«Voglio disintossicarmi dai social, ma non riesco a farlo»: il paradosso della generazione Z
Si chiama "digital detox" ed è un bisogno avvertito soprattutto dai più giovani, maggiormente attenti alla salute digitale. Il punto è che gli stessi sono al contempo i più dipendenti dal cellulare. La spinta alla disconnessione arriva in particolare dalle donne. I primi risultati dell'osservatorio Aim

A Marco, 40 anni, è crollato il mondo addosso quando si è accorto che invece di ascoltare sua figlia, sul divano di casa, continuava a leggere lo schermo del telefono. Non poteva farne a meno: i social «erano un rumore di fondo che non si spegneva mai». La soluzione è stata rimuoverli. «All’inizio è stata dura» ma ora – assicura l’uomo, padre di due figli –, quando sta con i suoi bambini, «ci sta davvero con la testa». Per Giulia, 23 anni, è tutto più difficile. Vorrebbe rimuovere anche lei i social, ma ogni volta non riesce: «È che ho paura di perdermi le cose – riassume la studentessa e barista –. Se sto un giorno senza guardare, mi sembra di sparire». Nelle loro due storie è riassunto il paradosso del “social detox” (la disintossicazione dai social) in Italia: i giovanissimi sentono più bisogno di disconnettersi degli altri, ma sono loro a non saper fare a meno dei social network. Il 94% vorrebbe almeno ridurre di qualche ora il tempo trascorso online, ma solo una minoranza (il 48%) degli under-30 è riuscita a staccarsi dal cellulare anche solo una una volta negli ultimi mesi. È questo il primo risultato, anticipato da Avvenire, del neonato osservatorio Aim (Anticipa, interpreta, modella) di Factanza media con Ipsos doxa, che a marzo 2026 ha intervistato 3.551 persone tra i 18 e i 45 anni per ricostruire il loro rapporto con l’ecosistema digitale.
La prima conclusione è che la spinta alla disconnessione arriva sempre dai più giovani. O, meglio, dalla Generazione Z. Più della metà degli under-30 dichiara di «desiderare spesso» di ridurre il tempo online, contro una quota più contenuta tra i Millennial. E la tendenza è più accentuata tra le donne: il 58% delle ragazze “Gen Z” sente il bisogno di rimuovere i social, il dato più alto rilevato da Ipsos. Ma la consapevolezza del rischio digitale non basta. Per i più giovani la disconnessione è più difficile da mettere in pratica. Il 52% degli under-30 dichiara di non essere in grado di ridurre il tempo trascorso online, contro il 39% della fascia 31-45 anni, i Millennials. Per la maggior parte, si tratta di quella che in gergo è definita “Fomo”: la paura di “perdersi qualcosa”. Il 23% degli intervistati appartenenti alla Gen Z teme l’esclusione sociale, contro il 14% dei Millennials. «La cosa ridicola è proprio questa – racconta Ilaria, 27 anni, commessa –: sui social trascorro più tempo a guardare la quotidianità degli altri, invece di vivere la mia». Per lei, rinunciare a sbirciare nelle vite degli altri è stato il primo passo per tornare «a vivere le cose belle, quelle vere»: «Ho ripreso a suonare con la mia band – racconta –, che avevo praticamente mollato. Ho ricominciato a vedere gli amici dal vivo».
Chi riesce a spegnere il telefono, di fatto, sperimenta subito dei benefici. Il primo risultato, secondo tre under-30 su quattro, è l’aumento della concentrazione. Nello studio, nel lavoro, e nel riposo. «Passo la giornata dentro le app, a programmare post, a guardare i numeri e a rispondere ai commenti – racconta Davide, 31 anni, che di lavoro fa il social media manager –. E poi la sera cosa faccio per rilassarmi? Scrollo. A un certo punto mi sono reso conto che non riuscivo più a stare concentrato su niente. Guardavo un film e dopo dieci minuti avevo già il telefono in mano». Quello di Davide non è un caso isolato. Quando si chiede ai giovani quali attività sarebbero disposti a rimuovere per ridurre il tempo online, la risposta è univoca: lo “scrolling” (lo scorrere compulsivo di pagine, video e post) sui social. Lo eliminerebbe il 91% della Gen Z e l’87% dei Millennial. Il tempo recuperato dai social quasi tutti vorrebbero dedicarlo a passioni trascurate: è un desiderio menzionato dal 61% degli under-30 e dal 62% degli adulti tra i 31 e i 45 anni.
Il bisogno di un rapporto più equilibrato con i social, infine, si riflette anche nel rapporto con le aziende online. L’83% del campione – con la stessa percentuale tra Gen Z e Millennial – dichiara che seguirebbe più il lavoro volentieri dei brand se pubblicassero meno contenuti. In altre parole, se non affollassero i loro cellulari di notifiche e pubblicità.
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