Abbiamo letto la guida Lgbtq+ dei pediatri: cosa dice e perché sta sollevando un mare di polemiche

Il documento della Società italiana di pediatria affronta il tema della varianza di genere con alcuni meriti e molte affermazioni sconcertanti. La Garante dell'Infanzia, Marina Terragni, contesta il caso di una bambina di 3 anni avviata alla “carriera alias”. La replica della Sip: «Nessuna ideologia, il testo può essere migliorato»
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July 13, 2026
La copertina della Guida della Società italiana di pediatria sulla varianza di genere nei bambini
La copertina della Guida della Società italiana di pediatria sulla varianza di genere nei bambini
Non è più soltanto una polemica tra associazioni. Con l’intervento della Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni il caso del documento “Oltre lo sguardo - Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente” approda su un piano istituzionale e riapre una discussione destinata ad andare ben oltre le quaranta pagine del testo predisposto dalla Società italiana di pediatria (Sip) insieme all’Associazione culturale pediatri (Acp).

Cosa c'è nella guida

I fatti, prima di tutto. È il 4 luglio quando la guida viene presentata pubblicamente con l’obiettivo, scrive la Sip, di fornire ai pediatri «strumenti per accogliere senza discriminazioni» bambini e adolescenti con varianza di genere, mettendoli nella condizione di offrire un’assistenza «competente, rispettosa e inclusiva». Nel documento viene (opportunamente) ricordato che i ragazzi Lgbtq+ non devono essere considerati casi clinici né terreno di scontro ideologico e si ribadisce il processo di depatologizzazione maturato negli ultimi decenni, ma accanto a questi principi compaiono passaggi a tratti sconcertanti. Scrivere che «alla nascita viene assegnato un sesso in base all’anatomia dei genitali esterni» è un evidente cedimento a una vulgata che vorrebbe sostituire l’arroganza dell’assoluta autodeterminazione all’evidenza del dato biologico: il sesso alla nascita non viene “assegnato” da nessuno, ma viene determinato dalla genetica e dai cromosomi e può essere sempre e soltanto maschile e femminile (a parte i casi di intersessualità che, a onor del vero, nel testo vengono ricordati). Ancora: mettere sullo stesso piano eterocentrismo (eterosessualità come sistema fondativo del sociale) ed eterosessismo (squalifica di comportamenti non eterosessuali) come atteggiamenti colpevoli – si legge – di «impedire agli adolescenti di vivere secondo la propria essenza», significa confondere i piani e scivolare nell’ideologia: l’eterocentrismo è fondativo perché la differenza sessuale è un valore non soltanto dal punto di vista biologico, ma anche da quello antropologico e sociale. Affermare che l’amore tra uomo e donna è il paradigma di riferimento della nostra civiltà – senza scomodare qui la storia della salvezza – non vuol dire escludere o demonizzare altre scelte, ma porre al centro un riferimento buono che non toglie nulla ma può “aggiungere” a tutti.
C'è poi la giusta condanna delle terapie riparative – ma quelle affermative sono sempre da accogliere senza discutere? –, così come la stigmatizzazione degli stereotipi, ma non è davvero possibile condensare in quattro righe le questioni relative alla “carriera alias”, su cui (in particolare per quei regolamenti scolastici che escludono il ruolo dei genitori in presenza di figli minorenni) ci sarebbe molto da discutere. Decisamente superficiale anche il paragrafo sul “coming out” – la condivisione sociale del proprio orientamento sessuale o identità di genere – soprattutto laddove si dice che comporta in ogni caso benefici riguardanti «libertà, autostima e benessere psicologico». In molti casi, purtroppo, è vero il contrario. Del tutto inaccettabile infine, tra le due storie familiari proposte, quella della piccola Anna, che a soli tre anni avrebbe dato segnali inequivocabili di incongruenza di genere e all’inizio del suo percorso scolastico sarebbe stata avviata alla suddetta “carriera”. Perché presentare un’esperienza che contrasta non solo con il principio di prudenza, ma con tutti i dati scientifici e statistici più consolidati?

Lo «sconcerto» della Garante dell'Infanzia

È proprio il passaggio sulla piccola Anna, tra l’altro, ad avere acceso la polemica. «L’idea di avviare la “carriera alias” per un bambino di tre anni appare sconcertante» scrive la Garante dell'Infanzia Marina TerragniRichiamando la Cass Review britannica e altri documenti internazionali più recenti, osserva che la transizione sociale «come risposta a un possibile momento di incertezza troppo spesso si è rivelata un passo senza ritorno» ricordando che nella maggioranza dei casi le incertezze sull’identità di genere in età infantile si risolvono spontaneamente. Da qui l’invito ad aprire anche in Italia «un ampio dibattito scientifico», tenendo conto delle acquisizioni più recenti e mantenendo al centro «il superiore interesse del minore». Le polemiche hanno già prodotto anche un primo effetto concreto. Dopo che era stata annunciata una presentazione della guida nell’ambito del congresso dell’Associazione culturale pediatri previsto il 5 novembre nella sede dell’Istituto superiore di sanità, lo stesso Iss ha precisato che nessuna presentazione è in programma, prendendo le distanze da quanto circolato nei giorni precedenti. Le perplessità, peraltro, non arrivano soltanto dal fronte più apertamente contrario alle teorie gender, come Pro Vita e Famiglia. In una lettera aperta, l’associazione GenerAzioneD, che riunisce centinaia di famiglie con figli che vivono esperienze di incongruenza di genere, precisa di condividere pienamente l’obiettivo di un’assistenza rispettosa e inclusiva, ma contesta l’impostazione del documento. La guida, scrive, «assume l’approccio affermativo come paradigma pressoché esclusivo della presa in carico» senza dare conto delle profonde revisioni intervenute negli ultimi anni nel dibattito internazionale. E il caso della piccola Anna finirebbe così per trasformare «quello che dovrebbe costituire un percorso di osservazione ed esplorazione in un processo già orientato», mentre a tre anni «il tempo, l’osservazione clinica e la vigile attesa costituiscono essi stessi strumenti terapeutici».

La posizione della Società italiana di pediatria 

La Sip respinge con decisione la lettura ideologica del documento. Il presidente Renzo Agostiniani, pediatra di lunghissima esperienza, spiega ad Avvenire che “Oltre lo sguardo” «non nasce per stabilire linee guida», ma come uno strumento di lavoro destinato ai pediatri, «chiamati sempre più spesso ad affrontare situazioni per le quali il percorso universitario non offre una preparazione specifica». L’obiettivo non era prendere posizione su un tema così delicato – spiega – ma mettere i colleghi «nelle condizioni di garantire la migliore presa in carico possibile dei bambini e delle loro famiglie». «Quelli utilizzati contro la guida – gli fa eco Chiara Centenari, tra gli autori della pubblicazione e responsabile del Gruppo di studio diritti dei bambini della Sip – sono argomenti strumentalizzabili, ma questi sono temi reali che il pediatra si trova ad affrontare. Per supportarli abbiamo realizzato questo opuscolo, non per prescrivere ormoni ma come strumento pratico per rispondere alle domande di familiari e pazienti. Lo spirito è quello di accompagnarli verso i professionisti, evitando pregiudizi: non sta ai pediatri fare diagnosi ma accogliere e indirizzare senza giudicare, amplificare o minimizzare le richieste di aiuto». Tornando ad Agostiniani, il presidente non nasconde l’amarezza per il clima di questi giorni, rapidamente degenerato in uno scontro a tratti anche violento. Ma, allo stesso tempo, apre a una revisione del testo: «Se ci sono osservazioni fondate, siamo pronti ad ascoltarle. La guida non è un testo intoccabile: chi vuole contribuire a migliorarla sarà il benvenuto». Una disponibilità al confronto che potrebbe rappresentare il punto di partenza per riportare una discussione tanto delicata sul terreno che le è proprio: quello del necessario rigore scientifico e soprattutto del reale interesse dei bambini.

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