Il meglio e il peggio di noi

La telefonata dalla scuola, un figlio sorpreso a scavalcare pericolosamente il balcone dell'hotel per passare da una stanza all'altra. E il momento, complicatissimo, della punizione
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June 6, 2026
Due dita si muovono su un labirinto di pietra
L'arco e le frecce
Se non lo sai, «Il padre ignoto» è la rubrica familiare che affronta le piccole, grandi sfide della paternità oggi. Puoi leggere le puntate precedenti qui. Se invece vuoi dire la tua, puoi farlo utilizzando questa bacheca online, così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti. Non solo padri.
A ripensarci meglio, riesci a capire davvero cosa abbia significato solo molto tempo dopo che è accaduto. Perché la prima, vera, punizione all’inizio sembra solo segnare la risposta alla prima, altrettanto vera, violazione di una regola. Solo dopo comprendi che quel momento ti ha reso visibile quello che Kahlil Gibran aveva già scritto: «Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri». Così solo quando la prima freccia è già partita, tu capisci davvero che sei solo l’arco. Il cronometro è già partito e il tempo – come tuo figlio - non si fermerà, più. Né tornerà indietro. Nel film Il cammino per Santiago di Emil Estevez (2010) c’è un dialogo tra due padri, significativo sul punto: uno è Tom, medico americano che sta facendo il pellegrinaggio con le ceneri del proprio figlio nello zaino, l’altro è Ishmael, zingaro il cui figlio è invece vivo e vegeto perché ha appena rubato proprio quello zaino. Nel restituirglielo, Ishmael chiosa con molta saggezza: «I nostri figli sono il meglio e il peggio di chi li ha concepiti».
Se fosse stato Edoardo quel figlio ladro, non so come avrei reagito io. Però ricordo bene la voce la responsabile della scuola che mi chiamò al cellulare durante la gita di terza media quando lo sorpresero a scavalcare pericolosamente il balcone dell’hotel al secondo piano, per passare da una stanza all’altra. «Pericolosamente non proprio, anche perché peraltro non ero stato l’unico finora a farlo» ha dichiarato l’imputato, al rientro a casa. O quando Giada, in quinta elementare, in violazione alle ultra-preannunciate regole scolastiche fu l’unica scoperta con l’ipad nascosto nel doppio fondo dello zainetto. «A dire il vero l’ho subito consegnato prima che facessero i controlli» ha dichiarata l’imputata, appena scesa dall’autobus di ritorno, alla sera. Se poi il padre, adeguatamente messo al corrente dall’insegnante di riferimento, è anche rappresentante di classe, lo smacco è doppio e ci si vorrebbe davvero sprofondare dentro quella voragine che in un istante si apre sotto i tuoi piedi. Ma lasciamo perdere queste inutili complicazioni nate da un conflitto di interessi che spero non vi appartenga, perché anche per il semplice e solo padre la questione è davvero seria: come punire? O meglio: come punire bene? Perché a punire e basta sono capaci, purtroppo, tutti. Ma punire bene è invece un’arte (educativa) alla quale pochi esemplari di donne e uomini, prima che genitori, sembrano essere stati davvero iniziati. E non basta più, oggi, sapere recitare a memoria il passo di Rudyard Kipling al riguardo di Mowgli punito da Bagheera: «C’è anche questo di bello nella legge della Jungla: che la punizione salda ogni conto e non lascia rancori. Mowgli appoggiò la testa sulla groppa di Bagheera e si addormentò così profondamente che non si risvegliò nemmeno quando fu deposto a fianco di mamma Lupa nella caverna».
Su questo tema mi accorgo che due punti fermi, in questi faticosi anni, li ho imparati proprio dal confronto con altri padri e genitori. E credo che questo sia connaturale alla storia della nostra (buona, quanto ahimè perduta) evoluzione antropologica, quando ancora - fedeli al motto che «per crescere un bambino ci vuole un villaggio» - era proprio tutto il villaggio, nel confronto tra tutte le proprie voci e non solo di quelle dei soli genitori, a decidere sul tema. Il primo lo traggo sempre da Ismael, che irrompe a sorpresa sulla scena del film trascinando suo figlio per un orecchio, affermando: «Comprendo la sua rabbia. Mio figlio ha rubato il suo zaino. Vuole restituirlo e scusarsi». Non lo lascia solo nella punizione (qualunque essa sia, giusta o sbagliata che sia), lo accompagna letteralmente per un pezzo di strada, il giorno dopo il malfatto. Il secondo lo traggo da Samuele, padre libero che l’anno scorso ha incontrato – insieme ad altri padri liberi – alcuni figli detenuti in carcere. Figli non loro, ma di altri padri. Ispirato dalla lettura del romanzo di Marzo Pozza «Alla fine è sempre all’improvviso», Samuele su Internet ha condiviso la sua personale riflessione: «Quando in auto sbagli strada perché cambi il percorso rispetto a quello che avevi programmato, con la conseguenza che perdi un mare di tempo perché non puoi fare inversione a U in autostrada, Google maps non ti dice “sei proprio un pirla, te lo avevo detto e non mi hai ascoltato, adesso hai sbagliato strada e ti toccherà metterci il doppio di tempo… adesso sono c***i tuoi...”. No, non lo fa. Ricalcola il percorso. In silenzio. Ti dice dove sei adesso. Ti dice la strada che devi fare da lì dove sei, senza giudicarti. Sarà certo più lunga, ma ovunque tu sia finito ti riporta alla meta».
Ecco, prima di terminare «la camera di consiglio» con la nostra moglie o compagna (salva la preziosa disponibilità aggiuntiva di altri membri del villaggio o, ancora peggio, quando le circostanze della vita o della giornata ci impongano di dover agire, prontamente, da soli), potremmo utilizzare questo esempio tecnologico molto efficace come una sorta di prova del nove su come abbiamo deciso di punire i nostri figli: quella punizione porta davvero, dentro di sé, una meta?
N.N.
[17 - continua, forse. Qui le puntate precedenti]
Ci sono momenti in cui ci sembra di non sapere più nulla, e il nostro essere padri diventa sconosciuto. Ignoto, prima a noi che ai nostri figli.
E tu che difficoltà hai incontrato nel «punire bene» i tuoi figli? Quali insegnamenti hai tratto? A chi ti sei ispirato?
Se vuoi, puoi scrivere a 
ilpadreignoto@gmail.com e condividere le tue riflessioni ed esperienze. Contiamo di pubblicarle, anche tramite questo padlet (bacheca online), così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti.

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