Gli americani hanno scoperto da Nolan che esiste l’Odissea?

Il film spinge vendite e ricerche online. Ma c'è chi si stupisce dell'esistenza di Omero. Il caso rivela quanto i suoi poemi restino nel canone senza essere davvero patrimonio comune
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July 17, 2026
Gli americani hanno scoperto da Nolan che esiste l’Odissea?
Quando Universal ha annunciato, il 23 dicembre 2024, che il nuovo film di Christopher Nolan sarebbe stato tratto dall’Odissea, Matt Ramos ha cercato il titolo su Google e ha pubblicato su X lo screenshot del risultato: il film era l’adattamento del poema attribuito a Omero, composto nell’antica Grecia oltre duemila anni fa. Al post ha aggiunto soltanto «Holy shit», espressione di sorpresa che molti hanno interpretato come la scoperta che Nolan non avesse scritto una storia originale.
Ramos, quasi sconosciuto in Italia, è un content creator statunitense specializzato in cinema di supereroi e cultura pop. Si presenta come “Supes”, dal nome di Superman, e conta oltre quattro milioni di follower su TikTok. Travolto dall’ironia, ha precisato che l’Odissea non era mai stata insegnata nella sua scuola e che il suo ultimo anno era coinciso con la pandemia. Il caso, ripreso dal Wall Street Journal, uno dei principali quotidiani americani, ha trasformato una lacuna personale in una discussione sullo stato degli studi umanistici.

La corsa alle informazioni

Nelle ore successive, migliaia di persone hanno cercato notizie sul poema, sui personaggi e sulla trama. I dati ufficiali dell’API di Wikimedia mostrano che la voce inglese Odyssey, consultata in media circa 4.100 volte al giorno nelle prime tre settimane di dicembre 2024, è salita a 23.971 accessi il giorno dell’annuncio e a 134.144 il 24 dicembre.
L’impennata, ovviamente, non può essere attribuita al solo post di Ramos, pubblicato nello stesso giorno dell’annuncio di Universal. Mostra però quanto una parte del pubblico abbia sentito il bisogno di capire che cosa fosse l’opera alla base del nuovo progetto di Nolan. La ricerca infatti non riguardava ancora il film, del quale si sapeva pochissimo, ma il testo da cui sarebbe stato tratto.
L’effetto si è ripetuto con l’avvicinarsi dell’uscita del film in sala. Dalle 14.291 visite registrate dalla voce inglese il 1° luglio 2026 si è arrivati alle 162.208 del 16 luglio, vigilia del debutto americano. Anche la Wikipedia italiana ha registrato il fenomeno: la voce "Odissea" è passata da meno di mille consultazioni giornaliere a 20.641 il 16 luglio, giorno dell’arrivo del film nelle nostre sale.

Da Wikipedia alle librerie

La curiosità digitale si è tradotta anche in acquisti. Publishers Weekly, autorevole testata professionale dell’editoria americana, riferisce, sulla base dei dati Circana BookScan, che dall’inizio del 2026 le vendite cartacee delle diverse edizioni dell’Odissea sono cresciute del 76 per cento, dopo un aumento del 42 per cento nel 2025. In testa si trova la traduzione di Emily Wilson, impiegata come testo di lavoro dallo stesso Nolan. Il volume di circa 500 pagine sta andando a ruba e i social media fanno il pieno di foto con utenti con in mano una copia.
In Italia il Giornale della Libreria, testata dell’Associazione italiana editori, ha elaborato i dati NielsenIQ BookData: nel primo semestre 2026 le copie sono aumentate del 25,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel solo maggio, dopo la diffusione del secondo trailer, la crescita ha raggiunto il 46 per cento.
Il passaggio dalle ricerche alle vendite introduce però una domanda diversa. Quanti fra coloro che oggi cercano o acquistano l’Odissea la incontrano davvero per la prima volta? E mentre in Italia l’epica omerica è oggetto di studio comune, com’è possibile che un poema così centrale nella cultura occidentale sia rimasto estraneo all’esperienza scolastica di un giovane americano seguito da milioni di persone?

Dove e come si studia Omero negli Usa

Com’è possibile non avere mai incontrato l’Odissea a scuola? La risposta sta nella struttura del sistema americano. Il Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti chiarisce sul proprio sito ufficiale che il governo federale non stabilisce i curricula e non sceglie i libri. Le competenze appartengono agli Stati e ai distretti scolastici. Non esiste dunque un programma nazionale paragonabile a quello italiano.
I Common Core State Standards indicano l’Odissea, nella traduzione di Robert Fagles, fra i testi esemplari per i grades 9-10, corrispondenti ai primi due anni della high school. Ma l’appendice ufficiale precisa che non si tratta di una lista obbligatoria. Uno studente può leggere il poema, incontrarne alcuni episodi oppure non studiarlo affatto. Per l’Iliade il contatto è spesso più indiretto e passa attraverso riscritture della guerra di Troia destinate alle classi inferiori.
Un’indagine del 2025 del National Council of Teachers of English, l’associazione professionale degli insegnanti di lingua e letteratura inglese, ha raccolto le risposte di oltre quattromila docenti delle scuole pubbliche secondarie e ha registrato più di cinquemila titoli diversi. L’Odissea non compare fra i dieci testi più insegnati. La scelta dei libri, inoltre, può dipendere dal singolo insegnante, dal distretto o da un curriculum già predisposto. Il canone esiste, ma la sua applicazione è frammentata.

Riconoscere non significa conoscere

Non esistono sondaggi nazionali affidabili che misurino quanti americani sappiano attribuire i poemi a Omero, ricostruirne la trama o distinguere l’Odissea dall’Iliade. Le polemiche seguite al post di Ramos hanno quindi trasformato un episodio individuale in una diagnosi collettiva priva di base statistica.
Il Wall Street Journal ha però raccolto le testimonianze di giovani ai quali il poema era stato assegnato a scuola e che avevano letto soltanto quanto bastava per superare il corso. In vista del film alcuni hanno recuperato il testo integrale, mentre altri si sono affidati a riassunti e Wikipedia. Il dato interessante non è però soltanto l’ignoranza iniziale, quanto invece la capacità del cinema di produrre una forma di studio volontario dove la prescrizione scolastica non aveva lasciato una conoscenza duratura.
L’Odissea appare così più riconosciuta che conosciuta. Il Ciclope e le sirene circolano nei film e nei videogiochi anche quando il rapporto con Omero si perde. Lo stesso vale per l’Iliade: Achille (o il cavallo di Troia che, come noto, nel poema non compare) appartengono all’immaginario comune, ma non necessariamente alla conoscenza del poema.
La polemica sui social si è divisa fra chi ha visto nella sorpresa di Ramos la prova del declino delle discipline umanistiche e chi ha accusato i suoi critici di esibire una superiorità culturale sterile. Ramos stesso ha risposto che sarebbe più utile accogliere chi scopre qualcosa invece di umiliarlo perché non la conosceva. La discussione ha finito così per riguardare anche il modo in cui una comunità trasmette il sapere: attraverso la scuola, ma anche mediante il cinema e le forme della cultura popolare.
Il canone e la memoria
Un testo può restare stabilmente nel canone scolastico senza appartenere più a un patrimonio culturale realmente condiviso. Può essere assegnato, antologizzato e continuamente nominato, ma sopravvivere nella memoria collettiva soltanto attraverso personaggi ed episodi isolati.
Non è molto utile parlare di “ignoranza della massa”. Il caso Matt Ramos rende visibile una conoscenza a bassa definizione, nella quale frammenti celebri hanno perso il rapporto con la loro fonte. Nella sua rielaborazione, Nolan sta ricomponendo, sotto il titolo di un film, materiali che il pubblico aveva già incontrato separatamente attraverso la cultura di massa più che grazie alla scuola.
Il fenomeno senza dubbio vale anche per l’Italia, dove la presenza scolastica dei poemi non ne garantisce una conoscenza attiva. La tesi più probabile non è che gli americani ignorino Omero. È che il successo di Nolan ha reso evidente la distanza fra appartenenza al canone ed effettivo possesso culturale.

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