Tancredi e Clorinda in lotta, il nemico ha il nostro volto

Il lavoro di CNN / Aterballetto sul madrigale di Monteverdi dalla "Gerusalemme liberata" del Tasso inaugura la 42ma edizione di Bolzano Danza con un inno alla pace
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July 20, 2026
Tancredi e Clorinda in lotta, il nemico ha il nostro volto
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Il cavaliere cristiano Tancredi e la guerriera musulmana Clorinda di cui è innamorato combattono all'ultimo sangue non sotto le mura di Gerusalemme, ma nell'imponente cortile del medievale Castel Mareccio di Bolzano. I due si affrontano senza riconoscersi: il volto coperto da passamontagna, vestiti con tute mimetiche da guerriglieri mentre sventolano una bandiera nera che ricorda quella del Daesh. La loro lotta si consuma su un ring, feroce e corporea, accompagnata dalle struggenti note de Il combattimento di Tancredi e Clorinda, capolavoro del 1624 di Claudio Monteverdi. Il conflitto tra uomo e donna, tra fede e fede, tra esseri umani che Torquato Tasso consegnò alla Gerusalemme liberata mostra l’assurdità dei conflitti nella disumanizzazione del nemico: risuona così con sorprendente attualità nel lavoro intenso e compatto del CCN/Aterballetto, che ha inaugurato giovedì la 42ª edizione di Bolzano Danza.
Fino al 31 luglio il festival, diretto da Anouk Aspisi e Olivier Dubois, propone quaranta appuntamenti in diciassette luoghi della città con oltre duecento artisti. Una manifestazione diffusa che continua a fare del dialogo tra danza, patrimonio storico e spazio urbano il suo tratto distintivo. Dopo le straordinarie performance dell'icona canadese Louise Lecavalier e dell’acclamata compagnia belga Peeping Tom, il cartellone prosegue domani con Michel – The Animals I Am, la nuova creazione di Chiara Bersani ispirata al pianista jazz Michel Petrucciani, interpretata da tre danzatrici portatrici di disabilità.
Ad aprire il festival è stato però soprattutto il confronto con uno dei grandi miti della nostra cultura. La regia di Fabio Cherstich e la coreografia di Philippe Kratz intrecciano la musica barocca di Monteverdi con la danza contemporanea in una lettura essenziale e potentissima, che da due anni gira con successo le location più belle d’Italia che continuerà ad attraversare. In scena i danzatori Alessia Giacomelli e Kiran Gezels, lo straordinario controtenore Nicolò Balducci, accompagnato dal violinista Stefano Ferrario, dal violoncellista Luca Pasqual e dal clavicembalista Francesco Luigi Trivisano dell'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.
La serata è introdotta da tre brevi coreografie in altrettante sale del castello che fanno parte di MicroDanze, il progetto ideato dal direttore di Aterballetto Gigi Cristoforetti, pensato per avvicinare alla danza anche chi normalmente non frequenta i teatri. «Vogliamo ridefinire il rapporto tra pubblico e performer – spiega ad Avvenire – portando la danza dentro spazi urbani e museali, perché possa diventare un'esperienza condivisa».
Poi tutto si concentra nel ring immaginato da Cherstich: uno spazio circolare senza vie di fuga, dove Tancredi e Clorinda sono legati fin dall'inizio da una lunga fascia. Quel legame diventa il cuore della coreografia di Kratz. Ogni movimento dell'uno determina quello dell'altra; ogni spinta genera una controspinta, ogni tentativo di allontanarsi costringe invece a restare uniti. La violenza del combattimento nasce proprio dall'impossibilità di sottrarsi alla relazione. Fino all'esito tragico descritto dal madrigale di Monteverdi con le parole del Tasso: Clorinda viene ferita a morte, si rivela all'uomo che la ama e che ora si dispera, lo perdona e riceve il battesimo. Ma in questa rilettura muore anche Tancredi, a significare che chi uccide porta dentro di sé la stessa ferita inferta all'altro.
L'immagine dei due protagonisti trasformati in combattenti contemporanei rimanda inevitabilmente ai conflitti che ancora attraversano il Medio Oriente. «Ma non volevamo fare un racconto politico o religioso – precisa il coreografo racconta il coreografo Philippe Kratz ad Avvenire –. Quello è il punto di partenza, non quello di arrivo. Ci interessa entrare nella psicologia di due persone trascinate dentro una guerra che appartiene a un'agenda più grande di loro: anche i guerrieri sono esseri umani».
Al centro rimane l'incontro tra due persone. «È una storia d'amore – osserva Kratz – ma ancora prima è una storia sull'umanità. La forza del racconto di Tasso sta proprio nel fatto che tra odio e amore passa un solo istante. Nel momento in cui riconosci nell'altro un essere umano, cade la maschera del nemico e resti disarmato. Ti accorgi che quella persona ti assomiglia, che condivide la tua stessa fragilità. Non cambia soltanto il modo di guardare l'altro, cambia anche il modo di guardare se stessi». Una riflessione che attraversa anche il ruolo dell'arte. «Credo che il compito di un artista sia mostrare possibilità diverse di essere uomini, aprire domande, suggerire altre strade».
Kratz è già al lavoro su nuove creazioni: un duetto maschile per Aterballetto sulle musiche del Trio n. 2 di Šostakoviè, composto nel 1943 tra memoria, lutto e guerra, e Doppio Gioco, ancora con Fabio Cherstich, ambientato su un campo da basket, dove alleanza e competizione diventeranno metafora delle relazioni umane.

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