Il Papa: «Non lasciamo che i venti di guerra spengano la fiammella della pace»

Nei giorni in cui torna a crescere la tensione in Medio Oriente e in Ucraina, Leone XIV lancia un nuovo appello: «Si percorra con perseveranza la via del dialogo»
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July 13, 2026
Il Papa in mezzo ai fedeli riuniti a Castel Gandolfo per l'Angelus del 12 luglio / VATICAN MEDIA
Il Papa in mezzo ai fedeli riuniti a Castel Gandolfo per l'Angelus del 12 luglio / VATICAN MEDIA
Si leva ancora una volta la voce del Papa per chiedere di non lasciare che la violenza abbia la meglio sul dialogo e sulla diplomazia. L'appello arriva in giorni in cui il rumore delle bombe torna a levarsi forte soprattutto dal Medio Oriente e dall'Ucraina. «Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, seminando violenza, terrore e morte e colpendo, ancora una volta, tanti innocenti», ha detto con voce preoccupata ieri Leone XIV durante la consueta preghiera mariana dell'Angelus a mezzogiorno in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, dove Prevost sta passando un periodo di riposo estivo. «Non lasciamo che questi venti spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante», ha aggiunto parlando al termine della preghiera ai fedeli radunati davanti al Palazzo Apostolico delle Ville Pontificie.
E poi l'indicazione, ancora una volta, con la decisione di sempre, della strada da seguire: «Rinnovo il mio auspicio affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona», ha auspicato il Pontefice.
Nel giorno in cui si celebrava la Domenica del mare, inoltre, un pensiero è andato «a tutti i marittimi, i pescatori e i lavoratori portuali del mondo che, segnati dalla lontananza dei propri cari e talvolta dalla paura per i conflitti che attraversano le vie del mare, sostengono con un lavoro paziente e silenzioso il commercio e la vita di molti popoli».
Il Papa ha dedicato la riflessione prima dell’Angelus alla parabola del seminatore. Il Pontefice, in particolare, ha invitato a guardare alla «generosità e alla fiducia» con cui Dio continua a spargere la sua Parola nel cuore di ogni persona, senza lasciarsi scoraggiare dalle fragilità umane. Commentando il brano evangelico di Matteo, Prevost ha ricordato che Gesù stesso è il seme che il Padre continua a diffondere nel mondo perché porti frutto. Se talvolta la Parola trova un terreno «duro e insensibile» o «distratto», esistono però momenti in cui incontra «una terra ricettiva e feconda» e allora nascono «miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto».
Da qui la certezza che Dio non si stanca mai dell’uomo. «Il Signore, che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi», ha affermato il Papa, sottolineando che la generosità divina «non è ingenua, ma sapiente» e sa riconoscere in ciascuno «la possibilità di un bene» che spesso noi stessi non vediamo. Il Pontefice ha quindi richiamato i frutti che nascono dall’accoglienza della Parola, indicati da san Paolo come «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé». Frutti dei quali, ha osservato, «il nostro mondo ha bisogno», per essere «riempito e trasformato».
Infine un invito particolarmente legato al tempo estivo: approfittare dei giorni di vacanza per dedicare spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Scrittura, accompagnando il riposo con «momenti significativi di silenzio e di preghiera». Un cammino che, ha concluso, permette di tornare agli impegni quotidiani «rinnovati nel corpo e nello spirito» e più pronti ad annunciare il Vangelo.

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