A Brescia bus e metro gratis fino a 18 anni: quando la politica familiare passa da un biglietto
Dal 3 agosto oltre 31mila ragazzi residenti potranno viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Un investimento da 2,6 milioni di euro con cui la città ombarda alleggerisce il bilancio delle famiglie e rilancia il tema delle scelte che migliorano concretamente la vita quotidiana. È così difficile prenderle?

Considerarla soltanto una misura sulla mobilità sarebbe sbagliato, o quanto meno riduttivo. La decisione del Comune di Brescia di rendere gratuiti autobus e metropolitana per tutti i residenti fino ai 18 anni parla anche di famiglie, di autonomia dei ragazzi e di quel costo nascosto della genitorialità fatto di accompagnamenti, incastri e spese quotidiane di cui spesso il dibattito pubblico non tiene abbastanza conto. Dal 3 agosto tutti i ragazzi residenti in città nati dal 2008 in avanti potranno viaggiare gratuitamente su autobus e metropolitana. La misura, approvata dall'amministrazione guidata dalla sindaca Laura Castelletti, interesserà oltre 31 mila giovani e costerà al Comune 2,6 milioni di euro l'anno, interamente finanziati con risorse del bilancio comunale. Fino a oggi la gratuità era limitata (come nella stragrande maggioranza delle città italiane) ai minori di 14 anni, accompagnati da un adulto pagante. L'ipotesi iniziale prevedeva di estenderla ai sedicenni; la scelta definitiva allarga invece il beneficio a tutti, comprendendo anche circa seimila ragazzi in più rispetto alle prime previsioni.
L'obiettivo dichiarato è duplice: alleggerire il peso economico sulle famiglie e incentivare una mobilità più sostenibile. Un abbonamento annuale per studenti costa oggi 275 euro: per una famiglia con due figli significa oltre 500 euro che restano nel bilancio domestico, per le (poche immaginiamo) che ne hanno tre 750. Ma il beneficio non è soltanto economico. Significa maggiore autonomia per gli adolescenti negli spostamenti quotidiani verso scuola, attività sportive e luoghi di aggregazione; significa meno accompagnamenti in automobile, meno tempo speso dai genitori per organizzare ogni giornata come un grande puzzle in cui incastrare pezzi (e spesso perdersene qualcuno).
È una scelta amministrativa che racconta un'idea precisa di politica familiare: non solo bonus o trasferimenti economici, ma servizi che rendono concretamente più semplice la vita di chi ha figli. Lo avevamo osservato pochi mesi fa raccontando la sperimentazione dell'Emilia-Romagna sull'apertura anticipata delle scuole primarie. Anche allora il provvedimento poteva sembrare marginale: appena qualche giorno in più di scuola. Nella realtà significava una settimana in meno da coprire con ferie, congedi, nonni o costosi centri estivi. Tradotto nella vita delle famiglie, voleva dire centinaia di euro risparmiati e meno affanno nell'organizzazione quotidiana. La decisione di Brescia si colloca nella stessa prospettiva. In un Paese che continua a interrogarsi sulla crisi demografica, è difficile pensare che bastino le grandi riforme se la quotidianità resta un percorso a ostacoli. Al contrario, ogni misura che riduce costi, tempi e complessità contribuisce a costruire quell'ambiente favorevole alla famiglia di cui si parla spesso in astratto. Naturalmente il trasporto gratuito non risolverà da solo il problema della natalità, così come non lo avrebbe fatto una settimana di scuola in più. Ma entrambe le esperienze mostrano una direzione possibile: le politiche familiari funzionano quando incidono sulla vita ordinaria.
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