In difesa sui numeri, all'attacco su Ceuta: cosa ha detto Piantedosi al comitato Schengen

Il ministro dell'Interno rinvia la decisione sui controlli per chi arriva dalla Spagna a dopo Ferragosto. L'accento sugli sbarchi in calo e i rimpatri in aumento, dopo l'attacco di Sànchez all'Italia. E sull'exclave spagnola: elevati rischi per la sicurezza. La premier Meloni posta un video con il respingimento dei migranti
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August 13, 2026
In difesa sui numeri, all'attacco su Ceuta: cosa ha detto Piantedosi al comitato Schengen
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi durante l’audizione al Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen / Ansa
Ritorno alla libera circolazione con la Spagna? Se ne riparla non prima di domani, Ferragosto. E comunque solo se «saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, conferma in audizione parlamentare Schengen la linea dura del Governo dopo il maxi esodo a Ceuta di fine luglio. Quasi in contemporanea, a scanso di equivoci, la premier Giorgia Meloni pubblica via social un video in cui la Polizia fa salire sull'aereo alcuni dei 17 cittadini egiziani rimpatriati di recente. Con una didascalia chiara: «Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole. Proseguiremo dritti su questa strada». Il doppio messaggio insomma è chiaro.
In audizione, Piantedosi ne approfitta per rispondere indirettamente alle varie critiche arrivate all’esecutivo italiano, il primo nell’Ue a scattare contro il premier socialista Pedro Sánchez dopo la crisi migratoria nell’exclave spagnola. Nessuna «speculazione politica contro la Spagna» assicura il ministro, secondo cui invece l’«unico obiettivo è la tutela della sicurezza nazionale». Piuttosto, aggiunge, è stata la contro-sospensione spagnola a rispondere a «una logica sostanzialmente ritorsiva».
Piantedosi prova a giustificare con i numeri la necessità di una misura che ha dato qualche grana al turismo, essendo indirizzata agli arrivi in aereo o nave: «Abbiamo effettuato tre arresti e respinto, in quanto illegali, 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini», spiega. Un modo per ribadire la linea di Palazzo Chigi, secondo cui esisteva (e continua a esistere) la «minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna» necessaria per sospendere Schengen.
Nelle parole di Piantedosi si sentono poi gli echi del tweet velenoso con cui Sanchez ricordava come dal 2021 al 2026 siano passati per l’Italia 478mila migranti contro i 234mila in Spagna (fonte Frontex). «Dall’inizio dell’anno – spiega il ministro – gli sbarchi in Italia sono calati del 55% rispetto al 2025». Mentre rispetto all’inizio della legislatura «i numeri crollano dell’82%». Nel 2026, infine, sono arrivate in Italia «17mila persone, meno di un quarto di quelle giunte a Ceuta in due giorni». E ancora, il titolare del Viminale rivendica i numeri sui rimpatri «che, nel corso del 2026, sono già arrivati a circa 5.300, cioè quasi il doppio dello stesso periodo del 2024 e del 2025». Piantedosi usa i dati per difendere i sempre semivuoti centri in Albania: «50 milioni di euro spesi nel 2025 per rimpatriare 100 persone tra cui persone condannate per omicidio, stupri, rapine. Sono 50 milioni spesi bene», è la replica.
Con le destre che avanzano in tutta Europa o quasi, il caso Ceuta ha certamente riaperto la questione migratoria nell’Ue, almeno sul piano politico. Partita in cui ognuno finisce per guardare ai propri interessi, anche elettorali. Così, Meloni ha fatto asse con la (geograficamente e in teoria politicamente) lontana premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen. Ma la stessa Meloni si è trovata a guardarsi dalla Germania che vuole rimandare in Italia quasi 12mila migranti che, in base alla riforma di Dublino, dovrebbero tornare nel Paese di primo approdo. Piantedosi prova così a rispondere con durezza, anticipando «una compensazione con le migliaia di migranti che vengono portati sulle nostre coste da navi di Ong tedesche: sono 2.200 dall'inizio dell'anno e più di 500 solo dal 12 giugno».
Ma se si va in ordine sparso o per accordi tra singoli Paesi è chiaro che l’Italia rischia di pagare un prezzo alto, essendo uno dei Paesi più esposti ai flussi. In questo scenario, rimane da capire cosa accadrà a Ceuta dove, spiega Piantedosi, non si escludono possibili nuovi ingressi a cavallo di Ferragosto, con «potenziali infiltrazioni terroristiche». E sempre a Ceuta, continua il ministro, nonostante i rimpatri «restano ancora almeno 6mila persone (anche se alcune fonti parlano di oltre 11mila)», compresi 1.300 «minori stranieri non accompagnati». La parole del ministro non convincono le opposizioni. Il presidente del comitato Schengen, Graziano Delrio (Pd), dopo aver già criticato la sospensione dell’accordo, torna a chiedere un’azione europea coordinata. Più duro il verde Angelo Bonelli secondo cui Piantedosi, «invece di governare un fenomeno complesso, continua a usarlo per costruire paura e consenso elettorale». Il nodo politico non riguarda ovviamente solo l’Italia. Il ministro marocchino della Giustizia, Abdellatif Ouahbi, ha minacciato infatti all’agenzia spagnola Efe che il suo Paese sta valutando la possibilità di sospendere l'accordo bilaterale di estradizione con la Spagna, con cui le tensioni restano alte. Possibilità esclusa ieri dal Governo di Madrid. La somma di singole vite finisce per diventare strumento di pressione.

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