Parla la ministra Locatelli: «Andiamo avanti sui caregiver
e il progetto di vita delle persone con disabilità»

Appello all'impegno anche delle opposizioni. Il bilancio di ExpoAid: partecipazione e dibattiti accessibili a tutti e nuove collaborazioni. "La proposta di Vannacci delle classi differenziate? Non condivido assolutamente questo modo di ragionare"
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July 12, 2026
Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, parla a ExpoAid 2026 a Rimini
Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, a ExpoAid 2026 a Rimini / foto Ministero per le Disabilità
«Sui caregiver familiari il confronto in commissione è partito. Possiamo arrivare a varare la legge di riconoscimento alla Camera entro settembre e all’inizio del 2027 approvarla definitivamente al Senato. E intanto impegnarci tutti, maggioranza e opposizione, per aumentare le risorse con cui finanziare le tutele. Il cambiamento culturale riguardo alle persone con disabilità è avviato, continuiamo a portarlo avanti». La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, punta sulla nuova considerazione della disabilità e boccia decisamente, invece, la proposta di ritorno alle classi differenziate.
Signora ministra, partiamo da ExpoAid “io, Persona di valore”: quali sono i risultati della tre giorni a Rimini?
Il risultato più importante è la generazione di nuove relazioni. Questo era l’obiettivo che mi ero posta nell’organizzarlo: che ogni partecipante portasse a casa nuovi contatti ed esperienze per dar vita a collaborazioni e nuove opportunità di rete. E poi un’iniezione di produttività sui territori, perché a Rimini c’è stata la presenza di esperti, tecnici, associazioni, persone con disabilità, volontari e famiglie – oltre 6mila persone registrate – ma anche di tante cooperative, imprese sociali, associazioni che svolgono inclusione lavorativa, generano appunto circoli virtuosi per i nostri territori, per le nostre comunità e per l’economia di tutto il Paese. E questo sarà nel tempo l’impatto più forte che mi piacerebbe monitorare e misurare.
C’è il rischio di non andare oltre un certamente utile confronto e presentazione di buone pratiche, senza però portare cambiamenti significativi per la vita delle persone con disabilità.
No, secondo me il cambiamento è già evidente, è iniziato sul piano culturale e su quello pratico. A guardarlo sembra lento e faticoso, ma in realtà siamo tutti coinvolti e, in particolare le associazioni e le organizzazioni che si occupano di dar voce alle persone con disabilità ne sono protagoniste perché non parlano più solo di assistenzialismo, ma ragionano in termini di opportunità e valorizzazione delle persone. Questo è un cambio epocale che sta accadendo adesso e che non si può fermare. I sistemi di welfare, di presa in carico delle persone con disabilità, che sono nati 50 anni fa, non funzionano più oggi e non possono più funzionare così come erano stati pensati. Perché il mondo è cambiato e sono cambiate le Persone e i loro bisogni. Dobbiamo anche continuare a lavorare per rinnovare i servizi sui territori, per renderli più elastici, più appropriati e in grado di dare risposte concrete anche a bisogni complessi.
La platea a uno dei dibattiti di ExpoAid 2026 a Rimini /foto Ministero per le Disabilità
La platea a uno dei dibattiti di ExpoAid 2026 a Rimini
Una parte del mondo politico e alcune associazioni hanno lamentato, però, gli alti costi dell’appuntamento e una certa selettività degli inviti ai dibattiti. Che cosa risponde?
Selettività non penso proprio, perché hanno parlato più di 500 persone, alcune invitate da chi ha contribuito alla realizzazione dei panel, altre da me, moltissimi segnalati dalle associazioni e dagli enti che fanno parte dell’Osservatorio Nazionale. Tantissimi altri si sono auto candidati scrivendo al Ministero, ognuno con il proprio punto di vista: ciò ha rappresentato un modo costruttivo di partecipare e confrontarsi. Ad ExpoAid 2026 si sono svolti 54 seminari e tutti sono stati resi accessibili grazie alla presenza di 35 interpreti di lingua dei segni, ci sono state più di 200 ore di interpretariato, grazie anche all’Ens, e altre 200 ore di sottotitolazione da parte di personale che ha lavorato in simultanea da remoto. E l’interpretariato è proseguito anche la sera con i performer che hanno reso accessibili a tutti anche canzoni, musiche e spettacoli. Al Palacongressi c’è stato un ricorso molto ampio alla Comunicazione aumentativa alternativa, e ringrazio Isacc per questo, e c’erano Qr code e scritte in Braille grazie anche alla collaborazione con l’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti. Per salire e scendere dai palchi è stato necessario predisporre pedane, rampe, montascale. Tutta la ristorazione all’interno del Palacongressi è stata gratuita per i partecipanti e garantita da oltre trenta associazioni provenienti da tutta Italia che tra le diverse attività svolgono inclusione lavorativa. Per garantire l’accesso a un numero libero di carrozzine alla parte superiore del Palacongressi e ai vari seminari e laboratori abbiamo dovuto incaricare oltre 80 addetti alla sicurezza (nel rispetto della prevenzione e delle norme). Abbiamo anche sottoscritto un’assicurazione per garantire la copertura a tutte le attività che si sono svolte, abbiamo avuto la regia e la possibilità di proiettare video e materiale in tutte e 12 le sale che hanno lavorato in parallelo. È stato un segnale importante, perché troppo spesso eventi e attività sono solo per qualcuno. Ringrazio davvero tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento e in particolare le due federazioni maggiormente rappresentative Fand e Fish per il supporto.
Una delle performance di danza inclusiva a ExpoAid sotto le stelle a Rimini /foto Ministero per le Disabilità
Una delle performance di danza inclusiva a ExpoAid sotto le stelle a Rimini
In questo periodo le famiglie che hanno figli con gravi disabilità vivono un periodo particolarmente delicato. Non tutti i centri estivi accolgono questi ragazzi e in molti casi i genitori devono sostenere costi extra molto alti. Che cosa si può fare a riguardo?
Da amministratore locale il primo intervento che feci fu equiparare le spese per tutti, perché è intollerabile che un bambino con disabilità debba fare o meno settimane degli altri bambini oppure debba pagare di più. Deve esserci un riparto e un equilibrio dei costi per tutti. Vero è che i Comuni devono essere supportati in questo. Da parte nostra, con il Bando Vita & Opportunità, abbiamo messo a disposizione 20 milioni di euro proprio sul tempo ricreativo di minori e giovani con disabilità. E questo vale anche al di là del periodo estivo.
Futuro nazionale, la formazione del generale Vannacci, è tornata a proporre classi differenziate per merito e per gli studenti con gravi disabilità. Ma così non si rischia una minore inclusione e un arretramento culturale per tutti?
Non condivido assolutamente questo modo di ragionare. L’Italia vanta dagli anni 70 una storia virtuosa proprio per l’inclusione scolastica, che ci invidiano non solo in Europa ma in tutto il mondo. Una storia dalla quale non si torna indietro, che arricchisce l’esperienza dei bambini con disabilità, che condividono il loro percorso scolastico con tutti gli altri, ma che garantisce anche ad ogni bambino l’opportunità di confronto e di relazioni naturali nel rispetto della condizione e della dignità di ogni persona. Possiamo sicuramente immaginare per il futuro ulteriori strategie per far fronte anche ai numeri crescenti rispetto al sostegno, al supporto educativo e ai bisogni speciali, ma certo la soluzione non è la via più breve e comoda per qualcuno. La soluzione è l’impegno a fare sempre di più e meglio come anche il Ministro Valditara ha dimostrato in questi anni. Il mondo è cambiato, sono cambiate le opportunità e sono cambiate le persone, e nelle scuole, nei percorsi di formazione, nel lavoro, nella vita quotidiana non abbiamo più pochi bambini o adulti con bisogni di cura intensi, ma numerose situazioni complesse che io personalmente ritengo dovranno essere supportate non solo economicamente con l’attuale organizzazione ma ripensando il sistema in maniera più integrata proprio all’interno dei plessi scolastici. Ringrazio il ministro Valditara che in questi anni ha dato continuità e maggior stabilità alle famiglie e che continua a lavorare per dare risposte sempre più mirate.
Il Progetto di vita è certamente una svolta, ma in molti territori stenta a realizzarsi per le difficoltà burocratiche, la mancanza di personale negli enti locali e le risorse sempre scarse.
Sul Progetto di vita, cuore della riforma della disabilità, è iniziato un ottimo lavoro, in particolare su Brescia, ma che si sta diffondendo in tutte le altre province dove è in corso la sperimentazione. Ci sono naturalmente ancora tante cose da migliorare e da fare, ma continua l’accompagnamento da parte del Ministero e abbiamo già formato più di 7.000 persone.
L’esame in commissione Affari sociali della Camera del Ddl sul riconoscimento dei caregiver è entrato nel vivo. Molti emendamenti dell’opposizione, però, sono stati accantonati o respinti. C’è la possibilità di varare un testo frutto di un lavoro comune o la sua proposta verrà, per così dire, blindata?
La proposta è stata costruita grazie al confronto, durato più di un anno, intorno a un tavolo di lavoro al quale hanno partecipato esperti, rappresentanti delle associazioni, delle famiglie, dei territori, dei sindacati. E devo dire che ne è uscito un disegno di legge molto interessante a tutele differenziate, a partire dal caregiver familiare convivente prevalente. E con un supporto concreto di risorse per 257 milioni di euro. In commissione alcuni emendamenti dell’opposizione sono stati approvati, chiaramente non quelli più onerosi, perché al momento non sono sostenibili. Altri emendamenti sono stati accantonati, non per scartarli, ma al contrario per verificare con il Ministero delle Finanze se sono compatibili con il quadro economico e migliorare così il ddl. Dopodiché, l’impostazione della legge non potrà cambiare radicalmente, solo essere migliorata in alcuni aspetti. Ma rappresenta la vera occasione per dare finalmente un riconoscimento doveroso ai caregiver dopo 10 anni in cui più di 30 proposte di legge non sono arrivate all’approvazione.
Al momento si prevede che il contributo economico possa essere al massimo di 1.200 euro a trimestre per circa 52mila nuclei, una platea comunque molto ridotta. Tra pochi mesi si discuterà della manovra per il 2027: ci saranno i margini per aumentare la dotazione dei fondi?
Io non solo lo spero, ma mi impegnerò al massimo perché ciò sia possibile e, ritoccando il limite Isee per avere diritto al contributo economico, ampliare la platea. Chiedo però analoga responsabilità alle forze di opposizione affinché concentrino le loro richieste su questo capitolo di spesa. L’obiettivo è comune, condividiamo l’impegno per realizzarlo.

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