Con "Sunny Dancer" su adolescenza e cancro si può anche ridere

Il film con Bella Ramsey, che ha aperto ieri il Giffoni Film Festival, è la storia di una ragazza che, superato
un tumore, deve passare l’estate con coetanei
con lo stesso trauma. Un mix riuscito di
humour nero e sentimenti
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July 18, 2026
Con "Sunny Dancer" su adolescenza e cancro si può anche ridere
Una scena di “Sunny Dancer”
Una grande prova appena superata, anche se non è mai detta l’ultima parola. Una famiglia dalla quale cominciare a emanciparsi, un groppo di ragazzi da conoscere, un amore da vivere, un’estate destinata a cambiare la vita per sempre. La rabbia pronta a diventare energia positiva, la voglia di condividere e ricominciare a guardare con fiducia al futuro. Gli ingredienti per piacere al pubblico dei giovanissimi ce li ha tutti Sunny Dancer , scritto e diretto dal britannico Georges Jacques che ieri ha inaugurato la 56esima edizione del Giffoni Film Festival. Tra gli assi nella manica del film c’è soprattutto la protagonista, Bella Ramsey, che gli adolescenti hanno amato nelle serie Games of Thrones, The Last of Us, The Worst Witch , e che ieri ha incontrato i ragazzi del festival insieme al regista.
Già presentato qualche mese fa alla 76esima edizione della Berlinale, il film sarà nelle sale il prossimo 2 settembre con 01 Distribution. Nel cast anche James Norton, Neil Patrick Harris, Ruby Stokes, Shalom Brune-Franklin, Jessica Gunning, Earl Cave, Conrad Khan, Daniel Quinn Toye, Josie Walker, Louis Gaunt, Joe Hughes.
Nel film l’attrice, che nel 2021 è stata nominata “Star of Tomorrow” da Screen International, interpreta la diciassettenne Ivy, sopravvissuta al cancro e determinata a lasciarsi alle spalle etichette, compassione e discorsi motivazionali. Per questo l’ultima cosa che desidera è trascorrere l’estate in un campo per ragazzi, il Children Run Free Camp – soprannominato sarcasticamente “chemio camp” – che hanno vissuto le sue stesse esperienze, e dove viene mandata controvoglia dai genitori, convinti che stare insieme a coetanei costretti ad affrontare il suo stesso trauma possa essere di grande aiuto. All’inizio non è facile per Ivy, fragile e ribelle, accettare leggi, riti e tradizioni della comunità, ma con il trascorrere delle settimane, tra fughe notturne, primi amori, scherzi, amicizie improbabili e regole da infrangere, quello che sembra il peggiore degli incubi si trasforma nell’estate che le regalerà uno sguardo diverso sul mondo e sulla vita che l’attende.
Irriverente, doloroso romanzo di formazione e crescita dove l’umorismo, spesso nerissimo, diventa un imbattibile strumento di resistenza alla paura di ritrovarsi nell’incubo appena abbandonato, e dove una inattesa leggerezza regala al giovane pubblico la giusta chiave di accesso alla storia, Sunny Dancer è uno di quei film che, riflettendo su vita e morte, malattia e guarigione, paura e speranza, hanno fatto la storia del Giffoni Film Festival.
Non teme il film di ironizzare su malattia e terapie, affrontando con onestà e senza nessun obbligo consolatorio insicurezze e desideri di chi rinasce imparando ad accettare il proprio passato e a guardare con altri occhi il futuro. E venendo a patti proprio con quella fase della vita, l’adolescenza, in cui si costruisce la propria identità pensando alla persona che si vuole diventare. Il regista ha rivelato che il suo intento era quello di girare un film sul cancro in cui la malattia fosse però l'aspetto meno interessante della storia.
«Quando avevo 15 anni anni – racconta l’appena 26enne Jacques – a mia madre fu diagnosticato un tumore al seno. Da quel momento abbiamo attraversato un periodo molto tumultuoso della nostra vita familiare, e frequentando spesso l’ospedale, sono entrato in contatto con ragazzi che lottavano contro il cancro, scoprendo però che non era la malattia a definirli. Come tutti i giovani erano affamati di vita, mai soffocata dalla situazione che stavano vivendo, pronti a godersi le gioie della loro giovinezza. Il mio film vuole celebrare proprio il coraggio e la vitalità di questi ragazzi».
«Ho cominciato a lavorare a 11 anni – dice la Ramsey - e ora che ne ho 22 ho vissuto una esperienza adolescenziale nuova per me proprio grazie alle riprese in questo campo dove siamo stati tutti insieme per due settimane vivendo un percorso gioioso ed emozionante Avevo molti timori nell’interpretare questo ruolo, temevo di non sentirmi parte del gruppo, ma invece ci siano ritrovati tutti allineati. Il cancro è il mostro più spaventoso di tutti, peggio di quelli che popolano i mondi fantasy che ho frequentato in passato. È stato difficile per me interpretare una ragazza che ha vissuto una esperienza così dolorosa tirando fuori la parte più intima di se che non è immediatamente visibile. Ai ragazzi di oggi che si sentono sempre sotto pressione dico abbiate il coraggio di essere voi stessi per essere davvero unici».

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