È in corso un'epidemia di insonnia tra i bambini: le cause e i rimedi spiegati alle famiglie
Otto adolescenti su dieci dormono troppo poco. Un disturbo che riguarda 13 milioni di italiani e che è arrivato anche all'attenzione del Parlamento. Dai danni sul cervello ai rischi per la salute, ecco cosa sta succedendo

Dormiamo sempre meno rispetto al passato. Sebbene manchino studi in grado di misurare con precisione il fenomeno lungo i secoli, gli esperti concordano nel rilevare una progressiva erosione del tempo dedicato al riposo. Ansia, ritmi di vita sempre più pressanti, lavoro che invade gli spazi privati e dispositivi digitali costantemente accesi rendono più difficile staccare la spina. Le conseguenze si riflettono sulla salute individuale e sulla vita familiare. «Dormiamo per circa un terzo della nostra esistenza e il sonno è una necessità biologica irrinunciabile», spiega Luigi Masini, direttore della Pediatria dell’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore (Asl Salerno) ed esperto di disturbi del sonno. «Un buon riposo è fondamentale per i processi cognitivi e comportamentali, per la funzione cardiovascolare e per il sistema immunitario. Inoltre svolge un ruolo decisivo nella regolazione delle emozioni e nella capacità dell’organismo di difendersi dalle infezioni».
Un’emergenza che riguarda bambini e adolescenti
Nei più giovani i disturbi del sonno stanno diventando sempre più frequenti. La letteratura scientifica internazionale stima che soffra di insonnia tra il 10 e il 30% dei bambini sotto i due anni e circa il 15% di quelli più grandi. Ancora più preoccupante è la situazione degli adolescenti: si calcola che l’85% non raggiunga le 8-10 ore di sonno raccomandate. Tra le principali cause c’è l’utilizzo serale di smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici. La luce blu emessa dagli schermi interferisce con la produzione di melatonina, l’ormone che regola l’addormentamento, spostando in avanti l’orario del sonno. «Secondo alcune stime, un bambino su due sperimenta almeno una volta nella vita un disturbo del sonno», osserva Masini. Non tutte le notti difficili sono sinonimo di insonnia. «Si tratta di un disturbo caratterizzato dalla difficoltà persistente ad addormentarsi o a mantenere il sonno, con risvegli frequenti o precoci e conseguenze sulla qualità della vita diurna», chiarisce Masini. L’insonnia viene definita cronica quando si manifesta almeno tre volte alla settimana per un periodo superiore a tre mesi. Nei bambini più piccoli può assumere forme diverse, come la difficoltà ad addormentarsi senza la presenza di un adulto. In questi casi risultano utili alcuni accorgimenti semplici: luci soffuse, temperatura adeguata e rituali rassicuranti come la lettura di una favola o una voce familiare che accompagni il momento dell’addormentamento.
Salute ed economia a rischio
Il tema è arrivato anche in Parlamento. Una proposta di legge presentata dalla deputata Annarita Patriarca punta a riconoscere l’insonnia cronica come patologia autonoma e invalidante, prevedendone l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza e nel Piano nazionale della cronicità. Secondo il Gruppo di lavoro parlamentare sui disturbi del sonno, in Italia sarebbero circa 13 milioni le persone colpite da insonnia cronica, con una prevalenza femminile. Le conseguenze non riguardano soltanto la qualità della vita: la privazione di sonno è associata a un aumento del rischio di disturbi psichiatrici, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche. L’impatto economico è enorme. Tra costi sanitari diretti e costi indiretti dovuti ad assenze dal lavoro, riduzione della produttività e incidenti, il peso complessivo della patologia è stimato in circa 14 miliardi di euro l’anno. «Il sonno dell’adulto è uno dei primi indicatori del benessere complessivo della persona», spiega Claudia Proserpio, psicologa e psicoterapeuta. «Una quotidianità frenetica, lo stress lavorativo, la genitorialità o un lutto possono alterare il riposo. È un segnale che non dovrebbe essere ignorato, perché spesso ci dice che è necessario rallentare».
La National Sleep Foundation raccomanda dalle 7 alle 9 ore di sonno per gli adulti. Il fabbisogno varia con l’età: dai 14-17 ore dei neonati alle 7-8 ore raccomandate dopo i 65 anni. Lo studio epidemiologico Ci piace sognare, promosso da Sipps e Sicupp, ha analizzato il sonno dei bambini da 1 a 14 anni, mettendolo in relazione con sviluppo cognitivo, rendimento scolastico, metabolismo, regolazione ormonale e salute psicologica. I risultati confermano una situazione critica. Un bambino su tre non dorme a sufficienza. Il 25% dei bambini tra 3 e 5 anni e il 50% dei ragazzi tra 10 e 14 anni riposa meno delle ore consigliate. Inoltre il 63% utilizza dispositivi elettronici immediatamente prima di dormire; una quota che raggiunge il 40% perfino tra i bambini di uno-tre anni. Negli adolescenti il quadro è ancora più netto: solo il 15% dorme il numero di ore raccomandato, mentre l’86% si addormenta con il cellulare sul comodino o addirittura nel letto.
Il sonno dei bambini non è una macchina perfetta
Se i dati destano preoccupazione, gli esperti invitano però a non trasformare ogni difficoltà in un problema clinico. «I bambini non dormono come gli adulti», osserva Proserpio. «Valutare il loro sonno con parametri adulti genera ansia, sensi di colpa e aspettative irrealistiche. Molti genitori si sentono inadeguati perché il loro bambino non corrisponde a modelli che spesso non hanno alcun fondamento scientifico». Nel volume Tutta la verità sul sonno del bambino, la psicologa sottolinea come il sonno sia anzitutto un processo maturativo neurobiologico. «Non è un problema da risolvere, ma una fase da accompagnare. La qualità del sonno è strettamente intrecciata alla qualità della relazione con i genitori. I bambini hanno bisogno di sentirsi al sicuro non solo nell’ambiente in cui dormono, ma anche sul piano emotivo». L’addormentamento, aggiunge, dovrebbe essere vissuto come un momento di intimità familiare, nel quale il bambino possa esprimere paure, fragilità e bisogni. «Un sonno di qualità non coincide necessariamente con l’assenza totale di risvegli».
Le regole d’oro per dormire meglio
La scienza del sonno offre alcune indicazioni semplici ma efficaci. «Uno dei più potenti regolatori del ritmo sonno-veglia è la luce naturale», spiega Proserpio. Trascorrere tempo all’aperto, mantenere orari regolari e svegliarsi ogni giorno alla stessa ora contribuiscono a migliorare il riposo. Conta anche il movimento. Per i più piccoli significa attività adeguate all’età: dal tummy time dei neonati alle passeggiate, fino ai piccoli lavori domestici per i bambini più grandi. Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante. «Uno studio spagnolo pubblicato nel 2023 sulla rivista Nutrients ha evidenziato una relazione significativa tra adesione alla dieta mediterranea e qualità del sonno negli adolescenti», ricorda Masini. La sera è preferibile privilegiare legumi, pesce e frutta, limitando bevande eccitanti ed energizzanti. Sovrappeso, obesità, fumo passivo e inquinamento ambientale rappresentano inoltre fattori di rischio per i disturbi respiratori del sonno. Gli specialisti consigliano infine di dormire in una stanza fresca (20-22 gradi), silenziosa, ordinata e con illuminazione soffusa. Dormire bene significa soprattutto prendersi cura del cervello. «Durante alcune fasi del sonno entra in funzione il sistema glinfatico, una sorta di rete di pulizia che elimina le sostanze neurotossiche accumulate durante la veglia», spiega Proserpio. «È un processo fondamentale di rigenerazione. Non sorprende quindi che una grave deprivazione di sonno sia associata a un aumento del rischio di malattie neurodegenerative».
Un breve sonnellino pomeridiano può essere utile, soprattutto nei più piccoli e negli adolescenti. Il cosiddetto power nap dovrebbe però durare non più di 20 minuti e non sostituire il riposo notturno. Quando invece compaiono alterazioni persistenti del ritmo sonno-veglia, stanchezza eccessiva o difficoltà che compromettono la vita quotidiana, è opportuno rivolgersi a uno specialista. «È importante parlarne con il medico curante e, se necessario, con un Centro di Medicina del Sonno», conclude Masini. «Un approccio multidisciplinare consente di individuare le cause del problema e di costruire il percorso terapeutico più adeguato». Perché il sonno non è un lusso né un tempo perso: è una delle condizioni essenziali della salute, della crescita e dell’equilibrio di una famiglia.
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