Strage di Amendolara, choc e fiori per i braccianti morti. Sotto protezione i due superstiti

La premier Meloni: barbarie inaudita. Un minuto di silenzio in Senato. La Cgil prepara la manifestazione di sabato contro il caporalato
Google preferred source
June 3, 2026
Strage di Amendolara, choc e fiori per i braccianti morti. Sotto protezione i due superstiti
L'omaggio per Amin, Ullah, Safi e Waseem bruciati vivi nel rogo ad Amendolara, in provincia di Cosenza/ ANSA
Mazzi di fiori nel luogo della strage, il racconto drammatico dell’unico sopravvissuto e le immagini delle telecamere che hanno ripreso quella violenza inaudita. La strage di Amendolara continua a scuotere la Calabria e l’intero Paese, con la premier Giorgia Meloni che parla di barbarie. I quattro braccianti sono morti per dignità. «Non ci pagavano da oltre un mese e quindi ci eravamo ribellati. Per questo hanno appiccato il fuoco alla macchina. Volevano ammazzarci tutti». Il racconto di Mohammad Taj Alamyar, l’afghano 35enne unico sopravvissuto, rivela il movente del barbaro delitto di lunedì lungo la statale 106 ionica. I due caporali pakistani erano saliti con un pretesto a bordo del minivan col quale le vittime designate tornavano da una giornata di fatica. In base a quanto filtra dagli ambienti investigativi, l’omicidio era già stato pianificato, come la sosta nella stazione di rifornimento. Dieci euro hanno inserito gli assassini nella cassa automatica del distributore per cospargere di benzina la vettura prima di darla alle fiamme dopo avere danneggiato le maniglie interne per impedire ai cinque braccianti, quattro afghani e un pakistano, di scappare. Tutto ripreso dalle telecamere del sistema di videosorveglianza della stazione di servizio. Tranne la disperata fuga di Mohammad Taj Alamyar che è riuscito a forzare il finestrino posteriore scappando via con ustioni sulle mani, le braccia e altre parti del corpo. Ha camminato per ore e chilometri, forse tentando di tornare a casa, a Villapiana, una ventina di chilometri più a sud, dove viveva assieme alle vittime: il pachistano Waseem Khan, 29 anni; e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani di 28, Ullah Ismat Qiemi di 19 e Safi Iayjad di 27 anni. Tutti erano da poco arrivati dalla Sardegna. Sopravvivevano in dieci in due stanze. Il suo racconto, assieme al video dell’orrore, ha permesso alla procura di Castrovillari di stringere il cerchio attorno ai presunti responsabili, fermati già in serata dai poliziotti della squadra mobile di Cosenza. Si tratta dei pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni. Sono accusati di omicidio plurimo pluriaggravato. Il sopravvissuto ha raccontato che i due caporali li minacciavano con coltelli e pistole per farli lavorare e che, nonostante la busta paga, non erano pagati da mesi. Avevano cibo e un tetto, ma nessun soldo in tasca.
La premier Meloni ha affidato ad X il suo cordoglio per i familiari delle vittime. «L’orribile omicidio ha sconvolto tutti noi. La notizia dei primi fermi, rappresenta un passo importante verso l’accertamento della verità e delle responsabilità. L'Italia non arretra davanti alla violenza e alla barbarie: è fondamentale fare piena luce su questo terribile crimine e assicurare tutti i responsabili alla giustizia» ha scritto. In Senato è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime. Le opposizioni hanno chiesto al governo di riferire in aula mentre la Cgil ha annunciato una manifestazione sabato prossimo ad Amendolara.
«Il salario di piazza varia da 35, 40 a 45 euro al giorno. Dipende dal possesso del permesso di soggiorno, dall’alloggio, dalla possibilità di spostarsi in autonomia. Escono anche prima dell’alba e tornano al tramonto», spiega la segretaria comprensoriale della Flai Cgil Federica Pietramala. Il sindacato di categoria ha preso in carico e nei fatti messo sotto protezione il supertestimone e l’altro superstite, un afgano di 27 anni, che si è salvato perché quel giorno stava male e non si era recato nei campi. Anche lui ha confermato il meccanismo di sfruttamento. Entrambi sono stati trasferiti in un luogo sicuro per tutelarli dalle ritorsioni della rete di caporali. «È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, quattro morti, che per le modalità», ha spiegato ieri pomeriggio in una conferenza stampa il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio che coordina le indagini, chiarendo che il movente della strage per inquirenti e investigatori non è stato ancora accertato. Nei prossimi giorni i due fermati, già sentiti nelle scorse ore per sommarie informazioni, saranno interrogati per la convalida del fermo.
© riproduzione riservata

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire