Il Forum delle famiglie contro l'Inps: «Non è l'assegno unico a penalizzare il lavoro delle donne»
La secca replica alle parole del presidente Fava: «Il sostegno ai figli va reso universale e non letto come assistenzialismo». Le associazioni insistono nel chiedere politiche familiari strutturate e che la misura sia sganciata dall'Isee

L’Assegno unico non è il problema. Il problema, semmai, è non averlo reso davvero universale, come tassello di politiche familiari stabili, non episodiche, capaci di accompagnare la scelta di avere figli lungo tutto il percorso di crescita e non soltanto attraverso bonus una tantum. Non stupisce la dura presa di posizione del Forum nazionale delle associazioni familiari rispetto alle considerazioni del presidente dell’Inps, Gabriele Fava, secondo cui il sistema degli incentivi economici andrebbe ripensato perché, in alcuni casi, potrebbe «scoraggiare» il secondo percettore di reddito – spesso la donna – dall’entrare o restare nel mercato del lavoro. L’osservazione è maturata nel quadro del XXV Rapporto annuale dell’Inps di cui Avvenire si è occupato ieri e che ha fotografato – nulla di nuovo – un Paese alle prese con il crollo della natalità, l’invecchiamento della popolazione e un’occupazione femminile ancora tra le più basse d’Europa.
Per Adriano Bordignon, presidente del Forum, concentrare il confronto pubblico sull’Assegno unico significa individuare il bersaglio sbagliato: «Attribuire a questa misura un effetto di disincentivo al lavoro femminile – afferma – significa spostare l’attenzione dalle vere criticità del sistema». Il nodo in buona sostanza non è l’esistenza dell’assegno, bensì il fatto che il beneficio continui a essere strettamente collegato all’Isee. È proprio questo meccanismo, denuncia il Forum, a produrre in alcuni casi effetti controproducenti: l’aumento del reddito da lavoro può infatti tradursi in una riduzione dell’importo ricevuto, attenuando il vantaggio economico derivante dall’occupazione. Una criticità che l’associazione segnala fin dall’introduzione della misura e che la porta a rilanciare una richiesta avanzata da tempo: sganciare progressivamente l’Assegno unico dall’Isee, restituendogli la natura di politica familiare universale.
La distinzione per il Forum è decisiva. L’Assegno unico, infatti, non nasce come misura di contrasto alla povertà, ma come riconoscimento del valore sociale dei figli e come investimento sulla natalità. Confondere questi due piani rischia di snaturarne la funzione e di alimentare un dibattito che finisce per mettere sotto accusa uno dei pochi strumenti strutturali introdotti negli ultimi anni a favore delle famiglie. Il confronto, secondo il Forum, dovrebbe concentrarsi sulle vere ragioni che continuano a frenare il lavoro delle donne: salari insufficienti, carenza di servizi educativi per la prima infanzia, precarietà occupazionale e una conciliazione tra lavoro e famiglia ancora troppo difficile. «La denatalità e il calo dell’occupazione femminile – osserva – non si combattono ridimensionando o mettendo sotto accusa uno dei pochi strumenti di sostegno alle famiglie. Si combattono rendendolo davvero universale e affiancandolo a politiche che eliminino gli ostacoli concreti che oggi gravano sulle famiglie». Una sfida che, alla luce dell’emergenza demografica italiana, appare sempre meno rinviabile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





