Il signor Roggero, la sacralità della vita e la nostra inquietudine
Teniamoci ben stretti i pilastri della nostra democrazia e cerchiamo di comprendere anche l'esasperazione di quell'uomo. Occorre pietà per le vittime di questa orribile storia, dove è mancata pietà da parte di tutti. E lo Stato non è riuscito a garantire sicurezza ai cittadini
Inveire contro Mario Roggero è disumano. Chi lo ha fatto deve vergognarsi, a qualsiasi partito politico appartenga. Ha fatto bene a uccidere i due rapinatori? Per carità! Indugiare, anche per un solo istante, sulla possibilità di farsi giustizia da soli, ci farebbe precipitare all’età della pietra. La questione di cui tanto si dibatte in questi giorni è un dramma, un orribile dramma, che conta solo sconfitti e nessun vincitore. A cominciare dallo Stato. Siamo esterrefatti. Una storia assurda. Un italiano sta lavorando. È impaurito. Ha già subito una mezza dozzina di rapine. Fossi stato in lui, avrei cambiato mestiere. Non è pensabile svegliarsi la mattina, aprire il negozio, attendere i clienti ritrovarsi a fronteggiare una masnada di delinquenti. E invece è accaduto. Ancora una volta è accaduto. Il signor Roggero è esasperato. Esasperato e impaurito. Quanto pesa l’esasperazione e la paura nel giudizio? Non lo so. So solo che non avrei voluto trovarmi nei panni dei giudici che lo hanno condannato. Facendo il loro dovere, lo hanno condannato. Rispettando la legge, lo hanno condannato. A malincuore, ne sono certo, lo hanno condannato. Non avrebbero potuto fare diversamente.
Non c’è bisogno di entrare nel merito di questa storia che tutti conosciamo. Il passo per trasformare una virtù nel suo opposto è breve. La prudenza e la codardia hanno i confini incerti, così come la parsimonia e l’avarizia. Difendere se stesso e i propri cari è non solo un diritto ma un dovere. I giudici, però, hanno ritenuto che uccidendo coloro che lo hanno rapinato, Roggero, è andato oltre alla legittima difesa. La vita umana è sacra. Anche la vita dei delinquenti e dei guerrafondai è sacra. Anche quella dei bambini non ancora nati è sacra. Teniamoci ben stretti a questi pilastri se non vogliamo naufragare. Fermi tutti. Deponiamo le armi, quelle che uccidono i corpi e quelle, più subdole ma non per questo meno preoccupanti, che inaridiscono gli animi, la speranza, la fiducia nel prossimo, il desiderio di perseverare nel fare il bene. Tra le tante, troppe, vittime di questa brutta storia ce n’è una di cui non si parla affatto: la pietà. Pietà per il povero gioielliere e la sua famiglia. Da un momento all’altra queste persone hanno avuto la vita stravolta. Senza colpa. Non avevano fatto male a nessuno.
Stavano lavorando. Stavano, cioè, guadagnandosi il pane con il sudore della loro fronte, cosa che non sempre accade in questo nostro meraviglioso paese. Hanno perso tutto: la serenità, la pace, il benessere economico, la libertà. Si sono ritrovate al centro di una storia di sangue difficile da giudicare e sulla quale l’Italia, ancora una volta, si sta spaccando in due. Pietà anche per chi si è arrogato il diritto di minacciare, impaurire, rapinare gli altri e si è ritrovato faccia a faccia con la morte. Siamo tutti inquieti. Perplessi. Angosciati. Lo saremmo stati anche se il gioielliere piemontese fosse stato assolto. Mi rattrista il fatto che di questa orribile storia se ne stia facendo una questione politica. Non lo è, o, almeno, lo è fino a un certo punto.
Noi, però, soprattutto se cristiani, abbiamo il dovere di guardare oltre. Gli argini di un fiume si possono allargare, mai del tutto eliminare. Se lo facessimo il fiume diverrebbe uno stagno. La verità, fa male dirlo, è che lo Stato non sempre riesce a tutelare i propri cittadini. Il signor Mario Roggero non avrebbe dovuto trovarsi – per la quinta volta! - in quella situazione angosciosa e angosciante. «Denunciate!» viene detto e ripetuto alle donne cadute nelle grinfie di maschi stupidi e narcisi. Tante lo hanno fatto ma poi sono state uccise. Che fare? Che cosa consigliare alla prossima signora che chiede aiuto? Dopo la denuncia, in quel paesino, in quella regione, in quella situazione, che cosa succede? Dappertutto, da Aosta a Lampedusa le donne avranno la medesima attenzione da parte delle forze dell’ordine, dei servizi civili? Saranno messe in salvo? La risposta è no. Servono più servitori dello Stato ai quali delegare la nostra sicurezza? Sì, certo, lo sanno tutti.
All’appello mancano poliziotti, carabinieri, finanzieri, vigili urbani, vigili del fuoco. Si corra ai ripari. I detenuti, in alcune carceri, vivono in pessime condizioni. I loro diritti non sono rispettati, le celle sono sovraffollate. I suicidi si susseguono. Prima di rappresentare una questione politica è qualcosa di terribilmente umano. Che facciamo? Li rimettiamo in libertà? Assolutamente, no, la pezza sarebbe peggior dello strappo. La cosa più semplice da fare sarebbe costruire più case circondariali. Punto. Continuiamo a ragionare su questa tragedia senza smarrire la pietà. Senza correre il rischio di ritrovarci tutti più abbrutiti e smarriti.
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