostolica del Papa in Spagna.  

Che fine ha fatto la mobilitazione dei giovani per il clima?

 Attualità. Sembrano lontani i tempi delle piazze piene di giovanissimi con bandiere e striscioni verdi. Quelli in cui Greta Thunberg ogni venerdì si appostava davanti al Parlamento svedese chiamando allo sciopero scolastico per il clima. L’impressione diffusa è che la questione climatica sia stata dimenticata dai giovani. Che i Fridays for future si siano quasi completamente spenti come movimento sembra evidente, e probabilmente è dovuto a un insieme di fattori, tra i quali il fatto che non c'è alle spalle una struttura solida come altri collettivi. Il Covid poi ci ha messo del suo. Anche Extinction rebellion, movimento globale fondato nel Regno Unito nel 2018, ha visto un calo di adesioni. Altre emergenze, come le guerre, hanno spostato il dibattito. Da parte di molti attivisti ambientali c'è l'esigenza di spostare il dibattito sul clima su temi sociali e politici. Oggi la lotta climatica per continuare a vivere deve passare anche dalla dimensione locale, ma soprattutto deve essere portata dentro un discorso più ampio. La capacità di ridefinirsi, senza perdere di vista l’obiettivo, garantirà la sua sopravvivenza. E le piazze piene di quest’autunno, hanno ricordato a tutti che la voglia dei giovani di battersi per un mondo più giusto è tutt’altro che morta. L'inchiesta di Arianna Salvatori.

Il Vangelo di domenica 7 giugno commentato da don Luigi Verdi

Gesù, quel pane che si fa persona, dono per tutti.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».  Ascolta il podcast

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