Ragazzi e adulti che diventano grandi assieme. L'Anspi: così funziona l'oratorio
di Paolo Viana, inviato a Caserta
Da Caserta Giuseppe Dessì, presidente nazionale dell'Associazione Nazionale San Paolo, racconta l’impegno a favore degli spazi che le comunità cristiane dedicano alle nuove generazioni

"Loro guardano alla Mecca e io a Gerusalemme, ma sempre chill’ è ‘u fine". Coi modi spicci del prete anticamorra, don Stefano Giaquinto ti spiega perché nell’oratorio Anspi di Casagiove (in provincia di Caserta) ci sia anche una piccola moschea. La priorità è tener insieme, ma lontano dalla strada, centinaia di ragazzini figli di commercianti e carcerati, cattolici e musulmani. Il "fine" è ascoltarli e curare i loro mali invisibili. Perché, che si tratti di iniziare a relazioni sane con i coetanei o sottrarli a un contesto di ignoranza e violenza, "sempre quello è il fine". Questa inclusività non è soltanto una "moda" politica o ecclesiale, ma una ragione sociale: negli oratori che funzionano bambini e ragazzi dettano la linea e la legge dell’amicizia non è scritta nel colore della pelle o della fede. A dividerli, si resta con la chiesa vuota. Tant’è vero che il principio funziona anche quando l’inclusione non investe chi arriva da lontano: "Faccio l’università e l’educatrice in oratorio, ma ascolto Olly e vado a ballare. Ho avuto la fortuna di incontrare compagne di corso che hanno accettato il lato cattolico della mia vita", racconta Claudia Pane, inclusiva in oratorio e inclusa dalle amiche, stamane coordina centinaia di bambini del Grest di San Clemente. L’oratorio "Don Antonio Sapone" è diretto da Aniello Di Maio. Anche lui vorrebbe includere: sogna che quel contenitore diventi intergenerazionale. Da questo borgo in Terra di Lavoro, ci dice, i giovani fuggono e restano solo ottantenni come lui. "Siamo cresciuti fortemente nel Mezzogiorno - racconta Giuseppe Dessì, che guida l’associazione nel Casertano, ma è anche presidente nazionale - dove l’oratorio, per caratteristiche ambientali e limiti strutturali, è organizzato diversamente rispetto al Nord. Noi siamo una Rete associativa nazionale riconosciuta che fonde oratorio e circolo giovanile, offrendo tutele civili e fiscali che non erano presenti nelle esperienze precedenti. E proprio perché ci troviamo immersi in un calo demografico, facciamo in modo che i nostri oratori siano anche il luogo d’incontro per tutta la comunità, facendo convergere la pastorale giovanile con quella familiare, culturale e del tempo libero, pur nella totale autonomia del parroco e dei suoi collaboratori".

Giuseppe, che tutti chiamano Pippo, è alla terza elezione al vertice di un’associazione civile ed ecclesiale che dà un vestito giuridico alle parrocchie, permettendo di svolgere anche attività commerciali (punto ristoro, mensa, ecc.) per le quali servirebbe una partita Iva e uno staff tecnico. Può farlo perché è un ente di promozione sociale iscritto al Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore). Uno dei servizi più gettonati è la polizza assicurativa che offre anche la tutela penale per i nostri educatori, per coprire i mille imprevisti dei Grest e dei tornei. "Facciamo anche molta formazione, fornendo ai circa 1500 oratori aderenti all’associazione sussidi, gadget e quant’altro serva ad animare la vita parrocchiale - precisa - e all’occorrenza inviamo la nostra équipe nazionale di formazione, formata da educatori, psicologi, legali..." È cresciuto in oratorio e oggi alterna l’attività di avvocato a quella di presidente. Quando parla di questo mondo di campi estivi e corsi di cucito (ma si fanno anche campionati di e-games), Pippo si accalora e diventa inappellabile se si discute di fedeltà alle origini: "I nostri percorsi prevedono sempre un riferimento catechetico, come insegnava monsignor Belloli (fondatore di Anspi, ndr) e puntiamo all’educazione integrale, sia per i giovani che per gli adulti".

Il vescovo di Caserta, nonché arcivescovo di Capua, condivide e sostiene. "L’oratorio deve evolvere da luogo di intrattenimento a luogo di formazione cristiana e umana, coinvolgendo le famiglie", dice monsignor Pietro Lagnese. Ha appena chiesto all’oratorio san Domenico Savio di Casapulla di farsi "oratorio in trasferta": un’iniziativa missionaria tra le case popolari di San Vitaliano. A pochi chilometri sorge l’oratorio di San Luca Evangelista, costruito anche con i proventi dei concerti di don Filippo Melone. Il parroco pop ammette che "un’educazione integrale che coinvolga le famiglie non è semplice, ma ci proviamo attraverso i ragazzi; stiamo organizzando una "cena con delitto" per ottobre che ci aiuti ad avvicinarli in modo più stabile". Fuori dai cancelli, lontano dal Grest che insegna ai loro figli che "giocare seguendo le regole ci si diverte di più" - come dice l’educatrice che oggi impersona Alice nel Paese delle meraviglie, tema dei Grest 2026 - ottomila persone vivono di agricoltura, allevamento e dei commerci fioriti impetuosamente sulla via Appia. La devozione è ancora forte, ma anche a Casapulla è difficile convincere gli adulti a familiarizzare tra loro. Lo stesso a Santa Maria Capua Vetere: "La nostra priorità è tenere vicino i giovani stranieri, avvalendoci di SportOratorio, per insegnare loro l’italiano", spiega Anna Munno, responsabile dell’oratorio san Filippo Neri, ristrutturato con il 5xmille, quindi con un forte sostegno della popolazione.

Commenta Dessì: "L’avvicinamento alle famiglie è la strada maestra: un oratorio non è baby sitter o asilo. Quando iscriviamo il ragazzo, i genitori sono chiamati a partecipare, a turno, alle attività". Corretto, ma resta una gran fatica. E per farli entrare fisicamente in parrocchia non devono esserci barriere: "Nella Chiesa ci sono diverse sensibilità - conferma il presidente - ma noi non abbiamo un nostro carisma, siamo al servizio delle parrocchie, senza distinzioni. Che poi, è di destra o di sinistra un torneo di calcetto?". Quest’aspirazione a includere e a includersi è talmente forte che quando gli chiediamo perché esistano due organizzazioni ecclesiali che servono gli oratori - da una scissione da Anspi nel 2000 è nata Noi Associazione - la risposta è: "in pratica, nessuna". E allora perché siete divisi? "La nostra governance è condivisa dai Comitati regionali e zonali e al momento del voto ciascuno pesa in proporzione agli iscritti come gli altri, mentre all’epoca l’associazione nel Triveneto aveva un peso di iscritti superiore e chiedeva che il voto fosse ponderato in base agli iscritti di ciascuna regione". È così difficile riunirsi? "No, anzi sarebbe un bel segno di Chiesa".
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