Non solo dazi, stretti e rotte: il mare è anche lavoro per migliaia di famiglie. La Chiesa è con loro
A Schiavonia si sono tenute le celebrazioni nazionali per la Domenica del mare. Don Bignami (Cei) e l'arcivescovo Aloise:
«I marittimi, grande laboratorio di dialogo interreligioso e di fraternità». Il lavoro? «Più fatica, meno tutele»

Il mare «è amaro» scrive Giovanni Verga ne I Malavoglia . Un’amarezza fatta dal lavoro invisibile di milioni di persone. A tanti, infatti, l’infinita distesa cristallina evoca solo le vacanze. Si dimentica che è invece l’elemento principale dietro cui si muove una filiera vitale. Trascuriamo il fatto che quasi tutto ciò che consumiamo abitualmente arriva nelle nostre case grazie a chi lavora a bordo. A loro è stata dedicata la Domenica del mare. Una giornata di preghiera, sostegno e riflessione sulle condizioni di vita dei lavoratori marittimi e delle loro famiglie celebrata la seconda domenica di luglio su iniziativa dell’Apostolato del Mare della Conferenza episcopale italiana.
L’appuntamento nazionale dell’edizione 2026 si è tenuto tra sabato e domenica in Calabria, nell’arcidiocesi di Rossano-Cariati. Sabato l’appuntamento è stato al Molo peschereccio di Cariati (Cosenza) per la benedizione dei pescatori e dei pescherecci, seguita da un incontro nell’area portuale al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’arcivescovo di Rossano-Cariati Maurizio Aloise e il direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e dell’Apostolato del Mare don Bruno Bignami. È seguito un reading letterario sul tema del mare, una dimostrazione della Scuola vela della Lega Navale Italiana e l’apertura della mostra «Famiglie e barche della comunità marinara di Cariati», dedicata alle tradizioni locali. Domenica l’arcivescovo Aloise ha presieduto la celebrazione eucaristica nel mercato ittico di Schiavonea, a Corigliano-Rossano.
Il presule, secondo quanto riportato dall'agenzia Sir, nell’omelia ha ricordato come «il mare non è soltanto uno sfondo: diventa il luogo dell’incontro, della missione, della speranza. Dietro ogni nave – ha affermato il presule – ci sono volti, famiglie, sacrifici, lunghi mesi di lontananza da casa. Ci sono marittimi, pescatori, lavoratori portuali, persone spesso invisibili, ma essenziali per la vita del mondo». Rivolgendosi ai marittimi e ai pescatori presenti, Aloise li ha esortati a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà economiche, dalla crisi che attraversa il settore e dall’indifferenza che spesso accompagna chi lavora lontano dai riflettori, ricordando che Dio continua a seminare speranza anche «nei porti, nelle rotte del mare e nelle notti trascorse in navigazione». L'arcivescovo ha poi indicato il mare come autentica scuola di fraternità: «Sulle navi lavorano insieme persone di lingue, culture e religioni diverse. Mentre sulla terra spesso prevalgono divisioni e conflitti, sul mare si sperimenta che la collaborazione è possibile. Gli oceani non dividono i popoli: li mettono in comunicazione». Da qui l’invito a essere, come la Chiesa, «una barca che non esclude nessuno, una casa aperta, un luogo dove ciascuno trova accoglienza e speranza». Al termine della celebrazione il rito della benedizione delle imbarcazioni e dei pescatori e poi la visita alla mostra «Ricordi azzurri», curata dalla Pro Loco di Corigliano Calabro, un percorso tra fotografie, oggetti e testimonianze che raccontano la storia della marineria locale e il profondo legame che unisce Schiavonea e l’intero territorio al mare.
Il tema scelto quest’anno per la Domenica del mare è «Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare». Come sottolinea don Bruno Bignami, il settore muove circa il 90% delle merci mondiali. Il mare, quindi, «è la vena che trasporta l’economia del mondo, ma sulle navi i contratti di lavoro, la fatica e la pesantezza portano i marittimi a soffrire ritmi sempre più stressanti». L’Apostolato del Mare coinvolge alcune decine di sacerdoti impegnati nella pastorale dei marittimi nelle diocesi portuali. Un ministero che si articola in base «al discernimento sulla situazione specifica di ogni luogo» e si ripensa alla luce dei «segni dei tempi». «Negli ultimi anni – spiega il direttore – le navi rimangono sempre meno giorni in porto, diventato luogo di carico e scarico, di passaggio veloce. C’è così un maggior guadagno che porta però a stressare sempre di più il personale». Un meccanismo ignoto al consumatore finale. «Noi vediamo le merci arrivare nelle nostre case senza pensare al lavoro che c’è alle spalle, alla mancata tutela dei lavoratori», riflette don Bignami.
Nel messaggio inviato per la Domenica del mare ai cappellani, ai volontari e a quanti lavorano in mare, il prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, il cardinale Michael Czerny, scrive che «la crisi dello Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo quanto profonda sia la dipendenza dell’umanità dal mare e da coloro che vi lavorano». Guardando a queste tensioni don Bignami rimarca come spesso «i marittimi sono costretti a lavorare oltre i limiti contrattuali, rimanendo sulle navi per tempi più prolungati, senza poter tornare a casa, vedere le proprie famiglie e le proprie comunità». A questo si aggiunge il fenomeno delle navi abbandonate a seguito dei fallimenti finanziari degli armatori. «In questi casi la cura pastorale si traduce nel non far mancare l’essenziale come cibo, acqua e abbigliamento», dichiara il direttore.
L’Apostolato del Mare segue inoltre da vicino le comunità dei pescatori, un comparto storico che in Italia «attraversa una crisi d’identità e di sostenibilità economica – sono le parole di don Bignami –. Nelle marinerie principali, da Chioggia a San Benedetto del Tronto, da Mazara del Vallo a Molfetta, si assiste a una progressiva riduzione dei pescherecci in attività. È un mestiere per tanti versi in crisi dove manca il ricambio generazionale e i guadagni non sono significativi, col rischio che questo lavoro venga progressivamente abbandonato».
La crisi del settore ittico è inevitabilmente connessa alle emergenze ambientali. Nel suo messaggio, il cardinale Czerny affronta anche il tema dei mari che oggi «soffrono sempre più a causa dell’inquinamento». Richiamando il concetto di ecologia integrale, cuore dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’ , don Bignami sottolinea l’urgenza di una «educazione rispetto alla cura del mare». Le acque stanno cambiando rapidamente, «soprattutto per la presenza di nuove specie a causa dell’innalzamento della temperatura. Tutto questo ha un impatto sul lavoro e sulle comunità». A bordo convivono per mesi nazionalità diverse e a tal proposito don Bignami ricorda come «i marittimi rappresentano un grande laboratorio di dialogo interreligioso. Laddove persone di culture, provenienze e lingue diverse si trovano a lavorare per la stessa realtà, spesso il lavoro porta a una forma di solidarietà e di vicinanza che fa superare tante distanze».
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