Isidora Castenetto, tra studio e spiritualità, esempio di protagonismo laicale

Scrittrice, traduttrice e giornalista, è stata una delle prime teologhe laiche della diocesi di Milano, occupandosi di santa Teresa d’Avila e santa Teresa di Lisieux
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July 9, 2026
Isidora Castenetto, tra studio e spiritualità, esempio di protagonismo laicale
Dora Castenetto / Chiesadimilano.it
Anche se per chi crede si trova già in Paradiso, ha lasciato un grande vuoto a Lecco, la città dove lunedì 6 luglio si sono svolti i suoi funerali e dove è sepolta. Ma la notorietà e l’importanza della figura di Isidora Castenetto, morta il 4 luglio scorso all’età di 94 anni, vanno ben oltre i confini locali. “Dora”, infatti, come era familiarmente chiamata, oltre ad essere stata un punto di riferimento per generazioni di studenti e per la comunità ecclesiale lecchese, è stata una delle prime teologhe laiche della diocesi di Milano e ha dedicato lunghi anni di studio alla spiritualità di sante come santa Teresa d’Avila e santa Teresa di Lisieux. Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscerla, in particolare negli anni di lavoro al settimanale “Il Resegone” di Lecco. Ebbene: Dora faceva parte di quella schiera di donne e uomini, impegnati nella Chiesa e nel servizio al territorio, ai quali il direttore don Giovanni Mariano, arrivato a Lecco dal Varesotto per assumere la guida del giornale, si affidò, come a una compagnia di amici competenti e culturalmente preparati. Una volta assunta la direzione, l’ho apprezzata a mia volta come riferimento puntuale e discreto allo stesso tempo, capace di esercitare un vero discernimento cristiano con pazienza e saggezza. Nell’era dei social e del narcisismo esasperato, penso di poter dire che Dora fosse una donna d’altri tempi, quanto a riservatezza e umiltà, anche nel suo stesso modo di vestire. Nata a Lecco nel 1931, ha sempre vissuto all’ombra della Grigna; cresciuta nelle file dell’Azione Cattolica, ha rivestito anche incarichi a livello diocesano, collaborando strettamente con i vari responsabili, dando sempre priorità al lavoro formativo e alla preparazione dei laici.
Era una donna di pensiero, Dora: amante della riflessione, pacata ma decisa nell’affermare le sue ragioni. Si è dedicata per molti anni all’insegnamento di filosofia e pedagogia, lasciando un segno speciale all’Istituto magistrale “Bertacchi” di Lecco, di cui è pure stata preside. Come ha testimoniato Valentina Soncini, ex presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana, «negli anni caldi della contestazione studentesca, con altri docenti ha contribuito ad accompagnare la partecipazione propositiva degli studenti, favorendo la nascita e lo sviluppo del Gruppo Confronto a Lecco». Il suo avvicinamento alla teologia risale alla fine anni Settanta. Nel 1981 ottenne la Licenza in Teologia («la sua è stata una delle prime, porta il numero 17», ha spiegato monsignor Claudio Stercal, teologo a lei molto vicino). Il suo lavoro conclusivo – sotto la guida del teologo don Giovanni Moioli – lo dedicò a Elena da Persico. Oggi, ripercorrendo l’itinerario biografico di Dora non è difficile capire il perché di quella scelta: la venerabile di origine veronese, poi milanese di adozione, è stata un perfetto esempio di protagonismo laicale del suo tempo, una donna culturalmente assai attrezzata, specie se si tiene conto del fatto che era nata nel 1869: ottenuto il diploma magistrale e quello di abilitazione all’insegnamento della lingua francese, si dedicò, infatti, all’at­tività di scrittrice e traduttrice prima e di giornalista poi. Non mi meraviglio affatto che Dora si sia innamorata di una figura del genere: se Elena da Persico è stata un esempio di profonda cultura, fede viva e autentica passione per l’umano, anche nella vicenda biografica della professoressa Castenetto i medesimi elementi hanno trovato una sintesi armoniosa. Di più: unica.

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