La poesia ai piedi della croce sui Sacri Monti
L'11 e 12 luglio il regista newyorkese Abel Ferrara interpreta i versi di Gabriele Tinti a Varallo, Orta, Domodossola e Ghiffa. Quattro letture gratuite sulla Passione, san Francesco e la Trinità

C'è un cinema che non ha mai smesso di sostare ai piedi della croce. È quello di Abel Ferrara, regista newyorkese che, dai vicoli violenti del Bronx fino alla figura di san Pio da Pietrelcina, ha raccontato uomini segnati dalla colpa, dal peccato e da un ostinato desiderio di redenzione. Per questo non sorprende che l'11 e il 12 luglio sia proprio lui a dare voce ai versi del poeta Gabriele Tinti nei Sacri Monti di Varallo, Orta, Domodossola e Ghiffa, quattro complessi monumentali patrimonio Unesco. Un itinerario che non è uno spettacolo, ma un pellegrinaggio della parola, nato nell'anno che ricorda gli ottocento anni della morte di san Francesco. Il via alle ore 11.30 dell’11 luglio: l’Ente di gestione dei Sacri Monti ospiterà, presso le cappelle 29-33 del Sacro Monte di Varallo Abel Ferrara che leggerà I Sacri Monti di Gabriele Tinti ispirate alla Passione di Cristo.
Tra cappelle affrescate, gruppi scultorei e sentieri immersi nel paesaggio, Ferrara interpreterà in inglese le poesie scritte da Tinti appositamente per questi luoghi. Ad accompagnare il pubblico saranno libretti con il testo italiano, mentre in due tappe – Domodossola e Ghiffa – sarà lo stesso poeta, ideatore del progetto, a leggere i propri versi. Quattro appuntamenti di circa quaranta minuti, tutti a ingresso libero, con offerta destinata al restauro delle cappelle, pensati per restituire voce a un patrimonio che nacque non come museo, ma come grande catechesi immersiva, dove il pellegrino era chiamato a entrare fisicamente nella storia della salvezza.
«I Sacri Monti – spiega Tinti ad Avvenire – sono un “Gran teatro montano”, come li definiva Giovanni Testori. Combinano arte, architettura e natura, ma perché il teatro sia davvero tale manca la parola». Da questa intuizione nasce il progetto. «Ho immaginato un dialogo tra voce, immagini e paesaggio, una lettura essenziale, antispettacolare, capace di rimettere in movimento queste figure e di restituire l’intensità della devozione francescana».
Per il poeta si tratta di un approdo naturale di un percorso iniziato oltre quindici anni fa. Le sue poesie ecfrastiche – nate cioè dal dialogo con le opere d'arte – sono state lette nei maggiori musei del mondo, dal Metropolitan Museum di New York al British Museum, dal Getty al Lacma di Los Angeles da star come Willem Dafoe, Kevin Spacey, Malcolm McDowell. L'idea nacque da una constatazione semplice: davanti a un'opera d'arte il visitatore medio si sofferma appena pochi secondi. «Mi sono chiesto come fosse possibile trattenere più a lungo lo sguardo davanti a quei capolavori. Così è nato il desiderio di affiancare all'immagine una voce, una poesia che permettesse di entrarvi dentro, offrendo un tempo diverso alla contemplazione».
All'inizio erano soprattutto le statue del mondo classico. Poi il cammino si è aperto ai temi del cristianesimo. «Sono cresciuto in una famiglia cattolica, ma faticavo a trovare una mia lingua per raccontare questi soggetti. L'incontro con Ferrara è stato decisivo». I due si conobbero circa dieci anni fa per una lettura a Palazzo Altemps. «Con lui arrivava tutto il suo immaginario cinematografico, fatto di colpa, misericordia, ricerca di Dio. Da allora abbiamo capito che potevamo affrontare insieme questi temi».
Da quel primo incontro è nato un sodalizio artistico che ha attraversato il Cristo velato di Napoli, gli affreschi del Beato Angelico a San Marco, il Cristo alla colonna di Brera e numerosi altri luoghi nei quali la poesia è diventata risposta alla forza silenziosa delle immagini. Un percorso che ora approda ai Sacri Monti, dove il dialogo tra arte e fede sembra quasi ritrovare la propria origine. E quello di luglio rappresenta soltanto il primo capitolo di un progetto destinato a estendersi progressivamente anche agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.
Ogni tappa affronta un mistero diverso. La prima, l’11 luglio mattina al Sacro Monte di Varallo, nella Nuova Gerusalemme ideata dai francescani, la meditazione sulla Passione assume il punto di vista inatteso di Pilato. «È il simbolo della ragione umana – osserva Tinti – quella che interroga, che cerca di comprendere ma non riesce ancora a riconoscere il divino». Lo stesso giorno alle 16 presso la cappella XV del Sacro Monte di Orta il centro è invece Francesco, dalle predicazioni all’estrema rinuncia fino alle stigmate. Gabriele Tinti, in occasione dell’ottavo centenario della morte del Poverello, ha composto una serie di epigrammi, come fossero il frutto di ferite e sanguinamenti, tentativi di uscire da sé per avvicinarsi al divino. Non una semplice imitazione di Cristo, ma una vera configurazione alla sua Passione. «Seguire il Maestro significa diventare egli stesso traccia, ferita, impronta».
Il giorno successivo alle 11.30, a Domodossola, presso la cappella XIII del Santuario del SS. Crocifisso del Sacro Monte Calvario di Domodossola, i versi si soffermano sul compianto attorno al Cristo deposto. «Mi sono ispirato alle antiche lamentazioni funebri – racconta il poeta –. Diamo voce ai piangenti, come se fossimo lì davanti al corpo ferito di Cristo. È la compassio: soffrire insieme». Più ardua ancora la sfida alle ore 16 presso il Santuario della SS. Trinità del Sacro Monte di Ghiffa, dove la riflessione si concentra sulla Trinità eucaristica raffigurata in un raro affresco cinquecentesco. «La Trinità è ciò che sfugge alla logica. Ho cercato di rappresentare l'irrappresentabile, di interrogare quel mistero che nessuna definizione riesce a esaurire».
Ferrara affronta ogni lettura con la stessa essenzialità. «Quando leggo le poesie di Gabriele prendo i versi così come sono. Mi concentro su ogni parola. I testi prendono vita soltanto quando vengono pronunciati e condivisi con chi ascolta. Altrimenti restano parole sospese. È un'esperienza potente, spirituale, che rimane dentro». Non è difficile riconoscere, dietro queste parole, il filo che attraversa l'intera opera del regista. Dai personaggi tormentati di Il cattivo tenente fino al recente Padre Pio con Shia LaBeouf, Ferrara ha continuato a interrogare il mistero della croce senza mai ridurlo a risposta facile. La sua è una ricerca che procede dentro le ferite dell'uomo, là dove il peccato e la grazia continuano a confrontarsi. Anche Tinti riconosce di abitare una ricerca ancora aperta. «Non sono completamente risolto, ma ho un rapporto fortissimo con il cristianesimo e con gli insegnamenti di Cristo, che hanno cambiato il mondo. È una consapevolezza che orienta anche il mio lavoro con le persone disabili e l'attenzione agli ultimi, che considero una delle eredità più grandi lasciate dal Vangelo».
Così, per due giorni, le cappelle dei Sacri Monti torneranno alla loro vocazione originaria: non semplici testimonianze artistiche, ma luoghi nei quali la fede si comunica attraverso tutti i linguaggi. Le statue, gli affreschi, il bosco e il paesaggio ritroveranno una voce. E forse anche il visitatore contemporaneo, abituato a consumare rapidamente le immagini, sarà invitato a fermarsi più a lungo davanti al mistero che esse custodiscono.
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