A Lecco il cinema riscopre lo sguardo di san Francesco
Al Lecco Film Fest diretto da monsignor Davide Milani che chiude oggi, da Stéphane Brizé a Giorgio Pasotti, Rossellini, Boosta, Pif e Tv200 l'idea è restituire dignità alle persone

Ci sono festival che celebrano il cinema. E poi ci sono festival che, attraverso il cinema, provano a interrogare il presente. È la strada scelta dal Lecco Film Fest, che dal 2 luglio ad oggi anima la città lariana con incontri, proiezioni, dibattiti e spettacoli. La settima edizione, promossa da Confindustria Lecco e Sondrio, organizzata da Fondazione Ente dello Spettacolo e sostenuta da Regione Lombardia, ha per titolo Con tutte le sue creature, un richiamo esplicito al Cantico delle creature di san Francesco nell’anno in cui ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte del Poverello di Assisi.
Nelle sale del Cinema Nuovo Aquilone, al Teatro della Società, al Cenacolo Francescano e nelle piazze affacciate sul lago si intrecciano storie, sguardi e domande che raccontano il nostro tempo. Un programma ricco che ha portato a Lecco protagonisti del cinema italiano e internazionale: da Lino Musella a Giorgio Pasotti, da Fausto Russo Alesi a Alba Rohrwacher, ed oggi Francesca Fialdini, la regista Anna di Francisca e l’attrice Benedetta Cimatti, fino al regista francese Stéphane Brizé, premio Robert Bresson 2025 e ospite speciale del festival.
Il filo rosso resta però quello indicato dal titolo del festival: imparare a guardare tutte le creature, non soltanto gli eroi. «Nell’ottavo centenario della morte di san Francesco ci siamo chiesti che cosa abbia ancora da dirci oggi», spiega monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e direttore artistico della manifestazione. «Il Cantico delle creature, probabilmente il primo testo poetico della lingua italiana, è stato il punto di partenza. Viviamo un tempo attraversato da guerre, paure, cambiamenti climatici e nuove povertà. Eppure Francesco continua a indicarci la possibilità di uno sguardo diverso. Anche il cinema rischia spesso di raccontare soltanto grandi uomini e grandi imprese. Noi invece abbiamo bisogno delle storie ordinarie, delle persone comuni. Perché il cinema può rinnovare il nostro modo di guardare il mondo».
Una prospettiva che ha trovato una sintonia particolare proprio nelle parole di Brizé, autore che ha dedicato gran parte della sua filmografia al lavoro, alla dignità delle persone e alle fragilità sociali. Inaugurando il festival lo scorso 2 luglio il regista francese ha colto il senso più profondo del dialogo tra cultura laica e mondo ecclesiale. «In un mondo estremamente polarizzato, attraversato dalle guerre e dalle contrapposizioni, trovo un segno di speranza che dei responsabili della Chiesa accolgano e onorino opere che osservano criticamente la realtà. Credo profondamente che siamo qui riuniti attorno a un’idea comune di sacro». Parole accolte da un lungo applauso, quasi a suggellare il cuore stesso del festival.
La scelta di raccontare gli ultimi e gli invisibili attraversa molte delle opere presentate a Lecco. È il caso del documentario L’ottavo giorno di Sabrina Varani, prodotto da Tv2000 e Play2000 e vincitore del Trofeo d’Oro al Deauville Green Awards. Il film segue le vite di alcuni senzatetto che vivono sotto il colonnato di San Pietro durante l’anno giubilare 2025. Non una narrazione pietistica, ma l’incontro realistico e poetico con persone, talenti e desideri spesso ignorati.
«Seguire queste storie ha cambiato il mio sguardo», racconta la regista. «Attraverso di loro è possibile vedere meglio noi stessi». Le fa eco il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante: «È un prodotto che rappresenta bene la nostra identità. Racconta la fragilità senza pietismi, con grande rispetto per la dignità delle persone. Sono uomini e donne che non sono soltanto senza casa, ma spesso anche senza voce. Siamo una televisione privata che ha l’opportunità di svolgere una funzione di servizio pubblico. Ed è questa la linea che continueremo a seguire, esercitando un ruolo civile attraverso il modo di fare televisione».
Dalla stessa parte stanno anche i protagonisti del Don Chisciotte diretto da Fabio Segatori e interpretato da Alessio Boni. «Don Chisciotte è una sorta di Cristo laico», osserva l’attore. «Combatte per gli esclusi, per i poveri, per i disadattati. Cerca di migliorare il mondo senza aspettarsi nulla in cambio. È un personaggio che continua a parlarci perché custodisce il valore della gratuità».
Il richiamo francescano è emerso con forza anche nella proiezione di Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini. A presentare il capolavoro del 1950 è stato il nipote del regista, Alessandro Rossellini. «È uno dei film di mio nonno che amo di più», racconta. «San Francesco è stato interpretato in tanti modi: come grande comunicatore, come uomo energico e perfino duro. Mio nonno sceglie invece di raccontarne la tenerezza. Mostra un uomo guidato dall’amore, dalla comprensione, dall’umiltà. Un uomo che continua a interrogarsi e a cercare Dio. Mi sembra una lezione straordinariamente attuale nel mondo violento di oggi».
Attualissimo è anche il dialogo tra cinema e questioni sociali. Lo dimostra la serata sul lago di Varenna, dove Metropolis di Fritz Lang è tornato a vivere grazie alla sonorizzazione elettronica dal vivo di Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica. Le immagini del capolavoro del 1927, che racconta una società divisa tra una ristretta élite dominante e una massa di lavoratori sfruttati, si sono riflesse sulle acque del lago con una forza sorprendente.
«Viviamo dentro la società civile e abbiamo un microfono», osserva Boosta. «Questo non significa fare la morale a qualcuno, ma non possiamo nemmeno rinunciare a raccontare il tempo che stiamo vivendo. Siamo in un’epoca segnata da plutocrazie, disuguaglianze e guerre. Metropolis ha quasi cento anni e continua a parlarci». Tra le inquietudini più forti c’è quella legata alla tecnologia. «Il progresso corre con una velocità esponenziale, mentre il cervello umano evolve molto più lentamente. Oggi ci troviamo davanti a tecnologie che potrebbero non dipendere più completamente da noi. È una sfida nuova, che riguarda tutti».
Cinema come specchio del presente, dunque, ma anche come strumento per immaginare un futuro più umano. Ne è convinto Giorgio Pasotti, protagonista a Lecco della presentazione del film tv Rai Rosso Volante di Alessandro Angelini dedicato al campione olimpico di bob Eugenio Monti. Attore, regista e direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo, Pasotti rivendica la necessità di affrontare temi etici e sociali. «Quando scrivo e dirigo cerco sempre di nutrirmi della realtà che mi circonda», spiega. «Nei miei lavori da regista ho raccontato temi che mi stanno a cuore, la famiglia, la fede e adesso il lavoro. Ho appena terminato un nuovo film che uscirà a settembre e affronta un tema molto attuale: la competizione esasperata per ottenere o conservare un impiego». Il titolo è Sotto a chi tocca e racconta il mondo delle grandi aziende internazionali. «Oggi la difficoltà di trovare lavoro ha alzato il livello della ferocia. La battaglia per un posto rischia di disumanizzare le persone. È una riflessione che riguarda tutti noi».
Applaudito ieri sera Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, con il suo originale film …che Dio pedona a tutti, applaudito in piazza da un folto pubblico. Dall’omonimo romanzo da lui scritto, Pif trae una commedia garbata e leggera sul tema della religiosità e della coerenza. E un “testimone” prezioso: Papa Francesco che gli ha ispirato il racconto. Il dialogo tra mondo laico e religioso a Lecco continua a dare i suoi frutti.
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