Simone Cristicchi: «I miei frammenti di luce»
Il 4 luglio a Romena l’artista incontra fra musica e dialogo le persone che hanno segnato il suo cammino interiore: don Luigi Verdi, Guidalberto Bormolini, Marco Guzzi, don Francesco Fiorillo e il monaco zen Pino Doden Palumbo

«Da dove ricominciare?». È una domanda che attraversa il nostro tempo inquieto e che Simone Cristicchi ha deciso di mettere al centro di un evento unico, più vicino a un pellegrinaggio dell'anima che a un semplice concerto. Sabato 4 luglio, dalle 18 sul grande prato di Romena, davanti all'antica pieve che domina la valle del Casentino, il cantautore romano darà vita a I miei frammenti di luce. Sinfonia di voci per ricominciare, un incontro di musica, poesia e spiritualità che riunirà alcune delle figure che hanno segnato il suo cammino di ricerca interiore: da don Luigi Verdi a Guidalberto Bormolini, da Marco Guzzi a don Francesco Fiorillo fino al monaco zen Pino Doden Palumbo. Con loro anche Amara, compagna di vita e di arte, e il Piccolo Coro Melograno di Firenze. Un evento che nasce dal desiderio di condividere con il pubblico non soltanto delle canzoni, ma gli incontri che negli anni hanno illuminato il suo percorso. Info sul sito www.romena.it
Cristicchi, come nasce l’idea di “I miei frammenti di luce”?
«In realtà è un desiderio che coltivavo da molto tempo. Negli anni scorsi avevo già vissuto esperienze bellissime a Romena, ma sentivo il bisogno di creare qualcosa di diverso. Non un festival di artisti o di colleghi, ma un incontro tra persone che considero maestri di vita. Sono uomini che amo ascoltare e seguire, che hanno alimentato il mio cammino interiore. Mi sembrava prezioso riunirli tutti insieme per una sola volta e offrire al pubblico questa occasione speciale».
Più che uno spettacolo sembra una comunità che si ritrova.
«Sì, è proprio così. Ognuno di loro rappresenta un frammento di luce che mi ha aiutato nei momenti più importanti della mia vita. Ho chiesto a ciascuno di portare una riflessione, una traccia, un seme da condividere. Viviamo un tempo in cui si parla continuamente ma si ascolta poco. Io invece desideravo creare uno spazio di ascolto profondo».
Se hanno accettato tutti forse è anche perché le vogliono bene.
«Sicuramente ci lega un grande affetto reciproco. Sono persone con cui ho condiviso anni di cammino, dubbi, domande, esperienze. Alcuni li frequento da molto tempo, altri li ho incontrati più recentemente, ma tutti hanno lasciato un segno nella mia vita. Credo che abbiano percepito la sincerità di questo progetto».
Sullo sfondo come scenografia avrete il crudo sasso de La Verna, caro a san Francesco. Cosa è diventato oggi il Poverello per lei che da tre anni porta in scena con successo lo spettacolo “Franciscus”?
«Molto più di un personaggio teatrale. Francesco è diventato una sorta di vademecum esistenziale. Naturalmente il mio spettacolo racconta la sua vicenda umana, ma ciò che mi accompagna nella vita quotidiana sono soprattutto alcuni suoi insegnamenti: la povertà intesa come libertà, il senso di responsabilità verso il creato, il coraggio della rivoluzione interiore, la tenacia nel seguire ciò che si ritiene giusto. È un esempio difficilissimo da imitare, ma proprio per questo continua a provocarmi».
Il sottotitolo dell'evento è “Sinfonia di voci per ricominciare”. Da che cosa occorre ripartire?
«Dalla libertà interiore. Oggi spesso ci accontentiamo. Ci adattiamo a vite che non ci appartengono fino in fondo, alle aspettative degli altri, alle paure che ci bloccano. Le persone che saliranno sul palco sono esempi di grande libertà nello spirito. Ognuna, a modo suo, può offrire una mappa per uscire dalla rassegnazione. Non formule magiche, ma indicazioni preziose per orientarsi».
Su quel palco saliranno persone molto diverse tra loro. Partiamo da Luigi Verdi.
«Don Luigi è il fondatore della Fraternità di Romena, nata trent'anni fa attorno alla pieve romanica nel Casentino e diventata un luogo di accoglienza e ricerca spirituale conosciuto in tutta Italia. Migliaia di persone passano ogni anno da qui per ritrovare un po' di silenzio, per affrontare un lutto, una crisi o semplicemente per fermarsi. Lui ha costruito una comunità che accoglie chiunque, credente o non credente. È una figura che per me rappresenta una fede libera, capace di ascoltare».
Tra gli ospiti c'è anche Guidalberto Bormolini.
«Guidalberto è monaco, antropologo e tanatologo. Ha fondato la comunità dei Ricostruttori nella Preghiera e oggi vive a Mezzana, un antico borgo toscano dove ha dato vita all’hospice “Tutto è Vita”, una realtà che accompagna le persone nel fine vita e sostiene le loro famiglie. Anche Franco Battiato lo ha voluto accanto a sé fino all’ultimo. È uno dei maggiori studiosi italiani del rapporto con la morte e con il morire. In un tempo che tende a rimuovere questo tema, lui ci insegna a guardarlo senza paura. La sua testimonianza sarà dedicata a quella che chiama la “porta del mistero”».
Un altro compagno di viaggio è Marco Guzzi.
«Marco è poeta, filosofo e fondatore dei gruppi Darsi Pace, un movimento che da oltre venticinque anni accompagna migliaia di persone in percorsi di trasformazione personale e spirituale. È una delle voci più originali del pensiero cristiano contemporaneo. Ha una capacità rara di leggere le grandi crisi del nostro tempo e di mostrarne anche le possibilità di rinascita. Molti dei suoi libri mi hanno accompagnato negli anni».
Ci sarà anche don Francesco Fiorillo.
«Don Francesco guida la Fraternità Monastero San Magno a Fondi, nel Lazio, un luogo che è insieme monastero, presidio educativo e laboratorio di accoglienza. Attorno a lui si raccolgono molti giovani e tante persone in ricerca. Mi colpisce il suo modo di tenere insieme Vangelo, impegno civile e creatività. Ha trasformato un luogo quasi abbandonato in una comunità viva e generativa».
E poi c'è la presenza forse più inattesa, quella del monaco zen Pino Doden Palumbo.
«Pino vive nel piccolo Eremo della Terra del Dharma, a Montorio Romano, alle porte di Roma. Proviene da studi scientifici e da una laurea in ingegneria, ma ha scelto la vita monastica e la pratica dello Zen. Il suo eremo è un luogo di ascolto e meditazione aperto a chiunque sia in ricerca. La sua presenza testimonia il dialogo che da sempre cerco tra esperienze spirituali diverse».
E poi c'è Amara.
«Con lei condivido ormai un lungo tratto di strada. È la persona che musicalmente mi assomiglia di più. Abbiamo scritto canzoni insieme, realizzato il progetto dedicato a Battiato e condiviso tante esperienze artistiche e umane. A Romena sarà presente in questa serata e il giorno dopo regalerà un concerto all'alba, un momento che desideravamo da tempo».
Come sarà strutturato l'evento?
«Sarà una sorta di “Cristicchi and friends”, ma in una forma molto particolare. Io canterò, racconterò e introdurrò gli ospiti. A ciascuno dedicherò una canzone e poi lascerò spazio alla sua testimonianza. Ci sarà anche il Piccolo Coro Melograno di Firenze, quasi cinquanta bambini meravigliosi che apriranno e chiuderanno l'incontro. Sarà un continuo intreccio tra musica, parole e silenzi».
Dopo Romena quali saranno i prossimi impegni?
«Dal 6 agosto partirà il tour “Cristicchi Alive - Sopravvissuto”. Mi piace questo titolo perché in fondo mi sento davvero un sopravvissuto a tante prove della vita. E da gennaio 2027 riprenderà anche il tour di Franciscus. Segno che quel dialogo con il santo di Assisi continua ancora ad accompagnarmi».
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