Sofia artificiale (anzi, no)
di Sofia
L'enciclica del Papa, la famiglia, qualche esperimento da fare. E il ricordo della piccola Beatrice

Numero #18| 7.6.2026
Le storie di due bambine ci hanno accompagnato nella stesura di questo numero di Sofia. Una si chiama proprio Sofia (se non te lo ricordi, o non lo sai, leggi perché abbiamo scelto questo nome per la nostra newsletter dedicata alla famiglia). L’altra si chiamava Beatrice.La prima ha 7 anni e l’Italia l’ha conosciuta grazie a un video diventato virale durante gli Internazionali di tennis di Roma. C’era tutta la gioia del mondo nel suo volto illuminato dall’emozione mentre aspettava di entrare in campo accanto a Jannik Sinner: lei col suo foulard a pois a coprirle il capo, i suoi incontenibili saltelli a bordo campo; lui dolcissimo nel prenderla per mano. Dietro alla scena, c’è ben altro. Sofia, infatti, è una piccola paziente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù e sta combattendo – come tanti altri bambini – contro un male tanto, tanto più grande di lei. A raccontarlo sono stati i suoi genitori, attraverso l'account social di una loro familiare, ringraziando medici, infermieri, volontari e tutte le persone che in questi mesi hanno camminato accanto a loro. Il 2 giugno, per la Festa della Repubblica, Sofia ha potuto vivere un’altra emozione straordinaria: incontrare e abbracciare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Che spettacolo quando una comunità si stringe attorno a un essere così fragile. Una famiglia che resiste a costo di ogni sacrificio. Un ospedale che cura ricordando che i pazienti sono persone. Associazioni che costruiscono occasioni di gioia nonostante la penuria di fondi. Istituzioni che sanno farsi vicine. Una rete che sostiene la vita proprio quando la vita – e succede spesso – appare più vulnerabile.
Poi c’è Beatrice.
Aveva appena 2 anni. È morta a Bordighera dopo mesi di violenze aberranti su cui le televisioni e i giornali non hanno risparmiato i particolari più terribili. A far emergere tutto quell’orrore, agito dalla madre e dal suo compagno, sono state soprattutto le testimonianze delle sue sorelline, di 9 e 7 anni, che hanno trovato il coraggio di raccontare ciò che accadeva dentro le mura di casa.Ci siamo chiesti come sia stato possibile, come abbia potuto consumarsi una tragedia simile nell’invisibilità. Dove fossero gli adulti. Dove fossero i vicini, i parenti, gli amici, le insegnanti della scuola, gli assistenti sociali. Dove fossero quelle relazioni che spesso consideriamo scontate e che invece rappresentano il primo argine contro l’abbandono e anche contro la violenza. Spesso lo ripetiamo, qui, davanti alle vicende di cronaca da cui non possiamo prescindere quando parliamo di relazioni tra genitori e figli: la famiglia non si fa da sola. Non è uno slogan, un trattato, un modello. Non è nemmeno un codice algoritmico riproducibile da ChatGPT. È una verità dannatamente concreta, quotidiana. E attorno a ogni bambino, come ad ogni adolescente, ad ogni madre e padre e ad ogni nonno, c’è una trama di rapporti complicatissima che dovrebbe essere capace di sostenere, accompagnare, correggere, aiutare. Quando questa trama tiene, nonostante i suoi normalissimi cedimenti, anche le prove più dure possono essere affrontate. Quando si lacera, le conseguenze possono diventare devastanti. La differenza la facciamo sempre noi, io e te, in carne e ossa.
Adesso cominciamo

La famiglia artificiale non esiste
«Puoi essere una madre?».
«Sì – risponde l'IA – posso assumere il punto di vista di una madre e scrivere o ragionare come farebbe una madre, se questo ti è utile. Naturalmente non sono una madre reale e non ho esperienze vissute, ma posso aiutarti a esplorare emozioni, pensieri, paure, desideri e responsabilità che molte madri descrivono».
«E un padre?».
«Sì – continua – allo stesso modo posso assumere il punto di vista di un padre. Posso provare a ragionare, scrivere o dialogare come farebbe un padre: con le sue forme di affetto, le sue inquietudini, il senso di responsabilità, le aspettative, le fragilità, i silenzi e perfino le contraddizioni che spesso accompagnano l'esperienza della paternità. Non perché io abbia vissuto quell’esperienza, ma perché posso attingere a ciò che uomini e padri hanno raccontato nella letteratura, nel giornalismo, nella psicologia, nella storia e nella vita pubblica. Se vuoi, posso anche mettere a confronto lo sguardo di una madre e quello di un padre sulla stessa situazione, mostrando dove tendono a convergere e dove, talvolta, a divergere».
Converrai, leggendo il piccolo esperimento che abbiamo condotto qui sopra, come nell’elenco (sempre più breve, pare) di cose che l’Intelligenza artificiale non potrà mai sostituire ci sia a pieno titolo la famiglia. Magra consolazione, considerando i numeri snocciolati dalle ricerche sull’uso che dell’IA fanno i nostri figli: la metà di loro le chiedono consigli su qualcosa di serio e di importante per la propria vita, trovando più soddisfacente questo confronto rispetto a quello con una persona reale. Eppure tra la simulazione di un punto di vista (non importa quanto accurata e documentata) e il volto, la voce, l'abbraccio di chi ci ha messo al mondo, si apre un abisso che non ha bisogno d'essere spiegato. Nemmeno ai ragazzi. A patto che il volto, la voce, l'abbraccio ci siano, s'intende.
In questi giorni si è parlato tanto della prima enciclica di papa Leone dedicata all’Intelligenza artificiale, Magnifica humanitas. Nel testo la parola “famiglia” in realtà compare appena 23 volte contro le 98 di “lavoro”, tanto per fare un esempio, e alla famiglia nello specifico è dedicato un solo paragrafo (molto legato per altro alla precarietà e a come le condizioni economiche svantaggiate dei giovani rendano sempre più difficile pensare al futuro). C’è poi un ampio capitolo sull’educazione, in cui il Papa accenna appena al ruolo dei genitori, in qualche riga.
Troppo poco? Che questo documento, ai genitori, possa risultare inutile e difficile da applicare alle fatiche terra terra della quotidianità?
Ne abbiamo discusso a lungo. E la nostra conclusione è invece che la famiglia attraversa tutta l'enciclica, anche quando non viene nominata. Di più, andrebbe letta nell'ottica del nostro appartenere a una famiglia. Papa Leone mette al centro del suo ragionamento la persona, la sua dignità, la sua libertà, la sua irriducibile unicità: cioè tutto quello la cui prima palestra continua ad essere casa nostra. È in famiglia che facciamo esperienza di una verità che nessun algoritmo potrà mai apprendere davvero, e cioè che il valore di una persona non coincide con la sua utilità. Un neonato che non produce nulla, un adolescente in crisi, un anziano non autosufficiente, un figlio malato, una persona disabile vengono amati in famiglia non per ciò che fanno, ma per ciò che sono. Si tratta di una logica profondamente controcorrente in un tempo che misura tutto in termini di prestazione, efficienza e risultato ed è anche la risposta più radicale alle promesse, talvolta molto seducenti, della tecnologia. Pensaci bene: ce l'abbiamo già, questa risposta, la sperimentiamo tutti i giorni.
Il vero rischio allora, partendo dal presupposto che la Magnifica humanitas ce l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni in casa nostra, non è che l'Intelligenza artificiale ce la porti via diventando troppo intelligente, ma che noi la perdiamo per strada diventando troppo soli. Che deleghiamo alle macchine non soltanto alcune attività, ma pezzi di relazione, di ascolto, di accompagnamento. Che l'efficienza, insomma, prenda il posto della cura e dell’amore e che la connessione finisca col sostituire la vicinanza.
La sfida dell'IA allora è davvero un affare di famiglia. Non riguarda gli ingegneri della Silicon Valley, i governi, le grandi aziende tecnologiche o gli esperti di etica: riguarda innanzitutto le nostre tavole apparecchiate, le conversazioni in auto tornando da scuola, le domande che i figli non fanno più a noi ma a uno schermo, il tempo che dedichiamo gli uni agli altri.
🧰 La cassetta degli attrezzi
A metà tra la bussola e l'archivio
L'Intelligenza artificiale è entrata nelle nostre case molto prima che imparassimo davvero a conoscerla. Ed è destinata a rimanerci.
Dati: oltre 1 adolescente su 2 utilizza regolarmente l'IA per parlare, studiare, organizzare la propria vita quotidiana. Quasi 15 milioni di italiani usano app basate sull'Intelligenza artificiale. I quattro colossi mondiali dell'IA e del cloud — Amazon, Microsoft, Google e Meta — investiranno nel 2026 circa 725 miliardi di dollari in infrastrutture, data center e sviluppo (il doppio rispetto all'anno precedente).
Rischi: delegare agli strumenti digitali funzioni educative che appartengono agli adulti; sostituire il dialogo con risposte immediate, sempre disponibili; ridurre capacità critica e discernimento; abituarsi a relazioni simulate che imitano ascolto ed empatia; lasciare bambini e ragazzi soli con tecnologie tutt'altro che neutrali.
Opportunità: utilizzare l'IA come supporto allo studio, all'organizzazione familiare e all'assistenza delle persone più fragili; sviluppare percorsi di educazione digitale condivisi tra famiglie, scuole e comunità; promuovere un uso consapevole della tecnologia che rafforzi, anziché indebolire, le relazioni; insegnare ai figli a distinguere tra simulazione e realtà.
Questo è il momento per leggere la nostra riflessione ampia sul tema, strutturata a domande e risposte. È lo strumento che può esserti utile per confrontarti con gli altri, in casa e fuori. Se non hai tempo adesso, mettila via e tornaci con calma.
🖋️ Scritto in piccolo
Lo spazio a misura di bambino
Alcune cose “artificiali”, cioè fatte per finta, possono avere un impatto straordinario sulla realtà. Come l’iniziativa del sindaco di New York, Zoharan Mamdani, che ha colpito al cuore i tifosi dei Knicks, la squadra di basket cittadina che non si qualificava alle finali Nba da 27 anni. Il primo cittadino ha temporaneamente abolito l’ora di andare a letto per i più piccoli, firmando un’ordinanza che li autorizza a stare svegli fino a tardi come mamma e papà per vedere le partite. Ne parla la prima pagina di Popotus, il giornale di attualità per i bambini di Avvenire uscito lo scorso giovedì.
Sullo stesso numero ci siamo occupati di immortalità, quella che vorrebbero dittatori e miliardari. Per garantirsela sono disposti a spendere un bel po’ di soldi, primo tra tutti Vladimir Putin, che ha 73 anni e ne vorrebbe vivere almeno altrettanti. Gli studi fioccano: leggi un po' qui.z
📱 Chi ti influencer?
Famiglie sui social e in Rete

Se avete figli o nipoti alle elementari è molto probabile che l'IA non vi preoccupi affatto, ma che sappiate già chi è Pera Toons. Dietro il nome che spopola tra libri, social e televisione c'è Alessandro Perugini, fumettista da oltre 2 milioni di follower capace di conquistare i più piccoli con battute semplici, ironia e leggerezza. Lo abbiamo incontrato a Rondine Cittadella della Pace, dove ci ha raccontato come è nato quasi per caso il suo successo e perché secondo lui la sfida più grande per bambini e ragazzi oggi è crescere in un mondo pieno di stimoli senza perdere se stessi.
⌛ Tempo al tempo
Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Hai capito che l'enciclica di papa Leone XIV sull'IA va assolutamente letta: fallo appena puoi, magari nei primi giorni di vacanza. Dopo, potrai approfondire le parti che più ti hanno interessato scorrendo tutti i commenti, le interviste e le riflessioni che stiamo ospitando e pubblicando su Avvenire nel canale dedicato. Se invece vuoi scaricare il nostro dossier speciale, ti basta una registrazione.
• C'è una famiglia americana che ha dichiarato guerra all'IA. È quella di Adam Raine, morto suicida a 16 anni con la complicità di ChatGPT. La sua storia è ricostruita in maniera particolareggiata in questo articolo di Wired, che ti farà comprendere bene come gli adolescenti possono arrivare a usare un chatbot (e come un chatbot può arrivare ad assecondarli anche nelle richieste più assurde).
• Se del rapporto tra ragazzi e IA vuoi sapere ancora di più, uno strumento imprescindibile è l'indagine Cuori e algoritmi realizzata da Fondazione Carolina.
• Se invece vuoi uno spunto di riflessione nuovo ogni settimana su come l'educazione e l'uso dell'Intelligenza artificiale si intreccino, a volte aiutandosi e a volte ostacolandosi, segui la rubrica Artifici del nostro Davide Imeneo.
• Un bambino-robot programmato per amare si interroga sul desiderio più umano di tutti: essere amato a sua volta. AI Intelligenza artificiale è un film decisamente visionario del 2001, firmato Steven Spielberg, che parla di famiglia e di lutto. Andrebbe guardato assieme ai ragazzi. • Lontanissime dagli schermi di pc e cellulari vivono (e vivono felici), all'insegna della sostenibilità e del rispetto dell'ambiente, le “famiglie integrali”. Le ha incontrate Laura Badaracchi.
• Sono uscite le raccomandazioni dell'Agenzia sanitaria pubblica norvegese ai genitori per allontanare i figli dallo smartphone. Possono servire anche in Italia.
• Prezzi delle case alle stelle, cartelloni pubblicitari che parlano solo di intelligenza artificiale, taxi senza conducente lungo i viali. San Francisco è una città hi-tech che sta facendo scappare tutti i bambini.
• A proposito di ambiente e di clima: uno studio ipotizza che nel 2100 alla popolazione del mondo potrebbero mancare 3,7 miliardi di persone per colpa delle ondate di calore. Il caldo, insomma, sarebbe tra le ragioni della denatalità. Ci ha ragionato Massimo Calvi.
• Di bambini, e tanti, ne fanno ancora le famiglie numerose. Che si sono incontrate nei giorni scorsi a Misano Adriatico e che abbiamo raccontato su Avvenire attraverso due bellissime storie: quella dei Proietti (gli “storti”, come si definiscono loro) e poi quella di Francesco e Romina.
• Figli (e non solo) alle prese con la tecnologia: continua il progetto di Avvenire e Iusve, l'Istituto universitario salesiano di Venezia, con la consulenza del giornalista Gigio Rancilio e la collaborazione dell'Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei. Si chiama Ci sto! ed è una bussola di orientamento in 8 puntate, articolate attorno alle parti del corpo. L'ultima è sulla bocca.
• Torniamo alla piccola Beatrice e alla sua lunga, invisibile agonia. La vicenda ha sollevato un moto di indignazione collettiva: su Change.org oltre 25mila persone hanno già sottoscritto la petizione che chiede una giornata di lutto nazionale per la piccola. È un gesto del tutto simbolico, ma se vuoi partecipare ecco come fare. • Resistere e lottare insieme a un figlio, come famiglia. Anche dopo Crans-Montana.
• Coppie in crisi: abbiamo fatto un viaggio nel mondo della consulenza familiare.
• Il lavoro materno non compromette affatto il benessere dei figli, anzi: le ricercatrici dell'Università di Trieste lo hanno documentato con uno studio e lo spiegano in questo video.
• Questa settimana ci ha scritto padre Giuseppe Bettoni, il presidente di Fondazione Arché, che da tanti anni si occupa di accogliere e accompagnare mamme sole e in difficoltà coi propri bambini nelle sue case d'accoglienza tra Milano e Roma. Per loro la fondazione sta organizzando delle piccole vacanze: puoi contribuire anche tu.
• Di un'altra enciclica, Amoris Laetitia, si occupa Chiamati alla libertà, il bel testo corale a cura deiresponsabili dell'Area Famiglia e Vita di Azione cattolica Jafti Tosatto e Giulia Zanetti. Una bussola per orientarsi in un documento che a dieci anni dalla sua pubblicazione alle famiglie (e alla Chiesa) ha ancora moltissimo da dire.
• Il 2 giugno è passato, ma la mostra al Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo (Milano) sugli 80 anni della Repubblica è aperta fino all'8 luglio e vale una visita. Si parte dal volto di Anna, la ragazza sognante del celebre scatto di Federico Patellani. Noi di Avvenire abbiamo raccontato la festa in chiave familiare quest'anno attraverso un podcast.
• E comunque, l'IA delle madri costituenti sa poco o nulla...
• Infine due proposte per mettersi in sella alla bicicletta e scoprire l’Italia in queste prime settimane d'estate. Una in Umbria, a Città di Castello: un itinerario sulla via di Francesco che va dall’arte di Raffaello e Burri alla stampa antica e le origini del metodo Montessori. E poi sulla Pedemontana del Friuli Venezia Giulia, per pedalare lungo le strade della Grande Storia. Un viaggio a ritmo lento da Gorizia a Pordenone, tra confini e memoria.
Ai ragazzi servono adulti che non giudichino i loro (umanissimi) errori
Continua la serie sul vocabolario dei ragazzi che ha inaugurato su Avvenire lo psicologo e scrittore Luigi Ballerini (esce ogni mercoledì, se vuoi leggerla sulla carta). Nell'ultima puntata si è parlato dei loro sbagli e delle nostre assurde aspettative di perfezione. Leggi qui
Il nostro padre ignoto e le punizioni
La telefonata dalla scuola, un figlio sorpreso a scavalcare il balcone per passare in un'altra stanza. E adesso? Vai alla nuova puntata
Tra mare e monti, una gita in Liguria
Per chi ama i viaggi slow, a piedi, ecco un itinerario in Liguria sul Cammino del Tigullio per tutta la famiglia. Segui il tour
🗣️ La tua Sofia
La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato finora?
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Se ancora non sei iscritto, fallo subito.
Torneremo da te tra 15 giorni, domenica 21 giugno.
👋 Alla prossima!
— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia, Chiara Vitali
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