L'azzardo è sempre più un affare di mafia: 23 arresti per maxi-inchiesta pugliese

Scoperto un patto tra imprenditori e clan con l’obiettivo di riciclare denaro e sottrarre proventi allo Stato La Procura: un vero e proprio “impero”. Sequestrate 13 sale e 63 milioni di euro di beni
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July 13, 2026
L'azzardo è sempre più un affare di mafia: 23 arresti per maxi-inchiesta pugliese
Slot machines nella stazione Monti Tiburtini della linea B della Metropolitana di Roma/ ANSA
Un vero e proprio “impero” nell’affare del gioco d’azzardo. Così la Procura di Bari definisce quanto emerso con l’operazione “Mercato”, condotta dalla Guardia di finanza e che ha portato all‘arresto di 23 persone (gli indagati sono in tutto 116) e al sequestro di beni per oltre 63 milioni di euro, tra i quali ben sei aziende e 13 sale gioco dislocate in sette città diverse, pugliesi e di altre regioni. L’accusa è associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, nonché peculato, bancarotta fraudolenta e diversi reati tributari. Le indagini hanno preso avvio nel 2018 e hanno ricostruito condotte che coprono un arco temporale di quasi trenta anni: dall’aprile 1996 al settembre 2025 con una crescita di affari favorita dalla crescita del mercato dell’azzardo. E riguardano alcuni imprenditori che operano nel settore dell’azzardo capaci di imporre slot e vlt nei locali pubblici, avvalendosi della forza intimidatrice del clan di riferimento nel territorio con il quale venivano conclusi precisi accordi commerciali. Nelle sale giochi veniva anche riciclato il denaro delle attività illegali dei clan mafiosi. «Non si tratta di bische clandestine - sottolinea il procuratore di Bari, Roberto Rossi - ma di sale di società subconcessionarie, inserite nel sistema legale del gioco d’azzardo».L'organizzazione avrebbe stretto un patto con i più importanti clan di Bari, un “mafia network”, in grado di mettere in comunicazione economia legale e illegale. In particolare i Diomede e i Mercante, ma anche i Parisi, i Capriati, gli Strisciuglio, i Velluto, i Fiore e i Palermiti. Questi ne avrebbero beneficiato con la cosiddetta “settimana” o “spartenza”, il contributo periodico riservato ai clan, in contanti o in ticket di vincita delle sale vlt. «Una spartizione territoriale. Una sorta di royalty secondo le zone di influenza delle organizzazioni criminali. Un sistema criminale incentrato sulla spartizione degli affari secondo logiche corrispondenti a quelle di controllo del territorio da parte dei sodalizi mafiosi», spiega ancora il procuratore. I clan sarebbero stati ricompensati anche con l'assunzione di familiari di affiliati. In cambio le società che gestivano le sale avrebbero ottenuto protezione e spazi di mercato. Insomma un controllo, diretto o indiretto, di numerose imprese. Il denaro sporco veniva investito con l'acquisto di ticket vincenti nelle sale del gruppo. Quindi il denaro riemergeva come “vincita” tracciata. Infine il capitale veniva reinvestito in società, sale gioco, immobili (anche a Londra). Secondo quanto accertato sarebbero stati 62.172 i ticket di vincita riscossi nelle sale del gruppo dal 2012 al 2020, 5.872 le persone utilizzate per la riscossione, per un ammontare di vincite incassate di 96,4 milioni. Parte degli apparecchi nascondeva le giocate alla rete dello Stato, realizzando così incassi in nero per 2,8 milioni di euro. Il procuratore ricorda che questa è la terza grande indagine sugli affari delle mafie pugliesi sull’azzardo e «si è sviluppata seguendo il “metodo Falcone” nella ricostruzione dei flussi finanziari ma è stata possibile anche grazie alle intercettazioni e ad alcuni collaboratori di giustizia». Per il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda, Giuseppe Gatti, «l’indagine documenta il salto di qualità della criminalità organizzata barese, passata dall’infiltrazione all’impresa mafiosa». Il sostituto procuratore Lanfranco Marazia ha parlato di un’organizzazione che operava come “una banca che cammina”, evidenziando l’ingente massa di capitali movimentati e chiedendo un maggiore contenimento dell’uso del contante per ostacolare questi meccanismi. Amara la riflessione del procuratore: «Il gioco è un mercato legale solo se resta libero: dalla violenza, dai clan, dal denaro sporco». Invece, commenta l’associazione Libera, «ormai le mafie alla ricerca di nuovi modi di riciclaggio e di arricchimento considerano l’azzardo legale fonte primaria di guadagno verosimilmente superiore al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e all’usura, basti pensare che un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo 8-9, con molti meno rischi. E mentre miliardi di euro scorrono nelle slot machine, nelle piattaforme online e nei nuovi canali di scommessa, crescono silenziosamente indebitamento, dipendenze, isolamento, lo Stato continua a espandere l’offerta di gioco come un biscazziere che non conosce limiti».
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