Il racconto della ragazza sfregiata a Milano: «Ho temuto di morire»
di Simone Marcer, Milano
La donna vittima dell'aggressione in metropolitana ha provato inutilmente a parlare in arabo al suo aggressore per calmarlo. Ai medici ha detto che potrebbe essere incinta

«Improvvisamente un uomo che si trovava accanto a me e alla mia amica e che io non avevo mai visto prima si rivolgeva a me in lingua araba e con un tono intimidatorio esclamava: “Che cazzo guardi?». Inizia così il racconto della 22enne marocchina aggredita sfregiata dal 27enne algerino Mohammed Saidi. La donna non raccoglie la provocazione, anzi: «Sorpresa per i modi prepotenti con cui l’uomo si era rivolto a me tentavo di fargli capire, in lingua araba, che stavo parlando con la mia amica e che probabilmente aveva interpretato male il mio sguardo», ha dichiarato la vittima. Ma Saidi non cambia il suo atteggiamento aggressivo, anzi si scaglia contro la 22enne. Parte con una raffica di insulti. La donna a quel punto lo avverte che se non se ne andava subito avrebbe chiamato la polizia. E la minaccia, anziché farlo desistere lo istiga ancora di più: «L’avvertimento non lo spaventava, ma anzi lo agitava ancora di più». L’uomo sputa contro di lei due volte «in segno di disprezzo», e la spinge con violenza.
Poi la colpisce con un pugno al volto, nonostante l’amica nel frattempo sia intervenuta a difesa della vittima. Poi, «la spingeva con aggressività, gli tirava un pugno, per poi darle dei calci, fino a tagliarle e ferendole il viso». A quel punto la donna, chiama la polizia: «Dopo avermi chiesto se stavo chiamando la Polizia come a volersene accertare, estraeva un coltello e mi colpiva al viso», prosegue la testimonianza della vittima. «Poco dopo vedevo la mano dell’uomo sporca di sangue, io stessa cominciavo a perdere molto sangue dal viso che sporcava i miei indumenti e formava grosse chiazze a terra». A quel punto la donna si sente male: «Mi girava la testa e temendo di svenire mi sedevo per terra aiutata» dall’amica e « anche dai sui amici e da altri passeggeri che nel frattempo si erano accorti dii quanto accaduto». «Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare». Ai medici la donna ha detto che poteva essere incinta e che doveva sottoporsi a una visita ginecologica. La dinamica è stata confermata da tutti i testimoni. Alcuni di loro si sono gettati all’inseguimento sulle scale della metro. Saidi si è rifugiato in una palestra, dove ha provato a nascondersi, prima di venire arrestato in via Torino dalla Polizia Locale La pm Simona Ferraiuolo parla di «una violenza inaudita che si è protratta per diversi istanti che, secondo quanto riferito da alcune persone presenti, avrebbe scatenato le ire dell’uomo in relazione alla fede professata». «Sono musulmano», avrebbe gridato. Tuttavia queste dichiarazioni non sono state verbalizzate e non viene contestata l’aggravante dell’odio contro una donna o della discriminazione razziale o religiosa. Saidi è stato arrestato per il reato di sfregio permanente al viso. Gli investigatori stanno anche ricostruendo il suo passato. il 27enne «è stato censito per la prima volta in Italia» giovedì alle quattro di mattina quando è stato arrestato dalla Polizia per «furto all’interno di autovetture» in piazza Argentina, quindi è stato scarcerato dopo il processo in direttissima e sottoposto a divieto di dimora a Milano. Il nucleo Antiterrorismo dei carabinieri del Ros tramite Interpol, sta verificando lun suo eventuale coinvolgimento in ambienti radicalizzati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





